procure_siciliaNelle procure del sud si è determinata negli ultimi anni una grave scopertura. Mancano molti magistrati e alcuni uffici rischiano di chiudere per mancanza di sostituiti. La situazione è così grave che qualcuno parla di “desertificazione”. La conseguenza è  “la concreta e sostanziale impossibilità di esercitare  adeguatamente l’azione penale”, come ha affermato Luca Palamara (presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati). E spesso in zone in cui la presenza della criminalità organizzata è più forte.

Dal sito del Consiglio Superiore della Magistratura è possibile ricostruire le carenze presenti nei distretti siciliani

Tabella_procure_580

Si evince dalla tabella che, sebbene i vuoti riguardino tutta la magistratura, i numeri più alti interessano soprattutto i magistrati requirenti, vale a dire i pubblici ministeri. I numeri citati riguardano la situazione complessiva dei quattro distretti presenti nella regione. Se andiamo poi nel dettaglio delle singole sedi, la situazione, in alcuni casi, è ancora più grave.

Leggiamo su SiciliaInformazioni che, “secondo gli ultimi dati diffusi dal Csm, quattro procure (Enna, Nicosia,Mistretta e Sciacca), non hanno più nemmeno un magistrato in servizio, ma si reggono solo sulle spalle del procuratore capo”. In molte altre procure la scopertura è di circa il 50% o comunque gravissima. Sono in difficoltà le sedi di Gela, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Nicosia, Termini Imerese, Ragusa, Caltagirone, per citarne alcune.

Ovviamente è necessario correre ai ripari a fronte di questa situazione, e ciò non lo contesta nessuno. Più difficile risulta stabilire quali siano le forme di intervento più adatte, tanto è vero che gli ultimi provvedimenti presi dal governo hanno suscitato perplessità e preoccupazione.
Ma andiamo con ordine.

Partiamo dall’intervento che diventerà presto inevitabile: l’accorpamento degli uffici giudiziari più piccoli, che hanno come utenza poche migliaia di cittadini e che rischiano comunque di chiudere. “E’ ovvio infatti che, se mancano due sostituti su 20 si rimedia, se ci sono due sostituti e ne mancano due, allora l’ufficio chiude” (intervista a Livio Pepino, membro del Consiglio Superiore della magistratura, su Liberainformazione del 22 gennaio 2010).
Anche il presidente della Corte d’Appello di Catania, Guido Marletta, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha parlato della necessità di “un’ottimale distribuzione delle risorse giurisdizionali sul territorio” (Aginews).

Un altro provvedimento sarebbe l’inserimento di nuovi magistrati nell’organico nazionale. Nel 2009 si è concluso il concorso bandito nel 2004. I vincitori stanno attraversando la fase di addestramento, che dura 18 mesi. Al termine di questo periodo sceglieranno la nuova sede. I posti messi a concorso erano 350, ma solo 290 candidati sono stati selezionati. La prova è molto dura e ogni volta il numero degli ammessi risulta inferiore a quello dei posti messi a concorso. Ci saranno certo i candidati che non sono all’altezza, ma non è neanche detto che gli esclusi siano tutti inadeguati o ignoranti. Comunque i promossi non sono in numero tale da riempire i posti vacanti.
Si attende un nuovo concorso, ma i tempi sono lunghi e non è detto che si riescano a riempire tutti i vuoti.

Ci sono poi i concorsi interni. Leggiamo sul Corriere della sera del 13 marzo 2009 “Il concorso per coprire 55 posti di sostituto vacanti in quattordici Procure è stato un insuccesso totale. Si sono fatti avanti appena quattro magistrati: tre per Palermo, uno per Catania.” Per i 12 posti di Palermo si erano fatti avanti in 23, ma “20 magistrati si sono ritirati all’ultimo momento dopo aver «saggiato» posizione e punteggio personale, mentre a Catania un solo posto su 7 è stato coperto e ritirate ben 11 domande.”

Ci interrogheremo al più presto sulle motivazioni che inducono i pubblici ministeri ad evitare o ad abbandonare le cosiddette sedi disagiate, in particolare quelle della Sicilia.redazione-argo

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