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Il piano di Alfano, di cui abbiamo esposto la prima parte, non si ferma all’edificazione di nuove strutture. Mira anche a introdurre “misure deflattive”, che alleggeriscano il sovraffollamento delle carceri. E prospetta nuove assunzioni di agenti di custodia.

Per quanto riguarda le pene diverse dalla detenzione vengono prospettate due opportunità. La prima è la possibilità di scontare con i “domiciliari” l’ultimo anno di pena residua, ad eccezione di coloro che sono stati condannati per reati gravi. La seconda è la “messa alla prova” delle persone imputabili per reati fino a tre anni che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità per riabilitarsi con conseguente sospensione del processo. Sulla cosiddetta “messa alla prova” c’è da ricordare che questa norma solo un anno fa aveva avuto in Consiglio dei Ministri, l’altolà da Lega e An.

Comunque un serio ripensamento sulle misure alternative alla carcerazione sarebbe necessario. Da nessuna parte sta scritto che le pene debbano essere esclusivamente detentive.

L’ultimo punto (il cosiddetto “quarto pilastro”) del piano governativo illustrato da Alfano prevede l’assunzione di 2000 nuovi agenti.
La “implementazione” dell’organico di Polizia Penitenziaria è indubbiamente necessaria. Abbiamo già visto, ad esempio nel caso di Giarre, che il personale in servizio è già adesso del tutto insufficiente rispetto alle esigenze. Sulla prospettiva di nuove assunzioni, Tuttavia, e soprattutto sul loro numero, ci sono da registrare varie prese di posizione.

Ad esempio Eugenio Sarno, segretario dell’UILPA Penitenziari ha dichiarato: “due mila agenti sono pochi per un piano di ampliamento carceri così com’è stato descritto. Ne servirebbero almeno 5mila”. Di “governo che partorisce un topolino” ha parlato il segretario del sindacato Osap, Leo Beneduci , “ ci vogliono 7mila poliziotti in piu’ per i 9.650 posti-detenuti che il ministro Alfano intende realizzare”.

Ed ha aggiunto: “Sono almeno 8.000 l’anno le istanze di misure alternative da parte di detenuti per reati non gravi – ha aggiunto il segretario dell’Osapp- che vengono rigettate dai Tribunali di Sorveglianza per l’impossibilità di effettuare controlli puntuali in mancanza di personale idoneo, e che se invece venissero accolte, oltre a ad alleviare almeno in parte l’attuale sovraffollamento comporterebbero un risparmio per lo Stato di non meno di 600 milioni di Euro l’anno”.

Ma non esiste solo il problema delle guardie carcerarie. Da anni non vengono assunti educatori, psicologi, assistenti sociali. Eppure il disagio dei detenuti è molto grave e viene spesso evidenziato da comportamenti aggressivi o autolesionisti, fino a giungere frequentemente al suicidio.
Mancano nelle carceri “proprio quegli operatori che potrebbero risultare essenziali per ridurre il numero dei suicidi”, dichiara Luigi Manconi, presidente dell’associazione ‘A Buon Diritto’ “Mai ho detto e mai dirò che la responsabilità di questa strage infinita debba attribuirsi al ministro della Giustizia ma non ho taciuto e non tacerò sul fatto che l’immobilismo delle autorità politiche e amministrative rischia di farsi complicità”.

Piuttosto che cementificare ancora, si potrebbe investire così il denaro pubblico: utilizzando in maniera più diffusa le misure alternative e assicurando una condizione più dignitosa della vita dietro le sbarre. Si offrirebbero contestualmente più possibilità di lavoro e la condanna potrebbe rappresentare davvero un’opportunità di riabilitazione. Ma certo si farebbero meno affari… E non è detto che questo sia l’ultimo dei motivi della proclamazione dell’emergenza carcere…

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