Tendiamo a rimuovere il problema perchè ne abbiamo paura e, nel profondo, ci sentiamo impreparati ad affrontarlo? E’ una domandaAssemblea sul rischio sismico - Volantino legittima quando si parla del rischio sismico, un problema che interessa il 75% del territorio nazionale, è particolarmente grave nelle aree metropolitane e interessa molto da vicino Catania, dove soltanto il 5% delle abitazioni rispetta le norme antisismiche.

Sebbene sia stata riclassificata e spostata dalla prima alla seconda categoria, la nostra città è molto esposta al rischio di un grave evento distruttivo, simile al proprio massimo storico, il terremoto del 1693. In quell’occasione la città venne distrutta e più del 60% dei suoi abitanti persero la vita.

Di prevenzione a Catania non si parla più da anni. Eppure Catania è una città in cui è stato fatto un lavoro eccezionale, un censimento dei vari gradi di vulnerabilità di tutti gli edifici, non solo pubblici, ma anche privati. Questo lavoro, realizzato a metà degli anni novanta e presentato nell’aprile del 2000, non è stato mai utilizzato.

Lo hanno ricordato lunedì sera, nella sede di Città Insieme, Paolino Maniscalco e Roberto Di Marco, relatori della conferenza-dibattito “La terra trema…e se tremasse a Catania?”, organizzata da varie associazioni cittadine, tra cui il l CISPA (Centro Interventi e Studi Prevenzione Antisismica) “Giovanni Campo”.

La realizzazione di questo eccezionale lavoro di indagine sul nostro territorio si accompagnò ad un’altrettanto eccezionale opportunità di tradurre in intervento operativo le conoscenze acquisite. Erano state stanziate delle somme, ben mille miliardi delle vecchie lire per i danni provocati dal terremoto di Santa Lucia. I soldi risultati sovrabbondanti avrebbero potuto essere utilizzati per interventi di prevenzione. Ma se ne fece altro uso…

Le amministrazioni locali decisero di servirsene per fare strade, parcheggi e altre opere spacciate come via di fuga. Le rotatorie della Circonvallazione, il viale De Gasperi, gli inutili parcheggi scambiatori, spesso abbandonati alle erbacce, rientrano tra i lavori intrapresi con quel denaro che avrebbe dovuto essere adoperato per garantire maggiore sicurezza a noi cittadini in previsione del verificarsi di un possibile grande evento sismico.

La proposta avanzata dai relatori è stata quella di ripartire dall’esperienza del Progetto Catania, che avrebbe dovuto essere un modello da applicare ad altre realtà cittadine ed è invece caduto nel dimenticatoio, e preparare un nuovo Piano decennale per la sicurezza sismica nella nostra città. Il palcoscenico da cui lanciare la proposta dovrebbe essere una apposita seduta degli Stai generali, di cui le associazioni organizzatrici dell’incontro hanno chiesto la convocazione.

Mettendo da parte le perplessità sulla vetrina degli Stati Generali, che corrono il rischio di rimanere inefficaci e buoni solo a fare pubblicità a politici, amministratori e qualche intellettuale in buona fede o malato di protagonismo, ci chiediamo se ci sono le condizioni per riprendere le fila di quella collaborazione tra università, mondo della ricerca scientifica, Regione Sicilia e amministrazioni locali che fece diventare Catania una città-laboratorio per la riduzione del rischio sismico. Senza dimenticare che al progetto partecipò attivamente l’Agenzia della Protezione Civile, allora non impegnata ancora quasi esclusivamente nella gestione, più o meno corretta, dei Grandi Eventi.

Forse più concreto l’obiettivo di smuovere le acque, di ripartire da un’opera di sensibilizzazione, che rientra tra gli obiettivi primari del CISPA, di cui il dott. Maniscalco è presidente. Una collaborazione attiva dei cittadini è, d’altra parte, indispensabile alla attuazione di una messa in sicurezza degli edifici della nostra città. Oltre agli interventi dello stato sugli edifici pubblici, è necessario che ogni cittadino comprenda che è suo preciso interesse provvedere a mettere in sicurezza la propria abitazione, già costruita o da costruire, per salvaguardare la propria incolumità.

Non sarà facile che si diffonda questa coscienza e questa sensibilità, visto che i primi a trascurare il problema sono proprio coloro che della sensibilizzazione dovrebbero occuparsi, sindaco in testa. E’ infatti il sindaco, ancor prima del prefetto, il principale soggetto responsabile della prevenzione. Su di lui ricade l’obbligo istituzionale di informare i cittadini dei rischi e di organizzare le misure per mitigare i danni. Non gli è possibile nemmeno scaricare il peso delle decisioni sulla protezione civile, perchè di essa proprio lui è, in questi frangenti, il responsabile.

Lo ha affermato con forza e con cognizione di causa Paolino Maniscalco, che ha inoltre ricordato, insieme a Pinella Leocata, come in passato le analisi puntuali condotte sul territorio e le denunce dei rischi apparse sul quotidiano locale abbiano determinato una reazione di rigetto da parte dei poteri forti, delle istituzioni e della stessa opinione pubblica. Hanno protestato persino i presidi, forse timorosi della perdita di immagine della propria scuola, e i proprietari preoccupati della perdita di valore dei propri beni immobili.

Come dire che basta negare la realtà per risolvere il problema, come è accaduto, secondo la testimonianza del dott. De Marco, ex direttore del Servizio sismico nazionale, nel caso di paesi cancellati dalla mappa del rischio sismico in virtù della loro vocazione turistica. Per non perdere i turisti, si nega l’esistenza del rischio…

Accanto a questo approccio miope e disonesto, possiamo averne uno volontaristico e ingannevole, fondato sulla pretesa di risolvere alla radice il problema, azzerando il rischio sismico. Nessuno può realisticamente prometterlo e nemmeno pensarlo. Si può solo operare per ridurlo, utilizzando il know how disponibile e investendo energie e risorse, soprattutto per affrontare le questioni più complesse, tra cui quella della salvaguardia dei centri storici, particolarmente delicata in un paese come il nostro, in cui quasi tutte le città hanno un centro di grande valore urbanistico e artistico.

Si suol dire che senza soldi non si canta messa. Comprensibile, quindi, la richiesta di destinare alla prevenzione sismica adeguate risorse economiche.

Ma c’è dell’altro di cui nell’incontro non si è parlato, o di cui non si è detto abbastanza. C’è, infatti qualcosa che noi cittadini potremmo cominciare a fare subito, senza attendere investimenti che possono tardare o peggio trasformarsi in altre forme di speculazione. Parliamo delle necessità di vigilare attivamente sulle scelte urbanistiche che si faranno a breve nella nostra città, in modo che la prevenzione del rischio sismico diventi un criterio da cui non si possa derogare.

Un caso concreto su cui esercitare questa vigilanza potrebbe essere, ad esempio, quello del progetto relativo al Corso Martiri della Libertà, dove tra l’altro si vorrebbe abbattere una delle poche scuole cittadine costruite con criteri antisismici. E che dire degli spazi necessari per creare non solo verde pubblico, ma anche aree di raccolta in caso di sisma? E dei controlli sul rispetto della legalità? E della accettazione dei vincoli, combattendo la tentazione di modificarli secondo i propri interessi? E potremmo continuare.

Da questo possiamo cominciare, dimostrando di essere cittadini responsabili, con senso civico, coraggio e costanza, affinchè la speculazione e gli interessi privati di pochi non condizionino la sicurezza e la bellezza della nostra città.redazione-argo

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