Una manciata di “cristiani”, alcuni nel vero senso del termine, altri no; ma tutti, come si dice, uomini di buona volontà o almeno di buone intenzioni. Così si sono ritrovati quelli della redazione di Argo un anno fa e ancora in questi giorni, intorno ad una torta metaforica ma anche reale, per festeggiare il primo anno del sito. Una consuetudine che si rinnova, settimana dopo settimana, per motivi pratici: disegnare il “menabo”, stabilire chi deve scrivere cosa, a quali articoli degli altri dare visibilità, citando sempre e lealmente la fonte.

Ma non solo: c’è anche il piacere di stare insieme, di confrontarsi, di indignarsi e anche di sorridere e ridere. Insieme, con onestà intellettuale. E senza sgomitare, senza antagonismi, rivalità, invidiette, meschinità.

Le torte di S. innaffiate col chinotto, il lavoro a maglia di M., l’impazienza della gatta che attende la sua cena,” Ma quando se ne andranno e potrò mangiare?”. Chi la mattina si alza presto per lavorare ogni tanto ha la palpebra pesante. Qualcuno, nottambulo per natura e libero dalla schiavitù degli orari per pensionamento, scrive di notte. Altri “impaginano”, mettono on line, i pezzi all’alba. Davvero singolari le riunioni di redazione ma serene, senza competizioni. Che i redattori di Argo abbiano sbagliato epoca?

Queste erano le riflessioni immediate che facevamo l’altra sera, festeggiando fra noi il primo anno di lavoro comune, quasi sorpresi noi stessi di essere riusciti a raggiungere questo piccolo ma importante traguardo.

Senza pretese. E’ nato così, infatti, questo sito. Soprattutto perché un gruppetto di persone non volevano (e non vogliono) rassegnarsi al degrado crescente della nostra città.
Volevamo innanzi tutto valorizzare le esperienze positive, l’impegno attivo di gruppi e associazioni per migliorare le relazioni sociali e la vivibilità del nostro territorio o per dare respiro internazionale alla solidarietà. Volevamo dare rilievo soprattutto a quello che di costruttivo si opera lontano da riflettori e luci da varietà.
Non siamo gli unici a voler guardare con attenzione a ciò che avviene nella nostra città. Giornali di quartiere, siti on line di varia coloritura esistevano prima di noi. Ma in città pochi li conoscono. Con qualche eccezione, si tratta di voci minoritarie, sebbene abbiano svolto un ruolo fondamentale: tentare di raccontare la città in modo libero, indipendente dagli interessi e dalle censure dell’editore che ha monopolizzato l’informazione locale. Abbiamo voluto contribuire a diffondere questo tipo di informazione, cercando di ampliarne l’eco e di far maggiormente circolare le informazioni e le riflessioni.
C’è stata una certa presunzione nel pensare di riuscire a farci ascoltare da una cerchia più ampia e soprattutto più varia di persone? Forse.
Abbiamo pensato che, anche se avessimo avuto solo i manzoniani “venticinque lettori”, avremmo potuto comunque, mettere insieme questi vari tasselli e costruire una “memoria” della vita recente della città, da offrire a tutti. Perchè senza memoria si può solo agire per istinto o per interesse, mai in modo consapevole. E non si può veramente capire.

E poi questo lavoro di ricerca, questo sguardo attento a ciò che avviene nella nostra città sarebbe servito a noi stessi. A noi come singoli, e anche a noi come gruppo. Perché lavorando insieme abbiamo scoperto di stare costruendo un’amicizia, di stare sperimentando il gusto di discutere, di confrontarci senza personalismi e senza secondi fini. Anche perché nessuno di noi ha nulla da guadagnare in questa fatica, spesso notturna, che abbiamo aggiunto al nostro carico giornaliero di lavoro professionale e familiare.

