Riceviamo dai Ricercatori precari di Catania l’appello “Non c’è posto per te”, scritto in risposta al documento votato all’unanimità dall’Assemblea della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).

Nonostante nel documento dei rettori si evidenzi in modo generico il rischio di un “inaccettabile trattamento discriminatorio che colpirà in modo particolare i più giovani tra i ricercatori e i professori”, le proposte avanzate dai rettori puntano soprattutto a “favorire promozioni interne a totale scapito del reclutamento

Questo aspetto è sottineato in modo chiaro nell’appello rivolto dai ricercatori precari a “Ricercatori, professori, personale TA, studenti dell’università italiana”. Si tratta di un documento nazionale, alla cui stesura hanno contribuito anche i ricercatori precari catanesi.

Ne pubblichiamo la parte centrale, che ci è sembrata più significativa:

“… vista la dichiarata scarsità di fondi ordinari attuale e futura, ci pare che i punti salienti (aumento delle quote per promozioni interne, 2000 passaggi RU->PA all’anno e chiamate a professore aggregato) avrebbero questi effetti:1) L’azzeramento della prospettiva di reclutamento di nuove leve per i prossimi 10 anni, che avrebbe pesantissime conseguenze per i giovani ma anche per le migliaia di precari meritevoli che hanno pagato e continuano a pagare una gestione dell’università unicamente rivolta ad abbassare il costo del lavoro di chi è in posizione più debole (precari della ricerca, TA, ricercatori). Inoltre, indipendentemente dall’aspetto sociale, vogliamo notare che il taglio di una componente vitale e creativa del personale didattico e di ricerca non può che arrecare un danno anche all’università stessa.2) Allo stesso tempo, le proposte di progressione preferenziale, che nei fatti si configurano come una vera ope legis, interesserebbero soprattutto i ricercatori più anziani per i quali il costo di una promozione è nullo o limitato. Ancora una volta con grave danno per i ricercatori più giovani e in maniera del tutto indipendente dal merito. Ed è chiaro che una mortificazione del merito anche tra i ricercatori finirebbe per tradursi in un ulteriore colpo al sistema universitario.3) In questo quadro, anche le garanzie richieste per i contratti di tenure track (che nel DDL attuale andrebbe più propriamente chiamata tenure trash) appaiono del tutto demagogiche, dal momento che i pochi fondi per bandire tali posizioni saranno largamente fagocitati dalle progressioni di cui sopra.

Lascia allibiti lo smaccato tentativo di barattare il futuro dell’università per un “piatto di lenticchie” da offrire ai ricercatori, nella speranza che questo sia sufficiente a far partire il prossimo anno accademico; piatto di lenticchie, tra l’altro, probabilmente virtuale in quanto è del tutto dubbio che i posti promessi arriveranno realmente anche in caso di approvazione della richiesta. Ricordiamo, a chi la avesse dimenticata, la tragicomica vicenda del reclutamento Mussi, che ha di fatto sostituito il reclutamento ordinario ed è stato affossato dai tagli e dai ritardi governativi.

Ovviamente, se da una parte è giusto che l’università recluti e paghi i docenti di cui ha bisogno, ci rifiutiamo di assistere passivi allo spettacolo di un’Italia miope, capace solo di pensare riforme a totale carico delle generazioni future.

Per i motivi fin qui esposti

– stigmatizziamo l’iniziativa della CRUI come tendenziosa e incurante del futuro dell’università, iniziativa NON DEGNA di una categoria, quella dei rettori, che dovrebbe lavorare per l’interesse del nostro sistema accademico; piuttosto che lasciarsi sedurre dalla prospettiva degli smisurati poteri, al di fuori di ogni controllo terzo, che sarebbero loro concessi, essi farebbero bene ad interrompere la monotona litania di appelli per l’approvazione del ddl Gelmini e seguire l’esempio dei loro ben più coraggiosi predecessori che appena pochi anni fa minacciarono di dimettersi in blocco per tagli e provvedimenti che appaiono una miserevole quisquilia rispetto a ciò che il governo ha fatto e intende ancora fare;

– ci auguriamo che le componenti accademiche non si prestino a questo patetico gioco volto solo a sedare la protesta dei RTI, introducendo una corsia preferenziale e rendendosi così carnefici al tempo stesso dell’università e di due generazioni di ricercatori;

– ribadiamo la nostra solidarietà alla protesta dei ricercatori, riconoscendoci nei punti avanzati nel documento del 29 Aprile;

e aggiungiamo:

– che la drammatica situazione dei precari della ricerca e delle attività di ricerca nelle università richiede una soluzione individuabile solo in un reclutamento straordinario di emergenza, in terminbi di concorsi, da finanziare adeguatamente;

– che questo può e deve avvenire nel contesto del ruolo unico in tre livelli proposto dalla rete 29 Aprile, in modo da non mettere in conflitto le diverse componenti del mondo della ricerca;

– che le risorse potrebbero e dovrebbero essere trovate mediante la riduzione a 65 anni dell’età pensionabile di tutti i docenti universitari con riutilizzo, senza alcun vincolo sul turnover, del budget reso disponibile per il reclutamento di nuovo personale;

– che è necessario adeguare le condizioni di lavoro dei precari dell’università a standard civili, come prescritto dalla Carta Europea dei Ricercatori, iniziando per esempio dal riconoscimento di un trattamento previdenziale e retributivo equiparato ai lavoratori strutturati.”

Leggi il documento in forma integrale e firma la petizione

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