Tratto da: Il dito, 20/11/2008; Redazione, La Corte dei Conti boccia anche il preventivo; 21/11/2008,  La Corte dei Conti: il “Salva Catania” è inutile.

 

La Corte dei conti ritiene poco credibile l’impostazione del bilancio preventivo del Comune di Catania per il 2008 perché fondata su previsioni di entrate scarsamente attendibili in quanto sovrastimate o indeterminate e su misure correttive considerate inadeguate.

Lo stesso stanziamento di 140 milioni decretato dal governo Berlusconi non potrebbe essere utilizzato per coprire i disavanzi 2003 e 2004 perché sarebbero scaduti i termini entro cui l’operazione di ripianamento doveva essere portata a termine.

La Corte dei conti ha sostanzialmente confermato la relazione redatta dal Collegio dei revisori del Comune di Catania sul bilancio preventivo del 2008 che già segnalava come inaffidabili alcune voci di entrate provenienti dai condoni edilizi, dal rilascio di permessi di costruzione, dalla vendita di beni immobili. Essa ha inoltre accertato che:

non si nota un significativo contenimento della spesa corrente mentre si prevedono consistenti debiti fuori bilancio;

non è stato adottato il piano triennale del fabbisogno del personale necessario per riorganizzare e razionalizzare il funzionamento dell’amministrazione comunale;

i debiti delle società partecipate, soprattutto l’AMT, hanno assunto carattere ormai strutturale mentre non viene adottata nessuna concreta iniziativa capace di modificare la situazione;

l’operazione di cessione dell’usufrutto di taluni beni alla società Sviluppo&Patrimonio, destinata al ripianamento dei disavanzi precedenti, non è stata perfezionata e sembra comunque di difficile realizzazione;

non è stato conseguentemente possibile portare a termine la rinegoziazione dei mutui con la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto subordinata alla precedente operazione.

Anche la destinazione del finanziamento accordato dal Governo con il cosiddetto decreto ‘Salva Catania’, quello dei 140 milioni “pescati” dai fondi per le aree svantaggiate (Fas) è messa in discussione e rischia di non poter essere utilizzata per ripianare i disavanzi 2003 e 2004. Il decreto infatti consente di utilizzare risorse, originariamente destinate a infrastrutture, per ripianare i disavanzi, ma non ha esplicitamente modificato l’obbligo, previsto dal Testo Unico sugli Enti locali, che i debiti certificati siano ripianati entro i due anni successivi al loro accertamento. E due anni sono ormai trascorsi.

Resta in ogni caso il fatto che l’ammontare complessivo del debito del Comune è ben superiore al finanziamento concesso e non sono state reperite altre risorse per colmarlo.

 

Leggi l’intera deliberazione n. 100-2008-contr. del 17 novembre scorso

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  1. Il Fallimento dei Comuni… il primo segnale del default italiano.

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