alfano-angeloPer risolvere il problema delle carenze nelle procure delle sedi meridionali, il governo non si è limitato ad offrire gli incentivi economici e di carriera che, come abbiamo visto, non hanno avuto nessuna efficacia. E’ intervenuto con un decreto legge del dicembre 2009 che istituisce il meccanismo del trasferimento d’ufficio, in via transitoria, fino al 2014. (Alfano su Repubblica 16/01/2010)

I trasferimenti, per un massimo di novanta magistrati, sono previsti proprio verso le sedi vacanti, partendo dai distretti di corte di appello più vicini. Chi viene trasferito d’ufficio, quindi, può andare a fare il pm anche se viene dal ruolo giudicante e lo esercita in sedi vicine. Viene prevista, in questo caso, una deroga al passaggio tra i diversi ruoli.

Questa deroga, però, determina una palese contraddizione. Come dice Livio Pepino, consigliere del Csm, in un’intervista rilasciata a Stefano Fantino e pubblicata su Liberainformazione il 25.01.10 “chi viene mandato per forza, magari non volendoci andare (e che quindi, verosimilmente, non è adatto e non lo farà bene)” è costretto ad andare. Chi ci vuole andare invece non può farlo”

Pepino continua dicendo “E’ giusto, infatti, che un magistrato non possa essere trasferito dentro il suo tribunale, da giudice a pubblico ministero. Ma se uno che fa il giudice a Caltanissetta, vuole andare a fare il Pm a Catania, oppure viceversa, glielo si faccia fare almeno in questo periodo.
Noi in Consiglio abbiamo visionato dei casi di gente che l’ha chiesto e gli abbiamo detto di no, perché la legge non lo prevede e non lo può fare. Arriviamo all’assurdo che ci sono due giudici a Catania: uno vuole andare a Caltanissetta a fare il pm e gli si dice di no, l’altro non ci vuole andare e viene mandato d’ufficio a farlo. Una follia.”

Il decreto, quindi, non solo ingenera confusione, ma non risolve il problema.
“Avremo qualche giudice che obbligatoriamente va dalla Calabria alla Sicilia e viceversa” dice ancora Pepino, ma “andando da sede disagiata a sede disagiata non cambia molto.”

Il trasferimento d’ufficio, in ogni caso, impone alcune riflessioni.
Si tratta di un provvedimento che, in astratto, può essere accettato, purchè ci siano parametri precisi e oggettivi per applicarlo. Si presta infatti ad usi arbitrari e può essere pericoloso. Abbiamo visto, anche di recente, pubblici ministeri e giudici, ma anche amministratori, trasferiti solo perchè sgraditi. Ad esempio, nell’amministrazione pubblica, possiamo citare il caso del prefetto di Latina, che è stato trasferito dopo i suoi interventi sul caso Fondi.

Nel caso dei magistrati è vero che il trasferimento sarà gestito non dal governo ma dal Csm, e questa può considerarsi una garanzia. Non dimentichiamo, però, che il governo tende a proporre un cambiamento nella composizione dello stesso Csm. E tende anche a far apparire la resistenza dei magistrati a questo provvedimento come una difesa corporativa della propria comodità.
Il ministro Alfano, in seguito alle dichiarazioni di dissenso dei magistrati, ha affermato di recente “Occorre che i cittadini sappiano che tutto ciò accade solamente per impedire che qualche decina di magistrati possa essere scomodata” (Giustizia, vuoti di organico in procura, Repubblica, 16 gennaio 2010)

Viene così distolta l’attenzione dal problema vero, il pericolo che un magistrato possa essere disinvoltamente traferito solo perchè sta facendo indagini delicate e sgradite.

Inoltre questo decreto contiene un’altra implicita insidia. Non interviene direttamente sul problema della separazione delle carriere, tema molto caro a questo governo, ma lascia intravvedere un disegno che porta a quel risultato.
Se, infatti, con questi interventi non si riescono a coprire i posti vuoti di pubblico ministero, bisognerà fare dei concorsi separati, trovare il modo di reclutare, anche con sistemi diversi, dei pubblici ministeri per coprire quegli uffici. Si tratta di un problema reale e grave. Potrebbe essere infatti un modo per raggiungere il risultato di una maggior separazione tra pubblici ministeri e giudici.

Leggi su Argo gli articoli precedenti sul problema dei vuoti nelle procure siciliane

Procuratore cercasi (1). Le carenze di organico in Sicilia

Procuratori cercasi (2). Perchè mancano

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