Per una città che in pochi anni è riuscita ad accumulare centinaia di milioni di debiti, spenderne circa 16 milioni per  impianti-sportivi-villa-fazio costruire impianti sportivi nel quartiere satellite di Librino e lasciarli andare in malora è un gioco da ragazzi.

E’ quanto documenta con un taglio che non ha nulla da invidiare a Report, Rimpianti sportivi, il primo di una serie di videoinchieste che il webgiornale Step1 ha iniziato a dedicare alle grandi incompiute del quartiere alla periferia della città.Si tratta innanzitutto della struttura polifunzionale di viale S. Teodoro realizzata per le Universiadi del 1997, non finita e mai consegnata: costo 12 milioni di euro. Avrebbe dovuto comprendere 1 campo di rugby, uno di calcio, 2 di calcetto, palestre coperte e altre strutture di servizio, tutte ormai completamente saccheggiate e vandalizzate.

In viale Sisinna, il recupero di villa Fazio aveva previsto la costruzione di 2 campi di calcetto/pallamano, due di tennis in sintetico e impianto di illuminazione per gare in notturna: costo 4 milioni di euro. E’ stata usata per alcuni anni in convenzione con un’associazione appositamente creata, fino al 2000. Riuscivano a tenere impegnati ogni giorno una media di 140 ragazzi ed erano state portate a termine iniziative anche in collaborazione col Ministero di Grazia e giustizia. Per un quartiere come quello di Librino era tutto oro colato.

Con la giunta Scapagnini la convenzione non è stata rinnovata ma in cambio l’impianto è stato abbandonato e, naturalmente, anch’esso vandalizzato e saccheggiato. Ora è quasi completamente da rifare, soprattutto nelle parti in muratura. Almeno in questo senso si è impegnato a fare il nuovo assessore al ramo.

Ma forse un senso nascosto, in tutte queste e molte altre vicende, c’è: costruire, abbandonare e ricostruire opere pubbliche è l’ennesima geniale trovata del nostro presidente-muratore che, in tal modo, intende contribuire a rilanciare il mercato dell’edilizia e a far ripartire l’economia.

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One Response to “Librino da bere”

  1. laura riccobene
    aprile 5th, 2009 at 15:38

    Come molti della redazione sanno io abito al Villaggio Sant’Agata, un quartiere ricadente nel comprensorio di quelli dell’articolo.
    Di fronte casa mia, alla zona B, nelle vicinanze della chiesa, c’è un bel campo sportivo: illuminazione esterna, spogliatoi, docce, campo di calcetto, tennis, basket, volley.
    Vi racconto la nascita di questa struttura.
    Venne creata forse quindici/vent’anni addietro, non ricordo bene la temporalità, vi fu anche inserito un custode che la adoperava per abitazione della sua famiglia: pranzi, cene, feste di compleanni, prime comunioni dei nipoti, cresime, pasquetta: e chi ne ha più ne metta.
    Ma la struttura, a quel tempo, era anche aperta ai giovani del quartiere che avessero voluto fruirne: ovviamente attraverso associazioni perché struttura comunale ed in quanto tale il singolo non può accedervi!!!
    Nei fine settimana venivano organizzati anche tornei.
    I ragazzi, le ragazze, i bambini, le bambine ne potevano usufruire a pieno regime.
    Anche noi, che, a quel tempo eravamo parte attiva della parrocchia del quartiere, andavamo a giocare con i ragazzi e le ragazze.
    Col tempo quel custode venne trasferito ad altra struttura (o messo in pensione non ne sono certa) e il campo venne chiuso.
    In abbandono per parecchi anni, nel corso dei quali fu vandalizzato: la struttura in muratura resa assolutamente inagibile, le porte del campo di calcetto distrutte, i canestri non si sa bene che fine abbiano fatto, così come le reti per la pallavolo o per il tennis.
    Qualche anno addietro viene tutto ristrutturato, Scapagnini ed il suo sciame di api lo inaugurano.
    Fa capolino un altro custode che ne usufruisce appieno: parcheggio per le sue meravigliose macchine sportive, autolavaggio. Ma di ragazzi e ragazze dentro a giocare neanche l’ombra.
    Può il comune spendere i soldi della collettività per permettere al custode il parcheggio delle sue auto senza neanche pagare canone di posteggio, ICI, TARSU (annosa tassa che in questo momento è nel mirino di tutti i possessori di garage).
    Ma noi non ci perdiamo d’animo e non ci pensiamo due volte per riuscire a capire come possiamo andare a giocare in quei meravigliosi campetti.
    I nostri ragazzi (e questa volta parlo soltanto al maschile) sono molto svegli ed appena lui va via (il custode ovvero il fruitore degli spazi esterni per il parcheggio dell’auto) ecco che saltano dentro, attraverso un varco che hanno creato nella rete di recinzione, nel punto più basso del muretto cosicché anche i più piccoli possano andare a giocare.
    E le ragazzine, che negli anni in cui c’era il primo custode (godereccio sì, ma almeno serviva a qualcosa) e la sua famiglia, facevano timido capolino nei campi, adesso niente.
    E cosa aspetta la X municipalità per aprire le porte del campo ai ragazzi ed alle ragazze del quartiere.
    Non c’è più socialità, non c’è più scambio per i nostri ragazzi di esperienze diverse, si confrontano con se stessi e basta.
    Di una cosa sono consapevoli: certamente a loro è negato entrare in quel campo legalmente.
    E le ragazzine come impiegano il loro tempo libero?
    Grazie Laura Riccobene

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