E’ un bene e un bisogno. E’ un affare per pochi mentre dovrebbe essere un diritto per tutti. Parliamo dell’acqua, della acquedotto sete atavica della Sicilia e dei signori delle sorgenti. A scardinare il sistema non ce l’ha fatta nemmeno la legge Galli del 94 sugli Ambiti Territoriali Ottimali, meglio conosciuti con la sigla Ato. La posta in gioco è altissima: solo in Sicilia ci sono 5,8 miliardi di euro da amministrare in trenta anni, con interventi a fondo perduto dell’Unione Europea per più di un miliardo di euro. Nell’isola, dove gli impianti esistenti scontano, inoltre, deficit strutturali, il progetto di privatizzazione, sponsorizzato da Cuffaro, nasconde il suo volto dietro la maschera allettante della modernizzazione.

Una fetta cospicua dell’affare se l’è aggiudicata la multinazionale francese Vivendi, socia di maggioranza della Sicilacque spa, che, dopo la liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani, ha ereditato la gestione di 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 km di condotte e circa 40 km di gallerie. In diverse ATO si è già provveduto, altresì, alle assegnazioni. Nell’area di Caltanissetta si è imposta Caltaqua, guidata dalla spagnola Aqualia. A Palermo e provincia ha vinto il cartello Acque potabili siciliane, di cui è capofila Acque potabili spa, controllata dal gruppo Smat di Torino. Nell’area etnea la guida del Consorzio Ato Acque è stata assunta dalla catanese Acoset. Ad Enna ha vinto Acqua Enna spa, comprendente Enìa, GGR, Sicilia Ambiente e Smeco. A Siracusa vige la gestione mista della Sogeas, che vede presenti, con l’ente municipale, la Crea-Sigesa di Milano e la Saceccav di Desio. Ad Agrigento è risultata aggiudicataria la compagine Agrigento Acque che fa capo ancora ad Acoset. Negli altri ATO le gare rimangono sospese.

In relazione più o meno diretta con grandi società estere e italiane interessate all’affare Sicilia, vanno muovendosi ambienti economici discussi e discutibili, a partire dai Pisante, le cui imprese risultano inquisite dalle procure di Milano, Monza, Savona e Catania per vari reati: dal pagamento di tangenti all’associazione mafiosa. Nelle mappe dell’acqua assumono altresì rilievo due noti imprenditori siciliani, l’ingegnere Pietro Di Vincenzo di Caltanissetta e l’ennese Franco Gulino, che spesso lavorano insieme e con i Pisante. Proprio Gulino, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato presente nella Sicil Power di Adrano tramite l’Altecoen, azienda che la stessa Corte dei Conti siciliana ha definito “infiltrata dalla criminalità mafiosa”.

Conferme delle ombre proiettate dal processo di privatizzazione vengono fuori dalle dichiarazioni di politici rei confessi, come Francesco Campanella, ex presidente del consiglio municipale di Villabate che parla di centri del Palermitano. Ma le altre province non sono da meno. Al di là di illegalità più o meno palesi il processo di privatizzazione in Sicilia reca comunque con sè tensioni politiche, difficoltà nelle aggiudicazioni, proteste da parte delle popolazioni, allarmate dai rincari dell’acqua che ne sono derivati. Al centro di polemiche anche la catanese Acoset, che, ponendosi a capo di un cartello, ha deciso di guadagnare terreno oltre il territorio etneo. Quale socio privato dell’ATO 2 di Catania, l’impresa serve 20 comuni etnei, per circa 400 mila abitanti. Enti e comitati di cittadini ne hanno denunciato, oltre che i canoni esosi, le carenze di controllo. Il caso più clamoroso è emerso nel 2006 quando nell’acqua erogata in diversi centri sono state rilevate concentrazioni di vanadio nocive alla salute. La Confesercenti di Catania è intervenuta con esposti alle autorità competenti e al Ministero della Salute. Il Comune di Mascalucia ha aperto un contenzioso, negando la potabilità dell’acqua. In un caso almeno, l’Acoset è stata indagata dalla magistratura etnea. Nata nel 1999 come azienda speciale,  l’impresa presieduta dal geometra Giuseppe Giuffrida,  si è trasformata nel 2003 in società per azioni, con capitale pubblico e privato e con appoggi e contatti importanti. Quelli che le hanno permesso nell’Agrigentino di aggiudicarsi l’appalto nonostante l’opposizione di ventuno sindaci.

Leggi l’originale di Carlo Ruta da Narcomafie, gennaio 2009

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One Response to “I signori delle sorgenti”

  1. allora…salve sono la signora grazia e mio marito alessandro..ho chiamato diverse volte sempre per lo stesso problema….a giugno mi sn trasferita a trecastagni in via rossini…un giorno si e un giorno no manca l’acqua…cosa dobbiamo fare? questo è l’ultimo avviso che faccio….fate mancare l’acqua di nuovo e rimedierò ad altri mezzi….BAASTA NE HO FINO AI CAPELLI….

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