LETTERA APERTA DI UN INSEGNANTE AL MINISTRO GELMINI

tagliotascheGentilissima on. avv. nonché titolare pro tempore del MIUR,

senza mia responsabilità personale, sono un suo dipendente e sto per andare in pensione, non per mia scelta; mi era stata concessa, bontà vostra, la deroga di un anno per raggiungere l’ultimo scatto di stipendio e speravo anche nell’ulteriore adeguamento stipendiale con il rinnovo del contratto collettivo, peraltro già scaduto da un anno.

Mi avete ingannato. In questi giorni, da un suo collega di governo, sto per essere defraudato (assieme a tutti i miei colleghi), in un colpo solo, di:

– € 1560 annui per il mancato scatto di stipendio

– € 100 mensili e per tutta la vita come ripercussione di questo mancato scatto

– un’altra cifra non quantificabile su stipendio e pensione, a causa del blocco non recuperabile del rinnovo contrattuale

– una cifra non quantificabile, ma proporzionale alle due precedenti, sulla liquidazione, a cui si aggiungerà il danno derivato dall’inopinata modifica dei criteri di calcolo.

Senza contare che il pesante taglio dei trasferimenti a Regioni, Comuni e Province, dell’ordine del 20 per cento, costringerà questi Enti ad aumentare ulteriormente le addizionali locali, che andranno ad incidere indirettamente sui redditi fissi medio bassi, cioè, ancora una volta, sul mio.

Nel frattempo

LEI È RIMASTA ZITTA E NON HA FATTO NULLA PER DIFENDERMI DA QUESTA INOPINATA E INAUDITA VIOLENZA.

Un senso, forse malinteso, della dignità, vorrebbe che in questi casi ci si dimetta (altri datori di lavoro, nelle sue stesse condizioni, hanno fatto scelte ben più drastiche), ma questo attiene alla Sua coscienza.

Quando, nel novembre 1972, fresco di laurea conseguita con il massimo dei voti, sono rientrato come insegnante nel mondo della scuola, non avrei mai immaginato che ne sarei uscito con un tale senso di umiliazione e frustrazione, per dover subire, senza potermi difendere, questo brutale trattamento da parte di un governo bugiardo, incapace persino di mantenere la parola data e la cui credibilità morale e politica molte, troppe, volte ha lasciato a desiderare (per così dire).

Eppure c’è qualche inguaribile buontempone che, in modo irresponsabile, continua a blaterare che le tasse non sono aumentate e non sono state messe le mani nelle tasche degli italiani, mentre evasori (Draghi dixit), abusivisti, speculatori, corruttori e corrotti (anche per caso) continuano a spadroneggiare.

Ma chi paga davvero, in termini di disoccupazione, lavoro precario e salari di fame, sono i giovani. Non una, ma due mani, vengono messe nelle loro tasche!

Per quanto mi riguarda, senza alcuna presunzione e con molto orgoglio posso affermare che in tutti questi anni, oltre ai miei normali obblighi professionali, non ho mai lesinato di dedicare il mio tempo e le mie forze, senza mai badare agli inesistenti ritorni economici, alla ricerca e alla sperimentazione didattica, non trascurando nemmeno la ricerca scientifica, avendo nel frattempo conseguito un dottorato di ricerca e pubblicato con editori e riviste scientifiche di rilievo almeno nazionale.

So bene che le mie sono solo parole di un inutile e inefficace sfogo; vorrei solo chiederLe la cortesia di tenerle a mente e ricordarle tutte le volte, Le accade spesso, che Le verrà la voglia di riempirsi la bocca della parola ‘meritocrazia’, perché – mi creda – Lei non ne conosce il significato.

Con i sensi della mia più assoluta disistima

Nino Indelicatoredazione-argo

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One Response to ““…Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani.” …Meno male!”

  1. cettina catanzaro
    giugno 5th, 2010 at 09:58

    Condivido in pieno le considerazioni del collega. Anch’io sono a pochi passi dalla pensione. Non ci viene data più la possibilità di scegliere quando lasciare la scuola se raggiungiamo 40 anni di contributi. Veniamo semplicemente sbattuti fuori, defraudati di una parte di ciò che ci spetterebbe di diritto. Sarebbe questa la “giustizia italiana”? Per i giovani, poi, non si intravede alcuna prospettiva di lavoro in nessun campo, soprattutto, ahimè!, se possiedono una laurea. Siamo allo sfacelo più totale

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