fallimentoNeanche il vocabolario dà più certezze! Una volta col termine ‘escort si indicava semplicemente un modello di auto di una nota casa tedesca, oggi serve ad indicare un certo tipo di personale ‘precario’ impiegato nei palazzi del potere. Analogamente, mentre in un qualsiasi manuale di diritto commerciale col termine ‘fallimento‘ si indica la situazione di un’azienda insolvente, in politica basta aggiungere il magico aggettivo ‘tecnico’ perché un ente pubblico possa impunemente esibire i suoi debiti come se fossero gioielli di famiglia.

Dopo il Comune di Catania, è la situazione che si profila infatti anche per la Regione Siciliana la quale, dopo le inquietanti cifre del bilancio 2007 – di cui abbiamo riferito in un intervento precedente – ha chiuso il bilancio 2008 con cifre negative quasi raddoppiate.

Lo documenta Franco Piro nell’articolo pubblicato sul n. 25 di Asud’europa, rivista del centro studi ‘Pio La Torre’.
Anche escludendo infatti le contingenti manovre finanziarie dettate dalla necessità di ripianare il deficit della sanità siciliana – che farebbero ulteriormente raddoppiare le cifre -, “il risparmio pubblico (la differenza tra entrate correnti e spese correnti) è negativo per 183 milioni, il saldo netto da finanziare (differenza tra entrate finali e spese finali) è di 2.4 miliardi, l’indebitamento netto (differenza tra entrate finali e spese finali al netto delle operazioni finanziarie) è pari a 2.3 miliardi, mentre il ricorso al mercato (differenza tra entrate complessive e spese complessive), che rappresenta il vero deficit di bilancio, tocca i 2.7 miliardi di euro. Queste cifre fanno paura, sono le più alte mai registrate in Sicilia e purtroppo confermano un trend negativo diventato inarrestabile e che ha condotto la Regione al dissesto sostanziale, se non proprio a quello legale”.

Apparentemente tuttavia la Regione dichiara circa 13.5 miliardi di residui attivi e poco più di 5 miliardi di residui passivi, ma il trucco consiste nel continuare a mantenere fra le voci in entrata del bilancio cifre che in buona parte sono ormai inesigibili.

Questa situazione si inscrive peraltro in un quadro in cui gli effetti della crisi mondiale stanno investendo pesantemente la Sicilia: “secondo stime della stessa Regione (…) il Pil della Sicilia scenderà nel 2009 di 4,5 punti e gli investimenti fissi lordi avranno una contrazione di oltre il 14%”, mentre “il tasso di disoccupazione aumenterà al 13,8%, e il tasso di attività scenderà al 51,2%”.

Se si aggiunge che la caduta del Pil provocherà anche una consistente contrazione delle entrate tributarie, che il trasferimento dei fondi europei – peraltro finora spesi malissimo – tenderà a diminuire, che i fondi Fas sono sempre più una chimera – anche perché il governo Berlusconi non sa dove prenderli – non è difficile immaginare che la situazione sta volgendo al tragico.

Ci permettiamo di avanzare una modesta ipotesi di lavoro: forse solo un consorzio fra s. Rosalia, s. Agata e s. Lucia potrà trovare il bandolo di questa matassa sempre più imbrogliata!

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