de andrèE’ il ritornello di una vecchia canzone di De André che ben può rappresentare l’immagine che sulla mafia non si può essere neutrali e non si può credere che l’agire mafioso non abbia ripercussioni sul nostro quotidiano.

La scoperta di navi piene di rifiuti tossici nei fondali del nostro mare ad opera delle mafie, la commercializzazione di carni con alto rischio di infezione del virus cosiddetto della “mucca pazza” nei nostri mercati, il controllo dei prezzi nei mercati ortofrutticoli (bassi per i produttori che spesso non riescono a recuperare le spese e alti per i rivenditori al dettaglio), l’immissione di denaro derivante da attività illecite nel circuito economico con conseguente alterazione delle regole della concorrenza sono alcuni effetti della presenza mafiosa nel nostro territorio e dell’influenza sulla nostra vita quotidiana.

Non è solo lotta tra la mafia da un lato e le forze dell’ordine e la magistratura dall’altro. Nè il potere politico è schierato sempre con i secondi. Basta considerare quanto sta emergendo a proposito delle trattative tra mafia e alcuni uomini politici prima delle stragi del ’92.  “Strati sempre più ampi della popolazione, pur non appartenendo alle famiglie mafiose, sono in qualche modo condizionati da una presenza che trae la sua forza dalla capacità di esercitare un capillare controllo del territorio” (p. 7).

Analizzare il condizionamento delle mafie sull’economia, sulla società e sulle istituzioni del mezzogiorno (rapporto CENSIS) non è semplice, perché alcuni dati (numero di estorsioni denunciate, omicidi riconducibili a lotta tra organizzazioni mafiose, sequestro di beni mafiosi, denunce per riciclaggio, ecc.) sono fortemente inficiati da elementi che possono nascondere la vera forza della mafia: la paura a denunciare per lo scarso controllo del territorio da parte delle istituzioni, la pax mafiosa per la presenza di un gruppo dominante che non ha bisogno di uccidere rivali, la scarsa azione della magistratura inquirente, il diverso grado di infiltrazione nelle istituzioni locali, le disattenzioni degli Organi di controllo tributario e finanziario. Sono questi alcuni dei fattori che rendono poco attendibili i dati esposti nel Rapporto Censis.

Tuttavia il Rapporto è interessante perché, nell’affrontare i numerosi aspetti sociali ed economici che subiscono un pesante condizionamento dall’agire mafioso, ne evidenzia le ricadute:

“La criminalità organizzata rappresenta senza ombra di dubbio una zavorra che grava pesantemente sullo sviluppo sociale ed economico del Meridione:

– dal punto di vista economico scoraggia la libera iniziativa; altera il mercato e i meccanismi della concorrenza; crea monopoli basati sull’intimidazione e l’interesse privato; dissemina paura; determina sprechi, inefficienze, scelte sbagliate;

– dal punto di vista sociale genera il consenso di pochi e l’acquiescenza di molti che, per quieto vivere, per interesse o per paura, preferiscono far finta di non vedere e perfino sottostare alle richieste dei criminali, piuttosto che denunciare e schierarsi apertamente contro di essi”. (p. 13)

Il Rapporto prosegue nell’analisi di alcune espressioni tipiche della presenza mafiosa:

l’estorsione, che rappresenta da sempre uno dei principali strumenti di arricchimento da parte della criminalità organizzata ed insieme un efficace sistema di controllo e di pressione sul territorio. Il dato relativo alle estorsioni è, tuttavia, controverso e non immediatamente interpretabile, in quanto il timore di subire ritorsioni difficilmente porta ad una denuncia da parte della vittima. Per questo motivo spesso le denunce aumentano in quei territori in cui si realizzano azioni di “accompagnamento” da parte degli enti locali o delle associazioni. Un ulteriore fattore che può portare ad evitare il ricorso alla denuncia è la paura, da parte di imprenditori e commercianti, di attirare i controlli dello Stato sulle proprie attività e di subire sanzioni per irregolarità di natura fiscale o contrattuale”. (p. 20)

gli incendi, una delle azioni intimidatorie difficilmente occultabili da parte della vittima, messe in atto nei confronti di chi si rifiuta di sottostare al ricatto estorsivo. Forse non è un caso, quindi, se, nella stessa misura in cui aumentano le estorsioni nell’arco di tempo considerato, aumenta anche il numero di incendi dolosi denunciati;

gli attentati, reati perpetrati dalla criminalità organizzata prevalentemente a scopo intimidatorio, per fluidificare l’azione estorsiva nel caso in cui si verifichino delle resistenze. (p. 24)

l’usura che funge da vera e propria supplenza al mercato legale del credito. In alcuni casi il ricorso al credito usuraio è così diffuso ed accettato come normale da essere vissuto dalla cittadinanza come un vero e proprio sistema bancario parallelo, con le sue leggi e i suoi codici, mai scritti, ma rispettati da tutti. (p. 27);

Il riciclaggio, una vera e propria necessità per le organizzazioni criminali che, attraverso l’immissione nel circuito ordinario del denaro proveniente da attività delittuosa, lo ripuliscono e lo rendono spendibile. Tra le modalità maggiormente praticate di riciclaggio vi è l’acquisizione, direttamente o tramite prestanome, di imprese e attività commerciali; si tratta di un’attività che è molto cresciuta in questi anni e che è particolarmente difficile da scoprire, in quanto rappresenta il punto di snodo tra la finanza criminale e la finanza legale nella quale le organizzazioni criminali entrano in contatto con il tessuto economico legale. Attraverso questa attività la criminalità organizzata allarga i suoi interessi all’intera economia nazionale. (p. 28)

Fattori ostativi allo sviluppo

L’incapacità progettuale e di gestione degli organismi pubblici e privati, le inefficienze degli Enti locali sia nell’interazione con le aziende locali, sia nella loro azione per lo sviluppo del territorio, la corruzione o la collusione con gli interessi dei potenti; la maggiore difficoltà ad accedere al credito, la carenza di manodopera qualificata, la scarsa disponibilità di aree attrezzate per le imprese e l’insufficiente rete di trasporti e collegamenti, il costo elevato della burocrazia sull’economia aziendale sono – secondo il Rapporto – i principali fattori ostativi allo sviluppo.

