Scatole cinesi per mascherare i debiti e far quadrare i conti. Entrate fittizie calcolate in bilanci approvati con enormi ritardi. Unaberlusconiscapagnini storia purtroppo nota, quella del Comune di Catania, efficacemente sintetizzata da Domenico Walter Rizzo sull’Unità di ieri, 19 Ottobre (Dietro il baratro di Catania le scatole cinesi di Scapagnini). E’ la storia degli anni di “amministrazione dissennata” del sindaco Scapagnini, amico e medico personale del premier Berlusconi. Compresa la creazione della società “Catania Risorse“, a cui il Comune avrebbe dovuto rivendere centinaia di immobili, in gran parte non disponibili, ma utilizzati come garanzia per accendere nuovi mutui e ottenere soldi dalle banche.

E’ stata una inchiesta della magistratura a permettere di ricostruire la storia del “buco” e adesso la magistratura si sta occupando dei 140 milioni stanziati, per volontà di Berlusconi in persona, per ripianarlo.  Oltre agli immobili invendibili, questa storia di “finanza creativa” prevede anche un elenco di opere da finanziare. Un elenco “inventato”, come ha dichiarato lo stesso Stancanelli e  come tutti abbiamo sentito durante la trasmisione di Report del 15 marzo 2009. (Ma è il “caso Catania” o sono un “caso” i catanesi?)

Maggiori dettagli su questa operazione disinvolta ci vengono da una intercettazione telefonica riportata da Nicola Biondo sull’Unità di ieri (Il “regalo” di Berlusconi a Catania: 140 milioni)

Stancanelli e il ragioniere Bruno, inizialmente incredulo e poi arditamente “inventivo“, preparano la risposta da dare al premier, che vuole l’indicazione di una cifra, “in linea di massina”… da destinare a Catania. L’atto successivo è la delibera 92 del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che vara il finanziamento dei 140 milioni. Ma quali opere andrebbero finanziate con quei soldi (che sono, non lo dimentichiamo, denaro pubblico)? Nessuno lo sa, anche perchè la delibera sul sito del Cipe, a detta di Report,  che domenica scorsa ha dedicato a Catania un supplemento di indagine, non c’è. Dopo la 91 si passa alla 93.

I soldi, comunque, non sono arrivati. Sono serviti da garanzia. Ma la Corte dei Conti ha considerato illegittima l’operazione con cui sono stati coperti i buchi del biennio 2003-2004. Secondo il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, i deficit di bilancio vanno coperti entro 2 anni, pena la dichiarazione di dissesto.  Non lo sapevamo,  ma il Comune -a norma di legge- è già fallito.

Leggi l’artcolo di Rizzo sul nostro archivio Dietro il baratro di Catania le scatole cinesi di Scapagnini

Leggi l’articolo di Biondo nel nostro archivio Il “regalo” di Berlusconi a Catania

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One Response to “Non lo sapevamo, ma il Comune -a norma di legge- è già fallito.”

  1. Al riguardo avevamo scritto un pezzo il 4 luglio scorso. Ecco qui di seguito il link dal quale leggerlo: http://www.burkinaonlus.it/cit.....1246726090

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