Nel quadro di quella originale iniziativa di autoopposizione interna alla maggioranza del nostro Parlamento clientelismo3Regionale, finita la guerra sulla sanità, è in corso quella sulla formazione professionale. Proprio in questi giorni il presidente Lombardo ha d’autorità dichiarato nulle tutte le decisioni assunte nell’ultimo mese dall’assessore al ramo Incardona. Naturalmente il comune mortale non saprà mai quali sono e perchè sono illegittimi questi atti, e inutilmente cercherà lumi nei giornali. E’ importante allora provare a capire almeno il contesto in cui si sviluppa questa ennesima guerra per bande per cui bisognerà cominciare a dire che la formazione professionale in Sicilia rappresenta fondamentalmente un grosso affare per gli Enti che la erogano. Un’indagine della Corte dei Conti sul sistema di formazione professionale siciliano ha definito lo stesso «un archetipo che presenta una conformazione prevalentemente assistenziale», con costi mai inferiori ai 454 euro per allievo, ma che possono raggiungere i 1.530 e oltre. La Corte, nel 2005, ha infatti svolto un’analisi a campione su 363 enti che hanno svolto 3.718 corsi frequentati da 57 mila allievi. È stato però rilevato che il 72,5% dei corsi sono stati svolti da soli 9 enti, per un totale di 37 mila allievi ed un incasso pari al 63% delle risorse complessive.

Si tratta di un sistema privo, prosegue la Corte, «di qualsivoglia atto valutativo sull’attività amministrativa e sui dirigenti», caratterizzato inoltre dall’assenza di «adeguate indagini finalizzate a individuare le figure professionali maggiormente richieste sul mercato e dunque i profili professionali da porre a fulcro delle iniziative di formazione pubblica».

In media ogni anno si svolgono in Sicilia 5.000 corsi, ad opera di 1.559 enti con 2.581 sedi sull’isola. Si stima che vi sia un Ente di formazione ogni tre attivi in Italia, con una media di quattro sedi e mezzo per Comune, in cui ogni giorno, incluse domeniche e festività, si svolgerebbero 14 corsi. A frequentarli però, solo una piccola percentuale della popolazione residente, corrispondente allo 0,1% della popolazione siciliana. Su tale quota non ci si può non interrogare se si pensa che la popolazione in età formativa è pari a 2,1 milioni, per quanto essa comprenda anche gli occupati.

C’è da chiedersi, a questo punto, per quale ragione sia così elevato e sproporzionato il numero di formatori: 7 mila, tra l’altro ampiamente sottostimato, poiché, si riferisce ai soli 42 enti storici. Da quando il sistema beneficia dei fondi comunitari, gli enti e i formatori si sono moltiplicati a dismisura e sfuggono a ogni controllo: sindacale e istituzionale. Il panorama della formazione professionale in Sicilia contava, nel 2006, almeno 14 mila addetti, esattamente il doppio rispetto le stime ufficiali, nonché i due terzi di quelli operanti sull’intero territorio nazionale. È naturale pensare che la ragione di tutto questo sia una: le ingenti risorse disponibili. Basti pensare che nel 1995, quando gli operatori della formazione erano circa 5.700, i finanziamenti stanziati ammontavano a 300 miliardi di lire. Nel 2002 hanno raggiunto i 222,4 milioni di euro, nel 2005 i 271,5 e nel 2006 quasi quota 300.

Appare chiaro che l’elefantiasi del sistema della formazione professionale in Sicilia risponda a logiche fondamentalmente clientelari e non alle esigenze dell’utenza: anche quest’anno, infatti, il Piano Regionale dell’Offerta Formativa (P.R.O.F.) stenta a partire, e, come se non bastasse, si è assistito al tentativo di ammettere a finanziamento numerosi nuovi Enti di formazione, sforando ampiamente il budget disponibile, producendo così ulteriori ritardi, le cui conseguenze ricadono esclusivamente sull’utenza e sul personale, che da mesi non percepisce stipendio.

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