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COMUNICATO STAMPA

Già da alcuni anni i comitati spontanei di cittadini utenti, sorti in tutta Italia anche col sostegno di molte amministrazioni comunali, avevano contestato agli Ato idrici la contraddittoria estensione del pagamento dei servizi di depurazione agli utenti non collegati ad alcuna rete fognaria o ad un depuratore in funzione.

Gli enti erogatori del servizio avevano sempre rifiutato le richieste di esenzione, in applicazione dell’art. 14 della legge n. 36-1994 e dell’art. 155 del decreto legislativo n. 152-2006, che li obbligava ad esigere da tutti gli utenti la quota per la depurazione.

La stessa normativa, però, prescriveva che i proventi delle quote pagate dagli utenti sprovvisti di rete fognante o di depuratori, non potevano essere impiegati per la gestione ordinaria delle aziende, ma dovevano confluire in un fondo vincolato esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle reti fognarie e degli impianti centralizzati di depurazione.

Il recentissimo decreto del ministero dell’Ambiente n. 102-2009, che attua le disposizioni della legge n. 31-2009, prevede espressamente all’art. 7, comma 4, perfino le procedure finanziarie del rimborso, che i gestori devono effettuare “attraverso i fondi vincolati previsti dagli art. 14 legge 5 gennaio 1994 n. 36 e art. 155 decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152”

Compito della Sidra è quindi programmare la restituzione delle quote fatte pagare illegittimamente agli utenti, utilizzando queste stesse somme che aveva l’obbligo di convogliare su un fondo vincolato.

I dirigenti della Sidra non hanno finora adempiuto a questa prescrizione e sorge quindi legittimo il dubbio che la ragione non sia una carenza di conoscenza della norma, bensì la difficoltà finanziaria dell’azienda che, contravvenendo agli obblighi della legge n. 36-1994 e del decreto legislativo 152-2006, non avrebbe costituito il fondo vincolato, di cui non c’è ombra negli stessi bilanci civilistici.

Sorge naturale quindi la domanda: dove sono andati a finire i versamenti di questi utenti?

L’impressione è che, attraverso manovre finanziarie spericolate ed illegittime, la Sidra abbia utilizzato queste risorse per coprire i buchi di un bilancio deficitario, a tutto danno di tutti quei cittadini che oggi rischiano di non aver restituite le somme pagate nel corso di questi ultimi 5 anni.

La Sidra quindi non può fare il gioco delle tre carte: non si può accettare il ricorso all’aumento delle tariffe per gli utenti che sono collegati alla rete fognante, sol perché dirigenti maldestri non hanno ottemperato alle prescrizioni di legge.

Ai cittadini deve essere restituito quanto versato, cioè quanto doveva essere preservato in un fondo vincolato, e quindi non disponibile se non per le opere di progettazione e di realizzazione della rete fognante, cosa mai avvenuta nella nostra città.

A margine di questo serio problema finanziario della Sidra, stupisce però la leggerezza con la quale il ministro Prestigiacomo, che pure conosce bene la realtà meridionale, abbia previsto la possibilità di scaricare i costi della depurazione solo sui pochi, e a questo punto si direbbe sfortunati, utenti allacciati alla rete fognante.

Anziché quindi prevedere da subito la realizzazione delle reti fognarie, a partire dalle grandi città meridionali, il ministro ha emanato invece un decreto vessatorio ed iniquo.

In realtà il governo rifiuta ogni seria logica di programmazione e di vera tutela dell’ambiente, non ritenendo una vera emergenza evitare lo scarico nel sottosuolo dei liquami e riducendo il tutto a pura contabilità, con una aberrante logica ragionieristica che sarà certo foriera di altri ricorsi alla corte costituzionale.

I responsabili delle politiche comunali

Marcello Failla (Rifondazione) e Massimo Mingrino (Comunisti Italiani)

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