Non solo docenti, ma anche ricercatori, sia strutturati che precari. E persino studenti e tecnici amministrativi. Queste le componenti del nostro ateneo che hanno costituito un coordinamento unico per gestire la mobilitazione e le forme di protesta che verrano intraprese contro i provvedimenti del governo che rischiano di compromettere non solo il futuro dell’università ma addirittura il regolare svolgimento del prossimo anno accademico.

La decisione è stata presa nel corso dell’assemblea di ateneo tenutasi il 9 Luglio, a conclusione della quale è stato emesso un comunicato firmato da ANDU, CIPUR-CONFSAL, CISL-Università, FLC-CGIL.

Rimane inadeguato il coinvolgimento delle famiglie e della società civile. Non a tutti è chiaro che le scelte politiche che questo governo sta compiendo condanneranno il paese all’arretratezza. Tagliare pesantemente i finanziamenti all’università non significa combattere il baronaggio, come viene affermato dalle fonti ufficiali, ma penalizzare soprattutto i giovani, sia studenti che lavoratori precari. Ed è una cosa che rigurada tutto il cosiddetto sistema paese.

Dare meno soldi all’università comporta molte conseguenze, tra cui: un deciso aumento delle tasse universitarie, la riduzione dei servizi agli studenti (borse di studio, mense, case dello studente),  il licenziamento di parte del personale precario e la diminuzione della qualità dell’offerta didattica, la morte della ricerca, proprio il settore in cui investono i più importanti paesi dell’Europa e del mondo, perchè senza ricerca non c’è sviluppo.

Ecco il Comunicato emesso a conclusione dell’assemblea:

“Venerdì 9 Luglio 2010, a conclusione del periodo di mobilitazione nazionale indetta dalle Organizzazioni confederali sindacali dell’Università e dalle Associazioni della Docenza Universitaria, è tornata a riunirsi l’Assemblea d’Ateneo dei docenti universitari dell’Università di Catania, presso l’aula magna del dipartimento di Fisica e Astronomia.

L’Assemblea, constatata l’assenza di un qualsiasi segnale concreto di apertura di una trattativa tesa a rimuovere l’ingiusto ed iniquo trattamento penalizzante previsto dalla manovra finanziaria, che non si limita a richiedere i doverosi sacrifici economici, ma azzera per tutte le fasce docenti (ricercatori, associati e ordinari) tre anni di progressione di carriera con pesanti ripercussioni anche sul piano pensionistico, e l’assoluta latitanza del ministro Gelmini nell’operare una qualsiasi difesa dei diritti violati del personale amministrato dal suo dicastero fino a tollerare che, per questa sola categoria, possa essere impunemente taglieggiata la tredicesima mensilità a fronte di ben altre iniziative assunte dai suoi colleghi di governo per magistrati e forze dell’ordine, creando odiose distinzioni nell’ambito del personale pubblico non contrattualizzato la cui autonomia, rammentiamo, è esplicitamente tutelata dalla Costituzione,

Ribadisce la ferma volontà di segnalare il profondo disagio per il trattamento discriminatorio e punitivo cui è fatta oggetto tutta la docenza universitaria astenedosi dall’assumere qualsiasi compito che ecceda quanto previsto dal proprio stato giuridico.

La situazione viene altresì aggravata dalla prospettiva di un progetto di riforma (Ddl 1905) che oltre a snaturare il ruolo istituzionale di una università pubblica quale libera produttrice di saperi e di innovative ricerche di base lascia irrisolti ed anzi aggrava i problemi che da anni mortificano intelligenze e carriere in particolare dei ricercatori confinati in un limbo istituzionale benché indispensabili al funzionamento dell’università.

Con profondo rammarico ed amarezza l’Assemblea prende atto della scarsa sensibilità dimostrata da una larga maggioranza di colleghi ricoprenti cariche istituzionali nei confronti delle giuste rivendicazioni e conseguenti iniziative di protesta assunte rilevando a volte anche atteggiamenti ostativi e ricattatori nei confronti delle figure più deboli piuttosto che condivisione ed atteggiamenti collaborativi fino a minacciare dimissioni a fronte della non improbabile impossibilità di attuare l’offerta didattica prevista per il prossimo anno accademico.

Pertanto l’Assemblea invita tutti i colleghi a manifestare immediatamente il proprio dissenso astenendosi da ogni attività non richiesta per obbligo istituzionale dandone, ove non l’avessero già fatto, segnalazione scritta agli organi competenti per la programmazione didattica.

Auspica, dandone mandato ad alcuni colleghi già attivatosi in questa direzione, di costituire un comitato di coordinamento articolato per facoltà e comprensivo di tutti gli attori della realtà universitaria, studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico amministrativo.

Ribadisce la permenanza dello stato di agitazione che potrà articolarsi in forme autonome per facoltà a contrasto delle citate norme in finaziaria e di opposizione propositiva nei confronti del DDL 1905 di riforma universitaria.

Per capire meglio le implicazioni delle decisioni del governo leggi la lettera aperta dei ricercatori agli studenti e alle loro famiglie

A Palermo alcuni docenti hanno scelto come strumento di protesta lo svolgimento degli esami in strada. Leggi la notizia su Sicilisnews24

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