presideIn Sicilia si dovrà rifare il concorso per presidi bandito nel 2004.

Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Guido Di Stefano, con un decreto apparso sul sito dell’USR  l’8 gennaio, ha nominato la Commissione giudicatrice nell’ambito della rinnovazione della procedura concorsuale del tanto contestato concorso siciliano a dirigenti scolastici.

Una nota aveva disposto la decadenza di tutti gli atti scaturiti dal controverso concorso, che, com’è noto, è stato annullato da due sentenze del maggio scorso del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia (n. 477/09 e n. 478/09) e dai successivi giudizi in ottemperanza del 10 novembre (n. 1064/09 e n. 1065/09).

Inutile e maldestro si è rivelato il tentativo dei due rami del Parlamento di aggirare le sentenze della magistratura e il dettato costituzionale votando, all’interno del decreto “salva-precari”, un emendamento “salva-presidi-siciliani” (decreto legge 134/2009).

in-giustizai3Su richiesta del Quirinale, Il Consiglio dei Ministri il 27 novembre 2009, con un apposito decreto legge, è infatti intervenuto per sanare l’evidente incongruenza normativa creata dall’introduzione dell’emendamento. Lo stesso Napolitano aveva infatti acconsentito alla promulgazione del decreto salva-precari a patto che ne fosse stralciata la “sanatoria” con un provvedimento successivo.

Il nuovo bando prevede che  possano partecipare esclusivamente quei candidati che, nel dicembre 2006, svolsero le due prove scritte. E, in attesa del completamento della nuova procedura concorsuale, i dirigenti scolastici continueranno a svolgere le loro funzioni nelle rispettive sedi, seppure in via transitoria (DECRETO-LEGGE 27 NOVEMBRE 2009, N. 170).

“E’ certamente comprensibile, sul piano umano, la rabbia – scrive il costituzionalista Giovanni Guzzetta su La Repubblica del 27/12/09 – di quanti, in buona fede (perché lo sono tutti, fino a prova contraria), hanno fatto affidamento sul risultato originario… Nello stesso tempo, un sano spirito di giustizia, non può ignorare le altrettanto meritevoli aspettative, preoccupazioni e amarezze di coloro (e relative famiglie) che avrebbero dovuto legittimamente vincere tre anni fa. E che, a causa di atti che la magistratura amministrativa ha accertato come illegittimi, per tre anni hanno dovuto rinunziare alla posizione, stipendio, riconoscimento e status di cui altri hanno goduto, senza titolo legittimo… tutti sono casi concreti. La certezza di una procedura legittima, in un caso del genere, è un elemento di autorevolezza e credibilità della scuola siciliana e di chi in essa svolge il proprio servizio.

Il dramma privato dei protagonisti di questa vicenda è certo un aspetto importantissimo. Ma oltre ad esso ce n’ è uno che ci riguarda tutti. Che attiene al nostro rapporto con le istituzioni e con la legalità. Ciò su cui si fonda quella “educazione alla cittadinanza”, che da quest’ anno si è inteso ricominciare ad insegnare nelle scuole. Perché il fondamento della cittadinanza, la ragion d’essere dell’ appartenere ad una comunità politica, sta proprio nella fiducia sull’applicazione certa e eguale della legge. Quella fiducia che tanto scarseggia in Italia. La fiducia che l’ agire pubblico, per esempio, nel caso di un concorso, sia improntato agli interessi generali per i quali il concorso viene bandito e non agli interessi particolari di chi lo bandisce o di chi ne giudica l’esito”.

La tormentata vicenda, di cui non è ancora in vista l’epilogo, è, ovviamente, letta in modo molto diverso dalle parti in causa.

“Molti dei dirigenti scolastici e idonei del concorso del 2004 – si legge in un documento del Coordinamento regionale dei dirigenti scolastici – si sono già rivolti alla Corte Europea perché ritengono che sia stato leso l’art. 6 della Costituzione che recita che ogni uomo ha diritto ad un giusto processo. Non abbiamo avuto diritto al contraddittorio e non ci siamo potuti difendere”.

E il Comitato Regionale dei partecipanti al concorso a Dirigenti Scolastici, intervenendo sull’emendamento che ha consentito il permanere dei vincitori del concorso annullato nelle loro sedi scolastiche, seppure transitoriamente:” La norma che si vorrebbe inserire da parte del Ministero viola nuovamente l’art. 3 della Costituzione, non essendo giustificato, né giustificabile, il motivo per cui verrebbero confermati nell’incarico di presidi e nelle medesime sedi, anche se in via transitoria, tutti coloro i quali sono stati nominati in base ad un provvedimento annullato e, quindi, inesistente”.

