Anche un prete catanese, Salvatore Resca, viceparroco della parrocchia SS. Pietro e Paolo di Catania, interviene nella polemica nata dalle prese di posizione del settimanale Famiglia Cristiana sull’operato del governo Berlusconi.

La lettera affronta una delle questioni in gioco, quella delle modalità di presenza dei cristiani in politica. Viene richiamato in particolare un passaggio della Gaudium et spes, il documento del Concilio Vaticano II che rompeva con l’idea che tutti i cristiani dovessero riconoscersi in un unico partito politico, sedicente cristiano. Ai credenti viene ricosciuta piena libertà di scelta. Solo la profondità dell’adesione alla Parola permetterà loro di compiere scelte coerenti con il messaggio cristiano. Leggi il testo della lettera di Resca

Questa riflessione può essere ampliata anche a partire da alcune domande poste da Gian Enrico Rusconi, in un articolo pubblicato su La Stampa del 22 agosto.

Rusconi si chiede se “ai cattolici, giustamente preoccupati per la politica, non viene il dubbio che occorra una diagnosi più esigente magari con un po’ più di autocritica”.

Secondo il suo punto di vista la crisi non è solo della politica ma di tutta “la societa’ civile italiana che e’ allo sbaraglio e in pieno disorientamento. (…) Molte patologie sociali non provengono da fuori, dalla politica, ma dal ventre della societa’ civile priva di anticorpi morali.”

Queste patologie non sono state inventate dal berlusconismo, che piuttosto ha funzionato da potente catalizzatore e, in particolare, “ha inciso in modo irreversibile sulla mutazione della democrazia italiana, creando un ceto politico chiamato solo a sanzionare (con il voto parlamentare) le decisioni del leader senza essere coinvolto nei processi deliberativi. Un ceto politico siffatto non e’ «dirigente» ma solo esecutore.”

Interrogandosi su quale sia oggi il rapporto tra mondo cattolico e politica, Rusconi è costretto a chiedersi: ma quale mondo cattolico?  Ci sono molti gruppi cristiani che appartengono a quella parte della società civile che reagisce e si attiva per realizzare “una democrazia decente”.  Ma c’è “l’inossidabile Cl, che ancora oggi, all’inizio del suo Meeting annuale, critica con toni perentori e con buoni argomenti la classe politica italiana come se le fosse estranea e non avesse da anni intensi legami con essa [e non fosse, ndr.] oggettivamente organica al berlusconismo.”

Forse che mettendosi sempre al carro del politico vincente di turno, si possono salvare i principi cristiani?

Si tratta di una sorta  di ‘sindrome di Esaù’, solo che in questo caso non ci si accontenta di un semplice piatto di lenticchie ma di ben più sostanziosi lacerti di potere politico e quindi di vantaggi e privilegi economici di varia natura.

In nome della difesa di alcuni “valori cristiani” si rinuncia alla libertà profetica che dovrebbe caratterizzare la condotta di ogni cristiano.

Leggi l’articolo di Rusconi su Argo

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3 Responses to “I cattolici, la carne e l’uomo della Provvidenza”

  1. Credo che nessuno possa e debba parlare nè di cl, nè del meeting senza conoscerne la vera sostanza e il cuore che vi sta dentro.Nè possa vantarsi di conoscerlo solo per quello che crede di sapere ideologicamente. La classe politica italiana va criticata perchè ci sono numerosi punti critici che evidentemente non sono per il bene comune e per la verità. Ma un uomo, impegnato con tutta la realtà, TUTTA, sa che essa è fatta anche di politica e se vive si impasta con tutto; anche con la politica! Confrontandola con le esigenze più profonde del proprio cuore, conoscendola, dibattendo, ascoltando.Cosciente che non è da essa che proviene la sua salvezza. Un consiglio: andate al meeting, non leggete solo i giornali e quello che essi vogliono farvi vedere del meeting. Non c’è bisogno di salire in nessun carro, nè di prendere una parte o un’altra. Possono andare tutti. C’è solo una condizione necessaria: essere uomini.Fino in fondo.
    Nè greci, nè romani, nè ebrei…ma tutti figli di Dio.

  2. E’ interessante la citazione che Cristina fa della Lettera di San Paolo ai Galati, 3, 28, a sostegno delle proprie affermazioni. Cito per intero il brano: «Non c’è Giudeo, né Greco; non c’è schiavo né libero; non cè maschio e femmina, perchè tutti voi siete uno in Cristo Gesù». Perciò si tratta di cristiani non di semplici figli di Dio. C’è, però, un particolare non irrilevante per tutti quei cristiani che fanno parte di un movimento (ad es. CL): non è più sufficiente il riferimento alla Parola di Dio; questa deve essere interpretata alla luce del pensiero del fondatore o della guida del movimento, con il rischio non tanto ipotetico di una applicazione distorta della Scrittura. Come si vede, il problema non riguarda solo CL, ma tutti i movimenti che si rifanno ad un “capo carismatico”, che volentieri dà a tutti gli adepti suggerimenti di tipo politico fondati in modo molto approssimativo sul messaggio di Cristo. Mi chiedo: cosa resta a questo punto del cristianesimo?

  3. Pongo fine a questo “dialogo”, anche se mancano i presupposti necessari e sufficienti per definirlo tale. La mera dialettica non hai mai convinto nessuno. Non è affascinante. Non convince. Ancor di più se è impastata di ideologia e pregiudizio.
    Meglio l’esperienza e la vita in atto.Decisamente.
    Solo un’ultima cosa: la “Parola” è Dio che si è fatto carne. Molto più affascinante, desiderabile,trascinante,convincente e corrispondente al cuore dell’uomo di qualsiasi libro.

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