Tra le iniziative che hanno animato il pomeriggio catanese di sabato 19 giugno c’è stata la presentazione del Rapporto Amnesty 2010 ad opera del responsabile del gruppo Italia 72, Andrea Cuscona.
Un’ occasione anche per aprirsi al mondo, per guardare a quello che accade lontano da noi. Con trepidazione, perchè le violazioni dei diritti umani denunciati da Amnesty riguardano per il 2009 più di cento paesi, e non tutti poveri o dittatoriali. Ma anche con speranza, perchè spesso le azioni di Amnesty hanno efficacia nel favorire la liberazione di detenuti ingiustamente reclusi o nell’ottenere la revoca di una condanna a morte.

Nero e bianco, dunque, in tutto lo scacchiere mondiale. Segnali positivi sembrano venire dalla giustizia internazionale, come nel caso del mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale contro Al Bashir, presidente del Sudan, accusato di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità per la vicenda del Darfur. Ma giustizia non sarà fatta, perchè l’Unione Africana ha rifiutato di collaborare. Troppo forte è il condizionamento della politica (e soprattutto, indirettamente, dell’economia) sul diritto internazionale.

Tanti i punti caldi, lo Sri Lanka, il Medio Orientale, l’Africa del Nord. Molti i temi, tra i quali la violenza domestica, soprattutto contro le donne, gli sgomberi forzati con milioni di senzatetto.
Cresce dappertutto la repressione delle libertà personali, praticata anche nei paesi “democratici”, spesso sotto la copertura della guerra al terrorismo, della minaccia alla sicurezza.

E l’Italia? Ha un posto di rilievo l’Italia nel rapporto Amnesty. Lo ha conquistato con l’introduzione del reato di clandestinità e con la politica dei respingimenti nati dall’accordo di “ amicizia, partenariato e cooperazione” con la Libia. Ma la Libia, come ha ricordato Simonetta Cormaci, è un paese che non ha firmato la Convenzione di Ginevra e in cui è molto forte il rischio di torture e di trattamenti disumani. E’ un paese terzo, rispetto a quelli da cui provengono i migranti, che spesso non scelgono liberamente di partire, ma fuggono da situazioni di guerra, di persecuzione.

Fuggono per salvarsi la vita e avrebbero il diritto di entrare, di essere accolti come rifugiati. Ma nel momento in cui vengono respinti nessuno chiede loro da dove vengano o perchè vengano. E i nostri telegiornali, che traboccano di immagini, non hanno mai trasmesso nessuna foro, nessun filmato dei respingimenti. Una scelta dettata dalla volontà di fare cadere nel silenzio le violenze commesse? di non suscitare commozione o solidarietà mostrando lo stato in cui sono ridotti, per disidratazione e per fame, coloro che vengono respinti?

Non sappiamo. Le uniche immagini trasmesse dal programma di Rai3, Presa Diretta, sono quelle riprese dal giornalista Enrico Dagnino, presente sulla nave Borienzo della Guardia di Finanza e testimone involontario del primo respingimento, nel maggio del 2009. Neanche la Guardia di Finanza sapeva che sarebbe arrivato l’ordine di rimandare indietro il barcone e si apprestava a fornire soccorso. (Guarda il video sottostante).

La politica del nostro governo ha portato ad una riduzione significativa delle richieste di asilo. Vuol forse dire che ci sono nel mondo meno persone disperate che hanno bisogno di essere accolte? Alcuni dati, con opportune riflessioni, sono stati forniti da Elvira Iovino del Centro Astalli, promotore anch’esso dell’iniziativa, che si occupa da anni dei richiedenti asilo, in tutta Italia, e anche a Catania.

Non solo di rifugiati si è parlato sabato, ma anche della discriminazione dei Rom, dei casi di omofobia, degli abusi delle forze dell’ordine all’interno delle caserme. E’ qui infatti, che si registrano, subito dopo il fermo, episodi di pestaggi e violenze, in un momento in cui sono sospese di fatto le garanzie della persona. L’esempio più grave rimane quello che è accaduto alla caserma Bolzaneto di Genova durante il G8. Ma questi casi diventano sempre più frequenti. E di inserire il reato di tortura nel nostro codice non si vuole parlare,,,,,,,

Su tutto questo, in Italia e nel mondo, Amnesty tiene alta l’attenzione. Dobbiamo dire “Grazie Amnesty”, anche se, come ha concluso Cuscona, di Amnesty vorremmo non avere bisogno.

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One Response to “Rapporto Amnesty 2010, bianco e nero”

  1. Gentile redazione di Argo,
    desidero ringraziarvi per l’interesse dimostrato nei confronti di Amnesty e della situazione dei diritti umani nel Mondo.
    Ci fa piacere invitarvi ai prossimi due eventi in caldendario:

    – 16 luglio h 20:30 (via crociferi, 40 – chiostro CGIL) , in occasione dell’ “INTERETHIC FEST 2010-idee, valori, musica e cibi provenienti dal mondo”: Si tratta di un evento organizzato dal CO.P.E. cui prendeemo parte assieme ad altre associazioni.

    – 19 luglio h 21:00 (parco Trnità Manenti – Mascalucia); Etna Blues Festival

    Vi aspettiamo!

    Andrea Cuscona
    responsabile gr072 Amnesty International

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