Leggi per intero i documenti in archivio:  Il concorso bis è una vittoria della legalità del prof. Giovanni Guzzetta, apparso su “la Repubblica” del 27 dicembre 2009 (pagina 1 sezione: PALERMO), il documento del  Coordinamento Regionale dei dirigenti scolastici vincitori del concorso, il documento del Comitato Partecipanti Concorso DS .

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4 Responses to “Concorso presidi: un passo avanti per la legalità”

  1. eccovi un mio scritto pubblicato su aetnanet…parla da solo di questo pasticciato affaire

    Silvana La Porta

    AFFAIRE DS SICILIA: MA PERCHE’ NON SE NE DEVE PARLARE?

    Questo non è un articolo sul concorso dirigenti in Sicilia. Questo è un articolo sulla tanto decantata libertà e correttezza d’informazione.
    Ora, esiste una legge fondamentale del giornalismo, una legge quasi lapalissiana, il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi: distinguere nettamente i fatti dalle opinioni. E soprattutto parlare dei fatti, parlarne, metterli in evidenza perché parlino, scusate il gioco di parole, con la forza stessa dell’evidenza. Non si devono tacere i fatti. Perché, se si tacciono i fatti, prevalgono le opinioni, e va bene tutto e il contrario di tutto.
    Marco Travaglio fa un esempio calzante a tal proposito: se ci chiudiamo in una stanza al buio e ci chiedono che tempo fa fuori, ciascuno potrà legittimamente sostenere che fuori nevica, piove o c’è il sole. Ma se spalanchiamo una finestra e vediamo che piove, si potrà commentare quanto si vuole, ma fuori piove. Punto. E’ un fatto.
    Prendiamo questo concorso dirigenti in Sicilia. Ha avuto un iter tortuoso, a suon di sentenze, ricorsi e accertamento di irregolarità. Un pasticciaccio brutto, un caso unico nella storia dei concorsi dirigenziali della scuola, che ci è dispiaciuto e non ci ha fatto onore come regione e come popolo. Ma ci sono stati una serie di fatti. Il fatto conclusivo è stata una sentenza esecutiva del Cga, che, dopo aver naturalmente accertato e appurato le modalità di svolgimento del concorso, ha preso una decisione gravissima sicuramente, e dolorosa per molti: lo ha annullato.
    Di questi fatti il giornalismo, in particolare quello siciliano, deve interessarsi o no? Il giornalismo vero, quello che non ha padroni e non fa il megafono di questo o di quello, il giornalismo vero, che ci tiene affinchè nelle scuole siciliane esistano dirigenti veramente preparati, venuti fuori da un concorso corretto e incorrotto, ha il dovere di focalizzare la sua attenzione sull’argomento?
    A quanto pare dalle reazioni, no. Il caso concorso dirigenti scolastici in Sicilia è stato un terreno minato, dove, ad ogni passo, si è rischiato di saltare in aria, da un momento all’altro. Perché pubblicare la sentenza del Cga, una sentenza pubblica, di pubblico dominio, presente ovunque su internet? Perché seguire le vicende dei tentativi politici di salvaguardare i presidi, ricavandole da siti seguitissimi, quali quelli di Camera e Senato? Perché questa attenzione per i fatti? Meglio tacere, parlar d’altro, magari ascoltarci una bella canzone d’amore, è più gradevole e fa meno male. Troncare, sopire, sopire, troncare: il buon Manzoni docet.
    Ma il giornalismo, quello vero, ormai una rarità in estinzione, lavora innanzitutto sui fatti e i fatti sono inequivocabili, oggettivi, stanno lì, basta solo conoscerli e farli conoscere. E’ inutile chiedersi cui prodest. Giova alla verità, alla nostra voglia di sapere e capire. Tutto qua. E’ assurdo dire che dare una notizia determina la rovina dei protagonisti; e a tal proposito il prof Tripodi, presidente dell’Asasi, scrive a Repubblica affermando che il quotidiano “non perde occasione per far licenziare 427 persone oneste che hanno avuto il solo torto di vincere un concorso non truccato in Sicilia.”
