Abbiamo di recente affrontato più volte un problema di grande attualità in Sicilia, quello degli inceneritori:termovalorizzatori2

http://www.argocatania.org/2009/07/27/ne-cuffaro-ne-lombardo/;   http://www.argocatania.org/2009/07/05/affari-sospetti/;  http://www.argocatania.org/2009/07/04/se-prima-eravamo-in-quattro/ .

Vogliamo chiarire il motivo per cui non abbiamo mai usato il termine termovalorizzatore, spesso adoperato in sostituzione di quello di inceneritore.

Da premettere: l’inceneritore è un impianto che ha come principale finalità la combustione dei rifiuti e quindi la sua funzionalità va valutata soprattutto rispetto alla efficacia e alla maggiore, o minore, dannosità di questo sistema di smaltimento.
Negli impianti più moderni, parte del calore utilizzato per bruciare i rifiuti viene recuperato e utilizzato per produrre vapore, che aziona una turbina che (tanto per semplificare) trasforma l’energia termica in energia elettrica.
Questo tipo di inceneritore con recupero energetico viene talora denominato termovalorizzatore.

Questa dicitura, ormai adoperata correntemente, contiene un elemento di falsità e allontana da una corretta valutazione della validità di questo sistema di smaltimento.
L’impressione che si ricava. infatti, è che questi impianti siano estremamente utili perché vengono incontro a due esigenze molto sentite: lo smaltimento dei rifiuti (oggi percepito come grave emergenza, soprattutto dopo i fatti di Napoli) e la creazione di energia (di cui si ha bisogno e che si ritiene difficile e costosa da produrre).

La prima falsità sta nell’uso del termine “valorizzare”: Il vero modo di valorizzare i rifiuti non è bruciarli, ma riusarli fino a che è possibile e successivamente riciclarli (lo si deduce anche dalla lettura delle indicazioni che vengono dall’Unione Europea, http://www.argocatania.org/2009/06/05/indicazioni-disattese/).
Bruciare i rifiuti, inoltre non equivale a farli scomparire, come nella nostra mente possiamo pensare perché non li vediamo più in giro. Bruciarli vuol dire trasformarli chimicamente, facendoli diventare gas, cenere e polvere. Non è secondario che si tratti di gas e polveri tossici e cancerogeni, tanto che le ceneri prodotte dall’incenerimento devono essere trattate come rifiuti speciali e quindi trasportate in discariche apposite.

Anche l’dea che gli inceneritori siano utili per produrre energia è piuttosto una leggenda metropolitana. Innanzi tutto i rifiuti non bruciano “da soli”, vengono bruciati con l’uso massiccio di combustibili (gas metano o oli minerali). La modalità di combustione è necessariamente a bassa efficienza ed inoltre tutte le operazioni che ruotano attorno alla combustione (il trasporto dei rifiuti, del combustibile e delle ceneri; la preparazione dei rifiuti mediante essiccazione e compressione, etc) sono tutte operazioni che richiedono energia, che va sottratta al rendimento energetico dell’inceneritore e che ne diminuisce ulteriormente la convenienza.

Altra idea da sfatare è quella che gli inceneritori siano una forma di investimento economico conveniente e un possibile strumento di sviluppo per il territorio.
La convenienza economica è dovuta, nella fase iniziale, all’utilizzo di soldi pubblici. Non dimentichiamo, però, che i soldi pubblici non sono soldi di nessuno, ma sono somme che sborsiamo quando paghiamo le tasse (…chi le paga…). Da questo contributo economico, versato sotto forma di tasse, noi cittadini non ricaviamo nessun vantaggio, perché paghiamo bollette salate per lo smaltimento dei rifiuti e abbiamo anche gli oneri derivanti dalle cure mediche a cui dobbiamo sottoporci a causa della tossicità degli impianti (inquinamento da diossina e da metalli pesanti diffusi nel territorio circostante).
Ricavano alti profitti solo i gestori degli impianti, che ricevono anche degli incentivi alla produzione di energia elettrica, dato che gli inceneritori sono stati equiparati agli impianti che utilizzano fonti rinnovabili. Cercheremo di tornare su questi incentivi (Cip6), perché anche in questo caso siamo noi cittadini a pagare attraverso una maggiorazione che viene addebitata sulla nostra bolletta..
Quanto alla funzione degli inceneritori come promotori di sviluppo, ricordiamo che si tratta di impianti ad alta tecnologia, che hanno bisogno di poca manodopera e non offrono molte occasioni di lavoro (sicuramente molto meno possibilità di occupazione della raccolta differenziata che ha, invece, bisogno di personale e di piccole e medie imprese, per il compostaggio, il riciclaggio etc.)

Una domanda interessante potrebbe essere quella relativa agli impianti di incenerimento di ultima generazione e alla proclamata eliminazione della produzione di gas nocivi. Il discorso si potrà approfondire in altra sede, tuttavia c’è da dire che neanche le nuove tecnologie escludono rischi per la salute. Quello che cambia è la natura delle scorie, che restano comunque pericolose e inquinanti.

Le linee fondamentali del ragionamento che abbiamo fatto restano tutte valide.
I termovalorizzatori sono a tutti gli effetti inceneritori di rifiuti, non convenienti a nessun livello.

In Sicilia li possono volere solo coloro che non sono correttamente informati dai mass media e coloro (pochissimi) che voglio fare affari a nostro danno.

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