Tratto da: L’incognita dei termovalorizzatori in Sicilia di Giuseppe Solarinoinceneritore,  Quotidiano di Sicilia del 2 luglio 2009

Sembra non finire mai la storia dei quattro termovalorizzatori siciliani.
Gli impianti previsti (Bellolampo, PA; Paternò, CT; Casteltermini, AG; Augusta, SR) non solo sono stati, giustamente, rifiutati dalle popolazioni locali, ma sono stati oggetto, da parte dell’Unione Europea, dell’apertura di una procedura di infrazione che ha costretto la Regione Siciliana a rifare i bandi.

Scaduto il termine per la presentazione delle buste, nessuna impresa ha, però, proposto offerte, a conferma di stime su costi e ricavi decisamente incerte (sul Corriere della Sera del 3 luglio si parla esplicitamente di “cifre ballerine e bocche cucite”).

Inoltre, le imprese subentranti, in seguito ad un accordo raggiunto con le società vincitrici del bando precedente (Falck e Waste), avrebbero dovuto rimborsare a queste ultime le spese precedentemente sostenute, circa 300 milioni di euro.

Che i bandi di gara siano andati deserti non stupisce, dunque, nessuno. Del resto sull’intera operazione pesa anche il giudizio della Corte dei Conti secondo cui le imprese vincenti nel 2002 erano sostanzialmente a conoscenza dei bandi prima ancora della loro pubblicazione.

“Ora- afferma il presidente dell’Arra (Agenzia regionale per rifiuti e acque), Felice Crosta-si procederà con la trattativa negoziata con gli attuali operatori sulle condizioni del bando. Se non si dovesse raggiungere l’accordo subentrerà la Regione Siciliana, che dovrà rimborsare i soli costi. L’intera procedura dovrebbe chiudersi nell’aprile del 2010”.

Una conclusione “in linea” con quanto accaduto sinora, che trova la giusta e motivata opposizione dell’Associazione Augustaambiente secondo la quale

“La sentenza del Consiglio di Giustizia europeo, che ha bocciato i precedenti bandi di gara per la realizzazione dei 4 inceneritori, riguardava bandi voluti con ordinanze della Protezione Civile emesse dal Governo nazionale, che è il responsabile degli atti compiuti, dell’”errore” fatto, eventualmente in concorso con il commissariato rifiuti, anch’essa struttura realizzata con le ordinanze di protezione civile, e quindi, struttura statale. Appare del tutto insensato che il danno causato alle imprese, che hanno partecipato e vinto la precedente gara (poi annullata dalla U.E.), venga fatto proprio dalla Regione siciliana, che è stata oggetto dell’ “esproprio dei propri poteri” attraverso il commissariamento.

Inoltre l’Arra nel redigere i nuovi Bandi di gara: ha assunto il ruolo di stazione appaltante non avendone i poteri. Il ciclo dei rifiuti per l’ordinamento giuridico italiano e siciliano si “chiude” all’interno dell’ATO, che può decidere sulla quali-quantità dei rifiuti da destinare in discarica e/o all’incenerimento (nei limiti stabiliti per legge: “35% entro il 31/12/2010)”; ha disatteso, nel bando di gara, di attuare le prescrizioni fatte dalla giunta di governo regionale, che per legge è l’organo di indirizzo, vigilanza e controllo, mentre l’ARRA, per legge, è un’agenzia di “promozione e coordinamento”.
Novità anche da parte dei Consigli Comunali di alcune delle località interessate (Paternò, S.M. di Licodia, Aragona e Campofranco) che hanno deciso di impugnare i bandi di gara degli inceneritori ricadenti nel loro territorio.

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