A questi si aggiungono chiari fenomeni di distorsione del mercato: una modalità più subdola delle organizzazioni criminali di affacciarsi sui mercati legali con la faccia pulita del libero imprenditore, la nascita improvvisa di imprese concorrenti, l’imposizione di manodopera, l’imposizione di forniture di beni e servizi, assegnazioni non regolari di appalti pubblici.

Secondo un’altra ricerca Censis (Motivazioni e i contenuti delle scelte di voto nelle elezioni politiche 2008), circa un quarto degli italiani dichiara di essersi rivolto ad un politico per la soluzione di un problema. Un dato significativo, considerato che a questo valore andrebbe aggiunta la quota di quanti non hanno ritenuto opportuno rivelare un comportamento di questo tipo. Sembra delinearsi un quadro nel quale, di fronte ad un’amministrazione inefficiente, il cittadino si sente legittimato, pur di ottenere il servizio di cui ha bisogno, ad utilizzare tutti gli strumenti in proprio possesso, ricorrendo anche a raccomandazioni e a mezzi illeciti. Ed il binomio che vede la logica dell’interesse proprio ( sia quello del funzionario sia quello del cittadino) superare quella dell’interesse pubblico. Ha la propria massima manifestazione nelle regioni del Mezzogiorno, dove il soggetto pubblico è percepito come un importante erogatore di risorse e dove da sempre sono più labili il senso dello Stato e la coesione sociale. (p. 64-65).

Ovviamente la società civile meridionale è, nella stragrande maggioranza dei casi, completamente estranea alle pratiche ed alla mentalità della criminalità organizzata; ma non è difficile rintracciare in essa disposizioni di pensiero e comportamenti che, sebbene non si possano definire mafiosi, contribuiscono a creare e a mantenere vivo il brodo di coltura grazie al quale si afferma il controllo delle organizzazioni criminali sul territorio e si rende difficile la costruzione dei presupposti indispensabili per lo sviluppo sociale ed economico. Sarebbe limitativo, infatti, ricorrere ai soli temi dell’economia, della sicurezza e della buona amministrazione come fattori che favoriscono la crescita di un territorio e che spiegano lo sviluppo “al rallentatore” del Sud…

Nel Sud d’Italia i rapporti di reciprocità tra gli individui e la partecipazione si mantengono e si saldano su un piano prevalentemente orizzontale, interno ai gruppi di appartenenza, per cui vi è una forte condivisione e collaborazione tra pari (gli amici, i parenti, i vicini di casa) che, però, non si eleva oltre gli interessi privati e particolari. Prevale un atteggiamento che alcuni studiosi del Mezzogiorno hanno definito come “familismo amorale”, che porta a ricercare i massimi vantaggi materiali e immediati per il proprio nucleo familiare di appartenenza, dando per scontato che tutti gli altri componenti della società si comportino allo stesso modo, e non si occupino di quello che rappresenta il bene comune. (p. 91)

Questo scarso senso civico risulta direttamente collegato ad un distacco dalle istituzioni e dalla politica, percepite esclusivamente come luoghi in cui esercitare il potere (tranne poi ricercare il rapporto personale e privilegiato per la risoluzione di uno specifico problema). (p. 93)

L’Italia, pur non avendo goduto di un’economia drogata dalla bolla finanziaria, nell’attuale periodo di crisi ha visto, contemporaneamente, aumentare le distanze interne fra i territori e allentarsi le maglie della coesione sociale interna, con le conseguenze di una crescita della disuguaglianza fra le diverse componenti della popolazione. (p. 133) A pesare sul Meridione, oltre alla debolezza del sistema imprenditoriale, alla scarsa coesione interna, all’assenza di una classe dirigente all’altezza di governare i processi amministrativi, si aggiunge la presenza delle organizzazioni criminali che si sono inserite, spesso mimetizzandosi, in tutti i settori della vita economica e sociale e che condizionano fortemente le possibilità di sviluppo e di crescita del territorio. (p. 133)

Criminalità e affarismo costituiscono la principale zavorra per lo sviluppo meridionale perché, oltre a deprimere l’etica e la legalità collettiva inducendo i cittadini a pensare che esistono scorciatoie illegali attraverso le quali è possibili raggiungere qualsiasi fine, distorcono i mercati (delle merci, del lavoro…) creando monopoli di fatto e bloccano l’iniziativa di chi opera nella regolarità.

Non esiste, evidentemente, una ricetta vincente per sconfiggere la criminalità; senza dubbio un sistema normativo e di contrasto che si prefigga, in primo luogo, di sottrarre ai mafiosi i patrimoni illecitamente accumulati è fondamentale per ridurre il potere e la pervasività mafiosa; ma è anche fondamentale un’azione di rinnovamento profondo della classe dirigente locale e di forte sensibilizzazione della popolazione ai temi della legalità e del rispetto delle regole: perché nei territori dove c’è la criminalità organizzata bisogna intervenire presto sulle coscienze quando ancora non si sono formate, perché dopo potrebbe essere troppo tardi. (p. 134).

Leggi il rapporto in archivio: Rapporto_mafie

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