    Quindi è l’informazione a fare perdere il posto ai presidi, il fatto che se ne parli, non una sentenza della magistratura, con fatti accertati e incontestabili. Cose da pazzi,
    E magari chi ne discute viene etichettato come Leonardo Sciascia, il quale fu visto come uno scrittore che, dicendo semplicemente la verità sulla Sicilia, ne parlava male, la metteva in cattiva luce. La storia si ripete, nella nostra isola meglio chiudersi la bocca e guai a chi parla troppo.
    Ma continuiamo nel nostro ragionamento. Dopo i fatti ci sono le opinioni. Cioè su fatti accertati, si può discutere, interpretarli, smontarli, rimontarli. Ma sempre come opinioni firmate e controfirmate. E chi firma si assume la responsabilità di quello che scrive. Prima sono giunte opinioni dei ricorrenti; e le abbiamo pubblicate perché ben argomentate e nutrite di valide osservazioni. Poi sono giunte le voci dei presidi; e le abbiamo pubblicate perché altrettanto valide e soprattutto atte a dar voce e a un naturale scoramento personale, poiché è comprensibile che a nessuno faccia piacere sostenere un concorso lungo e faticoso e poi andarsene bruscamente a casa.
    Niente è stato censurato o non pubblicato. Dal libero gioco delle voci abbiamo cercato, un po’ alla maniera socratica, di far emergere, maieuticamente, la verità o, comunque, qualcosa che le si avvicinasse. Senza favoritismi nei confronti di nessuno.
    Posso anche farvi sorridere. Fino a quando hanno scritto i ricorrenti, Aetnanet stava dalla loro parte, o magari, chissà, visto il giornalismo venduto che c’è in giro, veniva pagata(!) da loro; quando sono intervenuti i presidi…Aetnanet stava ora dalla parte dei dirigenti. Mi chiedo: perché bisogna sempre pensare che un giornalista debba fare il megafono di qualcuno? Non può scrivere per amore della verità, per far riflettere, risvegliare le coscienze?
    Mi sono resa conto, ed è una triste consapevolezza, che l’informazione libera, alla ricerca della verità, oggi fa tanta impressione; viene considerata “disinformazione” o “informazione di bassa lega”. Quello che dovrebbe essere il buon giornalismo, il cane da guardia del potere, deve per forza trasformarsi in cattivo giornalismo, il cagnolino da compagnia del potere, un bel barboncino con un fiocchetto colorato in testa che dice sì ai potenti.
    Noi non ci stiamo. Perché fare giornalismo ci anima, ci fa sentire vivi, ma solo se lo facciamo con la coscienza pulita e la voglia di capire. Dopo, come diceva padre Dante, possiamo solo “lasciar grattar dov’è la rogna”. Se qualcuno ha la coscienza “fusca” è fatto suo, non di chi ne tratta.
    Speriamo che questo pasticciaccio brutto abbia una conclusione almeno dignitosa. Delle cose gravi che sono capitate alla redazione di Aetnanet nella persona della sottoscritta, parlerò solo quando questo spiacevole caso sarà definitivamente concluso. Per questione di stile, perché sia una lezione di stile per qualche bassa figura, anzi qualche basso figuro della nostra bella Italia. Ma statene certi: l’informazione nel nostro paese è messa male, male davvero. Buon 2010, all’insegna della libertà di pensiero, di parola e d’opinione. Qui, su Aetnanet, nel nostro piccolo, potete starne sicuri. Malgré tout.

