giovaniAbbiamo ricevuto la lettera firmata di un ragazzo di diciotto anni, Davide, che frequenta il liceo scientifico Boggio Lera. Vi si denuncia l’invivibilità di luoghi come piazza Teatro Massimo, una volta meta felice delle notti dei giovani catanesi. Ve la riproponiamo per intero.

“E’ normale il sabato sera ritrovarsi con gli amici a parlare e a scherzare in una piazza di Catania. Non è altrettanto normale cheredazione-argo questi momenti si trasformino in scontri verbali e fisici tra gruppi di giovani. Questo è ciò che è successo ( ed accade sempre più frequentemente) un sabato verso le 20, in piazza teatro Massimo.

Un gruppo di circa quindici ragazzi, ha circondato me e i miei amici e ci ha insultato parlando in dialetto. Hanno imposto il loro controllo sulla piazza. Poi sono passati dalle parole ai fatti, con spintoni e manate. In breve è stata rissa tra il nostro gruppo che, escludendo le ragazze, era formato da sei persone e il loro, numericamente superiore. Alla fine noi abbiamo avuto la peggio e molti, tra cui io, erano feriti e contusi.

A Catania si fa sempre più fisico lo scontro tra ragazzi che provengono dai quartieri disagiati e ragazzi di condizioni economiche leggermente migliori. Questi ultimi cominciano ad avere timore. Il look in tutto ciò conta molto di più di quanto potrebbe sembrare. Basta vestirsi di nero , avere i capelli tinti e ostentare piccoli accessori stravaganti per attirare l’attenzione degli attaccabrighe.

Sentiamo spesso di violenze contro gli immigrati o contro le donne. Ma, nel quotidiano, per scatenare l’intolleranza basta un vestito diverso. Quando motivi così futili scatenano la violenza mi domando se questa non sia insita nell’uomo. Oppure se questi futili motivi non siano altro che una scusa per liberare la rabbia causata da altri fattori”

La seconda che hai detto, risponderebbe Corrado Guzzanti al diciottenne del Boggio Lera che si interroga sulla provenienza della rabbia di tanti giovani. E’ vero, ormai è solo un ricordo la dolcezza delle notti catanesi passate al centro, i pub, la musica, la possibilità per le donne sole di riappropriarsi della città, serene , quasi spavalde.

Adesso si respira un altro clima e non solo per le aggressioni della microcriminalità. Accanto agli scippi, alle rapine, ci sono fenomeni di nuovo bullismo che non possono non allarmare ma che dobbiamo sforzarci di analizzare. Stavolta non hanno paura solo le signore ingioiellate ma le ragazze e i ragazzi, giovani, giovanissimi.

Molti di loro non vanno più in centro; preferiscono incontrarsi altrove, lontani dai gruppi che vengono da quartieri come Librino, San Giorgio, Fossa Creta. Questi ultimi sono ragazzi come gli altri, che manifestano così il loro malessere, il disagio delle periferie, non solo geograficamente intese. Così ci sono le risse, le aggressioni.

Da una parte ci sono i figli della borghesia. Sono spesso ragazzi che non vogliono crescere, ragazzi con troppa infanzia, troppa adolescenza. Dall’altra ci sono i ragazzi dei quartieri “senza”, che non hanno avuto mai un’infanzia, non hanno giovinezza, che sono stati sempre adulti. Parlano in dialetto, certo. E come potrebbero parlare in buon italiano quando a scuola ci sono passati per poco tempo, per poi allontanarsene definitivamente; quando i loro modelli parlano solo in dialetto?

Vengono giù il sabato sera, sciamano per via Etnea e, più tardi, in piazza teatro Massimo, provocano, picchiano, disturbano le ragazze, le molestano. Aggrediscono i maschi per affermare che ci sono anche loro, nel tentativo di rubare un pezzetto di vita con un pezzetto di protagonismo, di brutta “ribalta”. Niente gratuite assoluzioni per loro, certo, ma molte, molte attenuanti, quelle almeno sì.

