L'insieme delle Zfu individuate in Italia

L'insieme delle Zfu individuate in Italia

Zfu: zona franca urbana. Non è una formula magica che genera avvenimenti mirabolanti ma una legge, ripresa da un’analoga esperienza francese, che intende concorrere alla riqualificazione di aree urbane caratterizzate da significativi fenomeni di disagio ed esclusione socio-economica favorendo, mediante programmi di defiscalizzazione, la creazione di piccole e micro imprese.

Sono state istituite dalla Finanziaria 2007 del governo Prodi e poi recepite, con qualche modifica, dalla Finanziaria dell’anno successivo; finalmente, alla fine dello scorso mese di ottobre, sono state definitivamente varate e adesso sono pronte per entrare a regime a partire  dall’anno prossimo.

Fra le tante proposte pervenute al Ministero dello sviluppo economico dalle Regioni, in prevalenza meridionali, Librino -che era stata candidata dal Comune di Catania- è risultata la prima in graduatoria fra le 22 individuate. Ma non è cosa di cui vantarsi. Vuol dire purtroppo che Librino è risultata la zona in cui tutti gli indicatori di disagio socio-economico utilizzati per la selezione -tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile, tasso di scolarizzazione- hanno realizzato i punteggi più alti. Librino è risultata quindi l’area più disagiata d’Italia. Per questo motivo le sono stati assegnati 7 miliardi e 400 milioni. Più di tutti.

Queste somme tuttavia non serviranno per finanziare direttamente le aziende che sorgeranno nella Zfu, ma sono un fondo di accantonamento per coprire le agevolazioni e gli sgravi fiscali per 14 anni, a partire dal 1 gennaio 2010. La normativa prevede innanzi tutto l’esenzione dalle imposte sui redditi: totale per i primi 5 anni, del 60% nei seguenti 5, del 40% per l’11° e il 12° anno e del 20% fino all 14° anno. Prevede inoltre l’esenzione dall’Irap per 5 anni; l’esenzione dall’Ici dal 2008 al 2012 per gli immobili di impresa siti nella zona; l’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni del lavoro dipendente. Le tipologie di imprese beneficiarie sono le “piccole” (fino a 50 persone o con meno di 10 milioni di euro di fatturato) e le “micro” (meno di 10 occupati con non più di 2 milioni di fatturato). Possono accedere alle agevolazioni anche le piccole e micro imprese che hanno avviato la propria attività in una Zfu prima dell’1 gennaio 2008. Altra condizione è che le aziende dovranno riservare il 30 % dei posti agli abitanti del quartiere.

Giovedì 19 novembre, presso la sede della CGIL di Librino, si è svolta su questi temi una prima iniziativa volta ad informare e a promuovere delle strutture di coordinamento per far partire tempestivamente e in modo corretto la Zfu catanese.

Franco Garufi, responsabile nazionale per il Mezzogiorno della CGIL, non ha potuto fare a meno di rilevare non solo l’assenza di rappresentanti dell’Amministrazione comunale all’incontro ma soprattutto il suo persistente silenzio e la sua mancanza di iniziativa a livello pubblico (che si stiano spartendo la torta in gran segreto?).

D’altra parte, è vero che non sono ancora stati emanati gli strumenti attuativi che detteranno i criteri di selezione delle richieste, ma sarebbe auspicabile che valutino soprattutto l’attenzione all’occupazione giovanile e una forte connotazione sociale, mentre sul piano delle tipologie di impresa sarebbe interessante che si privilegiassero, ad esempio, insediamenti di terziario avanzato da un lato e artigianato di qualità dall’altro. Facendo un calcolo realistico, si può immaginare che, con i fondi disponibili, si potranno insediare circa 80/100 imprese per 800 posti di lavoro.

Ma sono ancora tanti altri gli adempimenti preliminari: manca infatti un’analisi del tessuto imprenditoriale (commerciale, artigianale) già esistente, dato che i benefici possono decorrere dall’1.1.2008; manca uno studio attento della vocazione economica del territorio; occorre individuare gli spazi e i locali disponibili (del Comune, dell’IACP, dei privati).

Né sono minori i problemi da affrontare e risolvere, di cui si ha già chiarezza: tutte le questioni connesse alla sicurezza e al controllo del territorio; gli strumenti da mettere in atto per evitare i prevedibili abusi (rischio che si insedino aziende che non hanno nessun legame col territorio e non creino effettiva occupazione;  vigilanza sulla trasparenza dell’operato dell’Amministrazione).

Molte sono state anche le proposte che sono state avanzate, a partire dalla necessità di mettersi in rete con i due Comuni -Gela ed Erice- in cui sono state costituite le altre due Zfu siciliane.

Occorre poi che il Comune istituisca un ufficio speciale (reso peraltro obbligatorio dalla stessa legge) per facilitare e accelerare le procedure burocratiche. Sarebbe opportuno che fosse localizzto a Librino, presso la sede della Municipalità. E’ augurabile che venga costituito al più presto, e convocato alla presenza dell’Amministrazione comunale, un tavolo del partenariato, con la partecipazione delle Associazioni economiche e imprenditoriali interessate, dei sindacati e delle tante Associazioni operanti nel quartiere.

Ma soprattutto occorrerà aver chiaro che, se è vero che l’istituzione della Zfu costituisce una grande opportunità per Librino, non bisogna tuttavia attribuirle poteri taumaturgici. Occorrerà operare per far convergere su Librino altre risorse (POR, FSE, Fers) e mettere in cantiere un insieme di iniziative per integrare questo tentativo di rilancio sociale ed economico con altri interventi come ad esempio il recupero degli spazi di socializzazione, un miglioramento effettivo dei servizi, l’incremento delle iniziative di scolarizzazione e di formazione professionale.

Potrebbe essere questa, finalmente, l’occasione perchè tutte le istituzioni interessate e tutti i soggetti sociali attivi nel quartiere si mettano attorno ad un tavolo per immaginare un progetto globale ed unitario che magari faccia scendere Librino in coda alla poco onorevole classifica dei quartieri disagiati.

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