    SILVANA LA PORTA

  2. Giuseppina Gandolfo
    gennaio 15th, 2010 at 18:59

    Ho sgranato gli occhi, dopo aver letto il suo scritto. Esiste ancora del giornalismo sano? Dal suo articolo sembra di sì: complimenti! Ha riacceso la fiammella della mia speranza che esistono ancora siciliani onesti di mente e di cuore. Forse il mio intervento non le sarà di grande aiuto ma la prego: continui su questa strada.

  3. Comitatocandidati dimenticati da tutti
    agosto 2nd, 2010 at 20:43

    Replica alle proposte di emendamento al Lodo Siragusa pubblicato su Aetnanet il 26/7/2010.
    Gli emendamenti alla Proposta di legge n.3286 chiesti dal comitato ricorrenti e partecipanti al concorso DS in Sicilia, tendenti all’eliminazione della ricorrezione degli elaborati, sono “poco onorevoli” per tutti, perché mirano ad una allegra spartizione dei posti a Dirigente scolastico, in barba ai principi di costituzionalità e di uguaglianza finora sbandierati.
    Se consideriamo che molti di quegli elaborati, sia quelli dei candidati vincitori del concorso, sia quelli dei candidati bocciati, contenevano ( così come rivelato nella nota trasmissione Mimandaraitre), gravi errori o non presentavano alcun contenuto, perché probabilmente qualche elaborato è stato consegnato in bianco o con argomentazioni ridicole ed inconsistenti; se si aggiunge la presenza di candidati che, pur avendo superato lo scritto sono stati bocciati all’orale e che adesso verranno comunque “sanati”, se si aggiungono i candidati che si erano presentati al concorso con riserva perché privi di laurea specialistica o di un numero insufficiente di anni di ruolo e di titoli, così come richiesti dal bando originario; se aggiungiamo il fatto che questa spudorata sanatoria è appoggiata anche da “paladini” della legalità e della giustizia come l’Italia dei Valori o da un sindacato, come la CGIL, che tradizionalmente si è sempre dichiarata a difesa dei lavoratori e dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e tutto questo soltanto per difendere gli interessi particolari di un gruppo di persone, allora ne esce un quadro dell’Italia così terrificante da farci rabbrividire ed esecrare il destino che ci ha fatto nascere e lavorare nel nostro Paese.
    Vogliamo ricordare qui quello che abbiamo scritto già diversi mesi fa: quando nel 2004 fu bandito il concorso alla Dirigenza scolastica, esso prevedeva una preselezione sulla base della valutazione dei titoli da cui molti candidati risultarono esclusi perché non possedevano un punteggio sufficiente. Alcuni accettarono i termini del bando e per correttezza evitarono di presentarsi “inutilmente” agli esami. Altri, più temerari, nonostante l’esclusione negli ultimi mesi prima degli scritti, pensarono bene di fare ricorso al TAR e, spalleggiati dai sindacati che fino a pochissimo tempo prima avevano cercato di scoraggiare le proteste contro le ingiustizie del bando, si presentarono agli esami a cui vennero ammessi con riserva. Bisogna precisare che tra gli ammessi con riserva c’erano anche quelli il cui numero di anni di servizio di ruolo era insufficiente, docenti con semplice Diploma triennale, ecc., ecc. Alcuni di questi riservisti hanno superato il concorso e, nonostante la riserva ancora pendente, sono stati assegnati regolarmente, quali vincitori, alle rispettive sedi scolastiche di competenza.
    Il 9 ottobre 2009 il concorso viene annullato, per una serie di scorrettezze che tutti ormai conosciamo e subito dopo nuovamente bandito. Ma qui sta il garbuglio. Chi verrà convocato ai nuovi esami che si terranno il 14 e il 15 ottobre 2010? Solo i concorrenti che nel concorso precedente si erano presentati agli scritti, compresi i riservisti. E quelli che avevano fatto la domanda, ma avevano evitato di presentarsi con riserva perchè rispettosi del bando, è giusto che vengano esclusi soltanto per non essere stati abbastanza astuti? Ma quando i concorsi pubblici vengono annullati, di solito essi vengono ripetuti ex novo riconvocando tutti coloro che a suo tempo avevano presentato la domanda e non soltanto quelli che hanno effettivamente sostenuto gli esami, per di più con riserva . Così facendo si trasforma un concorso pubblico in un concorso riservato. .
    Le istanze sopra esposte sono condivise da numerosi docenti che intendono portare avanti la propria protesta: essi chiedeno il rispetto della sentenza del CGA che ha annullato il concorso e il diritto di poter partecipare alla ripetizione degli esami scritti il 14 e 15 ottobre c.a., pronti ad intraprendere, se ciò non fosse possibile, delle azioni legali che blocchino la sanatoria e rallentino lo svolgimento delle procedure concorsuali.
    Firmato
    Il Comitato dei candidati al concorso DS 2004 rispettosi della legge e, proprio per questo, dimenticati da tutti: professori Arcidiacono Salvatore, Bellia Patrizia, Bonanno Mario, Ciancio Filippo, Coco Carmelo, Grasso Maria Antonia, Castorina Giuseppe, Fatuzzo Salvatore, Foti Carmelina, La Fauci Laura, Oddo Calogera, Vilma Piazza, Pappalardo Vincenzo, Raneri Tiziana, Savarino Maria Pia, Spiraglia Sebastiano,Spoto Giuseppe, Vitale Claudia,Tomasello Giuseppe.

  4. Valeria Mendola
    dicembre 7th, 2010 at 16:30
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    gli emendamenti che sono stati presentati non sono stati chiesti dal Comitato Ricorrenti, smentisco categoricamente questa notizia falsa.
    I colleghi devono essere stati indotti in errore dal fatto che in apparenza alcuni di questi emendamenti riguardavano ricorsi “pendenti” (diremmo oggi: quali sarebbero?).

    Nella speranza che i colleghi non cadano più vittime delle trame ordite al fine di disunire la platea concorsuale, vi saluto cordialmente,
    Valeria Mendola

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