All’interno della struttura limpida e armoniosa del palazzo Platamone è ospitata in questi giorni una mostra di opere davvero inquietanti. Parliamo della mostra “Occhi fiamminghi sulla Sicilia” del pittore Patrick Ysebaert, inaugurata mercoledì scorso, a conclusione della serata organizzata per ricordare il 25° anniversario della morte di Beppe Montana.
Nelle tavolette contigue accoppiate su cui il pittore ha deciso di lavorare sono rappresentati, sullo sfondo, paesaggi, momenti e figure caratteristici della Sicilia. I dolci, le processioni religiose, il mercato, i venditori ambulanti, le opere d’arte sono rappresentate con colori vividi, che richiamano quelli usati nei carretti siciliani, e con tratti più o meno sfumati.

Su ognuno di questi sfondi, diverso per ogni dipinto, si staglia un volto, rappresentato in bianco e nero, con sfumature azzurrognole, che richiamano le caratteristiche di un’antica fotografia. E a foto reali sono ispirati questi ritratti di uomini e donne, riconoscibili a prima vista da chi ha avuto la opportunità o la volontà di documentarsi sui delitti di mafia. Qualcuno più noto, come Fava, Impastato, Chinnici o Cassarà. Qualcuno meno noto, soprattutto le donne, da Emanuela Loi a Graziella Campagna.

Il volto espressivo, spesso sereno e sorridente, contrasta con gli occhi chiusi, che simboleggiano probabilmente la morte. Ma le fisionomie quasi parlanti, che spiccano a contrasto con i colori dello sfondo, li fanno apparire piuttosto immersi nel sonno e quindi ancora viventi.
La quotidianità e vivacità dell’ambiente rappresentato nel fondale acquista allora una cifra straniante e ci interroga sulla appartenenza di queste persone al contesto sociale e umano in cui sono rappresentate.

Ne sono ancora parte come “monito per la società”, come dice Cristian Moncada, il curatore della mostra, o non ne hanno mai fatto integralmente parte, distinguendosi anche da vivi per coscienza civile e coerenza morale ? O sono solo le vittime inconsapevoli di un sacrificio, simbolicamente adombrato dall’agnello pasquale in pasta martorana che fa da sfondo al ritratto di Rosario Livatino o dal pesce dissezionato dai coltelli nella tavola che rappresenta Mauro De Mauro?
Gli interrogativi contribuiscono ad accrescere il fascino di questa mostra, bellissima

GALLERIA IMMAGINI

e perturbante, che è possibile vedere a palazzo Platamone fino al 21 agosto. Un grazie a Libera per averla portata a Catania. Una diversa selezione di opere dello stesso autore su questo stesso tema  è stata presentata in occasione della inaugurazione del Museo della Mafia di Salemi con il titolo “Dettagli di Cosa Nostra”
Leggi la nota biografica su Patrick Ysebeart

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