ARCI – COMUNICATO STAMPAlampedusa-rivolta
Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci.

Condizioni di vita insostenibili, diritti calpestati, nessuna certezza sui tempi di permanenza non potevano che  determinare una situazione di tensione incontrollabile, sfociata nella rivolta di oggi. (18/02/09)

Parlamentari italiani ed europei, le associazioni che lavorano con i migranti, lo stesso sindaco di Lampedusa avevano denunciato che le ultime disposizioni del ministro Maroni avrebbero avuto conseguenze pesantissime per i migranti detenuti e per gli abitanti dell’isola.
La trasformazione del centro di prima accoglienza e soccorso in Cie (Centro di identificazione ed espulsione), la decisione di non far spostare gli stranieri dall’isola ammassandoli all’inverosimile nell’unico Centro disponibile, ha determinato una vera e propria emergenza umanitaria.
Qualsiasi persona di buon senso avrebbe potuto prevedere che una simile situazione sarebbe sfociata in episodi di disperazione. Nei giorni scorsi si erano verificati ben quindici tentativi di suicidio. Le delegazioni che avevano potuto visitato il Cie avevano denunciato, tra l’altro, il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza e infatti il fuoco si è sviluppato con tanta rapidità perché il materiale impiegato nella costruzione è altamente infiammabile.
I migranti vanno trasferiti immediatamente in altri centri. E’ impensabile farli tornare dentro quella struttura, ora in parte distrutta, piena di detriti e acqua.
Va data a tutti la possibilità di veder valutata e accolta la eventuale richiesta di asilo, vanno rispettati i diritti dei minori e le richieste di ricongiungimento familiare.
Crediamo inoltre che vadano ascoltate e rispettate anche le richieste della popolazione locale – di cui si è fatto portavoce il sindaco – che sta vivendo una situazione di grave disagio e che si oppone alla decisione di Maroni di far diventare l’isola un’immensa prigione a cielo aperto.
Chiediamo ai parlamentari nazionali ed europei di far valere il diritto di ispezione che la loro carica consente per recarsi con urgenza sull’isola prima che si debbano contare le vittime.
Roma, 18 febbraio 2009

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