spazzaturaLa gestione disastrosa e fallimentare degli ATO, e in particolare dell’ATO 3 Simeto Ambiente, è sotto gli occhi di tutti. I debiti sono alle stelle e le tariffe altissime.
Meno chiara e meno nota è la genesi del disastro.
La ricostruisce Piero Cimaglia su Ucuntu (Simeto Ambiente, un fiume di immondizia e di debiti).
Ecco una sintesi del documentato articolo

Nel 1997 il decreto Ronchi istituisce gli Ambiti Territoriali Ottimali per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, con competenze territoriali corrispondenti a quelle delle provincie. Ne potrebbero bastare 9 per tutta la Sicilia, ma nel 1999 Cuffaro stabilisce che ne nascano 5 solo nella provincia di Catania.
Nel 2003 nasce l’Ato3, “Simeto Ambiente s.p.a.”. Come soci ha la Provincia e 18 Comuni.

La società nasce con una chiara vocazione: utilizzare tutti gli strumenti disponibili per procurarsi denaro (fondi regionali, anche attraverso i Por, mutui bancari…). Questo denaro viene utilizzato per le retribuzioni dei dirigenti, per le spese di “comunicazione” (pubblicità, convegni di presentazione), per l’affitto di una nuova sede. Per tutto tranne che per realizzare il servizio utile ai cittadini.
Per quanto riguarda i dirigenti, basta segnalare la presenza di un consiglio di amministrazione composto da ben 7 membri, più un collegio sindacale di altri 4. Le sole retribuzioni di questi dirigenti hanno assorbito quasi per intero la cifra in bilancio per il primo anno!
Gli interventi concreti relativi alla gestione del servizio sono scarsi e condotti con estrema lentezza. Per il primo anno ci si limita a produrre programmazioni e regolamenti; per avere l’espletamento del bando bisogna attendere due anni (il servizio verrà aggiudicato alla SIMCO nel dicembre del 2005).
In questi due anni il servizio è stato svolto ancora dai Comuni e l’Ato è intenzionato a chiedere un mutuo per ripagarlo. Viene così aggirata la norma che impedisce agli enti pubblici di indebitarsi, se non per spese di investimento. Nello stesso periodo è avvenuto anche il passaggio dalla Tarsu (tassa) alla Tia (tariffa) ed è stato firmato un contratto con una associazione di imprese private per provvedere all’emanazione e alla riscossione delle bollette. Anche questo contratto permette di attingere a linee di credito privilegiate.
Il meccanismo che viene instaurato è semplice: fare debiti, spesso da pagare con altri debiti o da lasciare in pagamento alle amministrazioni successive.
Le bollette intanto vengono calcolate ancora sulla Tarsu del 2003, in attesa di stabilire i nuovi importi e far pagare agli utenti la differenza.
Anche i cittadini, quindi, contraggono dei debiti, ma non lo sanno. Pensano di pagare il servizio ricevuto e non sanno di avere solo anticipato una parte di una somma totale il cui importo non è noto a nessuno e sarà stabilito con criteri volti essenzialmente a ripagare i debiti contratti.
Negli anni 2006-2008 i conti della Società non quadrano. Gli incassi sono sempre più bassi delle previsioni e, paradossalmente, le previsioni diventano sempre più alte, proprio per far quadrare i bilanci, almeno sulla carta. Le riscossioni del 2008, per esempio, sono pari alla metà della cifra prevista.
Nel frattempo sono state ottenute anticipazioni dalle banche, spostando nel futuro la soluzione del problema.
Il meccanismo si inceppa quando le banche, consapevoli che le somme previste dagli incassi non sono realistiche, cominciano a chiudere gli afflussi di denaro. Inizialmente hanno anticipato grosse somme per lucrare interessi maggiori. Ormai hanno capito che il cliente rischia il fallimento ed esse stesse rischiano di perdere capitale ed interessi.
La Simeto Ambiente e i Comuni soci si sono spesso rinfacciate le responsabilità dello sfascio e hanno richiesto l’intervento di un Commissario dell’Arra (Agenzia regionale per i rifiuti e le acque) e/o dell’Assessorato regionale enti locali. Non è stato inviato nessun commissario (Leggi anche: acqua-e-rifiuti-in-salsa-siciliana)
Si aggiungono così anche le responsabilità della Regione, che non ha operato alcun controllo.

Per i cittadini, le bollette sono cresciute e il servizio è peggiorato.
Sono arrivati anche i conguagli da pagare e nessuno ha capito a chi dovesse rivolgersi per protestare. Un segno del disagio è stato l’aumento dei ricorsi alla Commissione Tributaria.

Solo alla fine del 2007, l’assemblea dei Comuni soci ha fatto un intervento finalizzato a contenere le spese: ha ridotto da 7 a 3 i membri del Consiglio di Amministrazione. Ma i problemi erano ormai troppo gravi.
La Simco, non ricevendo più i soldi, non ha pagato i dipendenti e la spazzatura ha invaso le strade.
Davanti alla minaccia di dimissioni degli amministratori, la Regione ha anticipato delle somme. E ha dichiarato di voler ridurre il numero degli Ato.
Questa riduzione (prevista dal Decreto Presidente della Regione n.127 del 2008) avrebbe dovuto verificarsi entro il primo gennaio.
Siamo a giugno e la Regione è paralizzata dai conflitti interni alla maggioranza.
Quale sarà la prossima puntata dello sceneggiato? Quali “biglietti” dovremo ancora pagare per assistere a questo spettacolo?
Tra gli attori c’è un nome illustre, Raffaele Lombardo, che -a quanto dice Cimaglia- è anche un azionista della Simeto Ambiente…

Leggi l’intero articolo in archivio: simeto-ambiente

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