Ieri è morto Giovanni Piro. Lo ricordano don Giuseppe Ruggieri e il prof. Santo Di Nuovo, che ha vissuto in prima persona l’esperienza della sua comunità.Piro_Giovanni_r

È morto ieri 11 settembre, a ottant’anni di età (che avrebbe compiuto il 18 di questo stesso mese)) don Giovanni Piro, parroco per oltre 40 anni dei SS. Pietro e Paolo a Catania. Non è esagerato dire che sia stato uno dei preti che ha determinato il volto concreto della chiesa a Catania, che sarebbe senz’altro diversa senza quelle esperienze di punta che per decenni si sono concentrate nella sua parrocchia. E’ stato uomo di grande mitezza. Ha così smussato anche davanti agli avversari le scelte pastoralmente più ardite. E due cose soprattutto hanno caratterizzato la sua persona e la sua azione: l’amore al vangelo dei poveri e la straordinaria capacità di accoglienza verso tutti. Il sorriso mite e buono che segnava in permanenza il suo volto non è stato mai una finzione, ma espressione fedele della bellezza del suo animo. Don Giuseppe Ruggieri

11 settembre 2009
E’ morto oggi don Giovanni Piro. Molti lo ricorderanno come il prete che contestava aspetti deleteri della religiosità tradizionale e atteggiamenti conservatori della chiesa cattolica, e che proponeva nella sua parrocchia vie diverse. Per diversi anni una comunità senza la chiesa, poi una chiesa in cui modificò presto l’assetto attorno all’altare. Niente spazio per le esteriorità e i formalismi, abolizione dei tariffari per amministrare i sacramenti. Insistenza, più che sui riti, sullo spirito di comunità in cui tanti gruppi diversi convergevano e in cui tutti venivano accolti senza remore e senza riserve. Nessun contatto con il potere politico, anzi reciproca diffidenza. Qualche incomprensione con i vertici ecclesiastici.
Tanti lo hanno apprezzato per i suoi atteggiamenti anticonformisti, tanti altri lo hanno criticato. Qualcuno tempo fa premeva perché il vescovo lo destituisse, ma una mobilitazione dei parrocchiani stroncò sul nascere qualunque tentazione repressiva. La parrocchia dei santi Pietro e Paolo divenne un luogo di incontro e di aggregazione per credenti di tutta la città e dintorni, ma anche per non credenti che in un mondo sempre più anonimo e spersonalizzato trovavano in via Siena una comunità senza barriere e senza confini.
Di tutto ciò don Giovanni Piro è stato l’anima. Senza indulgere alla retorica dell’anticonformismo, ha formato a questa mentalità aperta e irrituale tante generazioni di giovani, tra cui la mia. A cominciare da don Alfio Carciola che da lui ha ereditato non solo la titolarità di parroco, ma anche la mentalità, tanti pregi e anche qualche difetto (inclusa la passione per i sigari puzzolenti).
Ma non è solo per questo suo essere maestro di ‘mentalità aperta’ che voglio ricordarlo, nel giorno della sua morte.
Mi piace ricordarlo ancora giovane prete in una parrocchia di periferia, organizzare la Messa domenicale in una stanzetta o in un garage, il catechismo in cadenti locali a fianco di una stalla, divertenti giochi per i ragazzi per le strade nei pomeriggi festivi (memorabile il ‘carnevale dei cuori in festa’ in via Brancati), tornei di calcio davanti al sagrato, gite nella casa di Nicolosi con la sua vecchia cinquecento su cui in tanti facemmo scuola guida. Lo ricordo preparare e animare i campeggi estivi fra i boschi dell’Etna, poi dei Nebrodi, poi della Calabria, dove la comunità si ritrovava ogni anno fra escursioni, falò sotto le stelle, discussioni e preghiere all’aperto, e grandi mangiate cui partecipava sempre con entusiasmo e ghiottoneria.
Nell’ultimo di questi campeggi cui partecipò, appena due anni fa, fu protagonista di un appassionato ricordo di decenni di vita parrocchiale che ci commosse per la lucidità e per la carica emotiva.
Lo ricordo ancora, già anziano e provato dalla malattia, seduto nei pomeriggi estivi a prendere il fresco davanti all’ingresso dell’ufficio parrocchiale con occhiali scuri e immancabile sigaro fra le labbra, che però si aprivano subito al sorriso. Oppure durante i freddi inverni dentro l’ufficio imbacuccato ad ascoltare musica alla radio, per certi periodi taciturno, per certi altri quasi logorroico, ma sempre con lo stesso sorriso accattivante.
Per riassumere in poche parole ciò che don Giovanni Piro ha rappresentato per tantissimi giovani e meno giovani che lo hanno conosciuto e frequentato, posso dire che raramente si è potuto trovare in una persona – e in una persona di fede – un analogo concentrato di genuina e coinvolgente umanità. Sempre pronto alla battuta ironica ma anche alla parola amica, alla comprensione e alla partecipazione empatica ai problemi dell’interlocutore, all’attenzione privilegiata per i più piccoli e i più umili, per la ‘gentuzza’ come la chiamava. In questo realizzava l’ideale di un cristianesimo per l’uomo, ideale che lo aveva spinto a farsi prete e a restarci senza recedere nei momenti di crisi.
Credeva in Dio perché credeva nell’umanità, credeva nella chiesa perché credeva nella comunità.
E la sua comunità, quella che tanti anni fa cominciò a costruire, non lo perderà. Come la chiesa dice per Cristo, “dove due o più sono riuniti in suo nome, lui è tra di loro”. Adesso quando i giovani e i meno giovani della sua comunità si riuniranno e ricorderanno il nome di Giovanni Piro, lui continuerà ad essere tra di loro. Se c’è una vita oltre la vita, certamente comincia così. Santo Di Nuovo

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