ecclesiaNelle stesse ore in cui i “divoti” catanesi facevano apprezzare anche a s. Agata i piaceri di una interminabile movida notturna, una quindicina di cristiani siciliani – provenienti da Catania, Messina e Modica – il 6 febbraio scorso si sono incontrati a Firenze assieme tanti altri, poco meno di 300, provenienti da tutta l’Italia.

“Il vangelo che abbiamo ricevuto” è lo slogan che ha riunito quanti nella chiesa cattolica oggi stentano ad avere voce perché avvertono “la sofferenza di non vedere al centro della comune attenzione proprio il Vangelo del Regno annunciato da Gesù ai poveri, ai peccatori, a quanti giacciono sotto il dominio del male, mentre cresce a dismisura la predicazione della Legge.” Un invito non volto “alla creazione di un movimento o alla contestazione”, ma mosso   dal desiderio che la libertà dei figli di Dio, il confronto, la comunione e lo scambio non si spengano.”

Dopo la felice ma breve stagione conciliare, durante la quale la Chiesa aveva provato ad affrontare la nuova complessità del mondo contemporaneo con una metodologia adeguata, già nel corso del pontificato di Paolo VI si era delineata una inversione di tendenza che, per la Chiesa italiana, ha avuto il suo epilogo con l’avvento del card. Ruini alla presidenza della CEI, all’inzio degli anni ‘90.

Sotto il suo impulso si inaugura una nuova modalità di presenza pubblica della Chiesa che vede la gerarchia italiana esordire come soggetto politico con una cultura organizzativa di tipo autoritario.

In questo modello, l’autorità ecclesiastica negozia con l’autorità politica uno “scambio politico”, per cui in cambio dell’approvazione di un provvedimento favorevole si fornisce adeguata legittimazione e bacino elettorale.

Per questa via la chiesa ritiene di evangelizzare promuovendo o vietando delle leggi civili, in modo che l’etica cattolica sia la “religione civile” italiana, sollecitando nel contempo apprezzamenti ed alleanze con le forze politiche che hanno convinzioni e/o convenienze complementari.

Il rischio è che, nella mentalità prevalente, il Vangelo venga ridotto a codice di comportamento morale, mentre esso è espressione non del giudizio di Dio ma della sua misericordia, resa manifesta nella persona di Gesù morto e risorto per tutti gli uomini.

I vescovi italiani si sono allineati in silenzio, riservando ai corridoi lo spazio per i mugugni, mentre questa linea, necessariamente verticista, ha avuto il forte appoggio di molti movimenti ecclesiali, autoreferenziali nello stile di vita ma molto legati all’autorità nelle sue scelte politiche.

Non tutto il popolo cristiano, cresciuto in forme plurali, ha trovato spazio ed espressione all’interno di questa forma autoritaria di presenza ecclesiale. Quanti non si sono riconosciuti in questo modello di Chiesa hanno subito una condizione di esclusione e di isolamento.

Si è quindi voluto aprire un forum di incontro che facesse rete fra molte presenze attive che rischiano di essere marginali e isolate, perché l’isolamento non scoraggi la speranza di quanti si impegnano nel concreto, offrendo contestualmente all’autorità della chiesa la proposta di un dialogo senza esclusioni e senza filtri, anche per dare la possibilità, a quanti lo desiderano, di uscire dai mugugni di corridoio.

Appare significativo, a questo proposito, il commento di uno dei partecipanti: “Questa Chiesa, che ci fa tanto soffrire, che spesso ci indigna, in cui tanto spesso vediamo ottusità, ipocrisia, peccato, questa Chiesa che non ci dà la parola, e che se parliamo non ci ascolta, è pur sempre la Chiesa che Dio ama, la nostra Chiesa, quella di cui siamo parte, entro le cui vene circola il nostro peccato, insieme alla nostra grazia, e non ce n’è un’altra.

Dire queste cose però non equivale affatto a rassegnarsi all’ossequio, al contrario, vuole solo richiamare e sottolineare una dimensione di concretezza.”

L’incontro non ha voluto avere una conclusione, ma è rimasto aperto, proprio perché la pratica della sinodalità, il convenire da uguali sulla base del comune battesimo non è solo un espediente pratico per riunirsi e dar voce alla pluralità delle esperienze e sensibilità, non è solo un mezzo, ma è un fine in sé, è un modo di far vivere un aspetto essenziale dell’essere Chiesa e della comunione ecclesiale.

Gli atti del primo incontro (16 maggio 2009) sono adesso pubblicati: Il Vangelo basta. Sulla fede e sullo stato della chiesa italiana, a cura di A. Melloni e G. Ruggieri, editore Carocci. Le relazioni, le testimonianze e il dibattito del secondo incontro (6 febbraio 2010), si possono trovare, sia nel testo scritto che in video, nel sito www.statusecclesiae.net, sotto la rubrica “Il vangelo che abbiamo ricevuto” o cliccando su “Firenze 2 video”.

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