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4 Responses to “Piazza Teatro”

  1. Non è possibile che la criminalità voglia riappropriarsi degli spazi a lei sottratti dalla movida e mandi in avanscoperta giovani teppisti per creare paure e unsicurezze?

  2. Purtroppo non è soltanto Catania… io abito a Giarre, ho un figlio preadolescente che con il gruppo dei suoi amici hanno deciso di non uscire più il sabato sera, perchè un paio di sabati fa nel centralissimo Corso Italia (verso le 22:00!)sono stati presi di mira da un gruppo di ragazzi poco più che coetanei e quando il gruppo si è ridotto a 4 perchè man mano venivano presi dai genitori per rientrare a casa, sono stati attaccati anche fisicamente (in dieci contro tre ragazzini e una ragazzina) mostrando come motivo (?) lo sbeffeggamento soprattutto di uno dei tre che aveva un leggero difetto fisico. Mio figlio ha difeso l’amico ed è stato colpito alle spalle (!) con dei calci.Mi ha fatto promettere che non avrei denunciato alle forze dell’ordine perchè lui li conosce, gli fanno pena e alla fine aveva comunque ottenuto le loro scuse. Purtroppo però tutto il gruppo ha deciso di limitare la propria libertà (cosa per me assolutamente ingiusta) e non uscire di sabato a passeggiare ma incontrarsi presso dei locali o uscire in altri giorni o altri orari…
    Condivido l’analisi fatta e propongo di creare dei movimenti culturali che creino condivisione e conoscenza reciproca per evitare di dover trasformare le nostre città in giungle da sottoporre poi allo stato di polizia con i cprifuoco.

  3. Direi che si corre il rischio di essere classisti.
    Ci sono molti giovani che provengono da s.cristoforo, librino, monte
    pò, ecc che cercano di riscattarsi dalla loro provenienza con lo
    studio e/o con un lavoro onesto e che fanno baldoria il sabato, ma senza esagerare. molti di questi giovani che per pregiudizio vengono definiti “aggressivi”, “feccia”, i “ragazzi senza”, capita spesso che invece siano quelli che potrebbero dare lezioni di civiltà e di “vivi e lascia vivere” ai ragazzi dei ceti-medio alti.
    Molti di questi giovani aggressivi e “sopra le righe” infatti vengono
    dalle fasce “bene” della società, sono giovani che hanno tutto e ai quali vengono offerte tutte le opportunità, che hanno la vita fin troppo “facile” e che proprio per questo cercano emozioni forti…. facendo “danno”.
    quindi paradossalmente sono i giovani che provengono dalle famiglie “bene”, catanesi e non, che sempre più spesso sono causa e origine – attori protagonisti – di eventi come quelli di piazza teatro e di quanto elencato in questo articolo.

  4. Qui non è questione di essere classisti.
    Le pecore nere esistono in tutti i gregge.
    Il problema è che tutto è lasciato allo sbando!
    Questa è solo UNA delle tante cose che sono successe in piazza teatro negli ultimi anni!Una volta una ragazza è stata accoltellata da due coetanei per un portafogli(notizia stranamente passata in cavalleria…come si suol dire)tante altre volte ci sono state risse e problemi vari,di questi branchi che girano cercando la rissa.Ma stranamente…come mai non se la prendono MAI e dico MAI con gruppi più numerosi o a pari numero?Cos’è,paura?Ah e non dimentichiamoci la cosa più importante!Se provi a difenderti e ci riesci,ovviamente cosa fanno?Chiamano i loro compagni,per tornare a vendicarsi in numero maggiore!Cos’è,ci vuole il morto per far capire che la situazione è critica?Dobbiamo arrivare a questo?Personalmente e forse sarà esagerato quello che sto per dire ma…non vedo l’ora di andare via da questa città,a malincuore,perchè non voglio che i miei figli crescano in mezzo a questo schifo.

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