Adesso è trascorso un anno. I nostri “venticinque lettori” sono diventati molti di più. Il numero dei contatti, non sempre regolare, ha talora stupito noi stessi.
Sentiamo l’esigenza di fare il punto della situazione.

Il rapporto con le associazioni che operano sul territorio è rimasto la parte più debole del nostro lavoro. Forse non abbiamo saputo gestire bene il rapporto con esse. Quasi tutte hanno il loro sito e forse non hanno colto bene il nostro desiderio di dare rilievo alle loro attività, senza voler affatto oscurare i loro canali di informazione.
Continuiamo a cercare e a riprendere, sui giornali locali, le informazioni relative al territorio. (A volte rendiamo il testo più agile, ma riportando sempre la fonte e il testo originale.) Abbiamo notato, tuttavia, lungo il corso dell’anno, un certo impoverimento, almeno quantitativo, dei contenuti delle testate. Pensiamo sia il prezzo inevitabile di un lavoro fondato prevalentemente su iniziative framentarie e basate sul volontariato. E’ stato, quindi, quasi inevitabile, ragionando sulla realtà che ci circonda, dare sempre più spazio ad approfondimenti originali, per i quali abbiamo utilizzato le risorse interne al gruppo, ma anche la collaborazione di amici competenti e disponibili.

Ma il desiderio che aveva inizialmente ispirato il nostro progetto di costruire una qualche forma di coordinamento fra quanti operano per un’informazione diversa non è del tutto spento, anche se siamo più consapevoli delle difficoltà che comporta. La nostra città merita, ha bisogno, di uno strumento simile che contribuisca ad uscire da questa palude di apatia, disincanto, indifferenza e scoraggiamento in cui sembra essere precipitata.

Il nostro lavoro intanto continua. Vorremmo chiedervi di aiutarci a farlo sempre meglio. E di criticarci. Vorremmo evitare di diventare autoreferenziali.

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3 Responses to “Argo, un anno dopo”

  1. Salve a tutti,
    mi chiamo Aldo Florio e sono di Catania. Ho 40 anni, impiegato, e mi ritengo uno di quei non molti cittadini catanesi “liberi” di dire ciò che pensano, con una dinamica critica e costruttiva verso il bene comune.
    Ho letto di voi e avete suscitato un mio particolare interesse sostanzialmente perchè mi sento in sintonia con un certo spirito da voi proposto.
    Io sono una persona che non ha ambizioni personali, ne persegue secondi fini, ho soltanto in cuore il perseguimento di un bene comune che sento nel profondo del mio cuore sostanzialmente per tre motivi: i principi cristiani ( a cui faccio riferimento), ad una sensibilità antimafiosa sviluppatasi negli anni e non per ultimo un onestà intellettuale di fondo che mio padre forse senza accorgersene mi ha trasmesso.
    Recentemente mi sono iscritto ad un partito politico, proprio per cercare di fare qualcosa di concreto, ma ancora dobbiamo vedere di conoscerci.
    Mi farebbe piacere avere qualche notizia di chi siete e quali sono i vostri intendimenti.
    Cordiali saluti ed auguri per il nuovo anno
    Aldo Florio

  2. se ogni volta abbandoniamo il tavolo, si rimane frammentari. perchè non siete rimasti a cittàinsieme? perchè non venite alle riunioni? perchè non proponete qualcos’altro?
    ciao Giuseppe Scatà

  3. Ciao Giuseppe, i tuoi affettuosi appunti ci hanno sorpreso. Non siamo infatti per le scissioni. Anzi siamo pronti ad ogni incontro e confronto. Per quanto riguarda CittàInsieme, crediamo che tu alluda all’incontro del 5 gennaio. Anche in quell’occasione siamo stati presenti e abbiamo seguito con attenzione le comunicazioni e gli annunci. Alcuni di noi sono andati via, altri sono rimasti fino alla conclusione dell’incontro. Se non abbiamo preso la parola è perchè abbiamo avuto la sensazone che tutto fosse già deciso. A presto. La redazione

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