Scommettiamo che pochi conoscono la Scuola Bosina? Eppure la sua vicenda può fornire una chiave efficace per risolvere tutti i problemi della scuola siciliana.

Ma andiamo per ordine.

Mentre cominciano a delinearsi, in termini di licenziamenti di massa, i risultati delle sue presunte riforme (definite, sobriamente, “epocali”), la signora Gelmini che, dopo una brillante carriera di avvocato a Reggio Calabria, è stata selezionata come sottosegretario alla Pubblica D’istruzione, ha ritrovato la loquela.

E con la sua ormai nota acutezza di analisi, ha liquidato la questione dei precari dichiarandoli d’ufficio, “strumentalizzati da forze politiche” ed “esponenti di Italia dei Valori”.

Prima dell’estate invece, mentre i suoi dipendenti venivano depredati dal suo Superiore, il tributarista nonché filosofo dell’economia Tremonti, aveva conservato uno stretto riserbo e un silenzio di tomba, ma già, nei mesi successivi, aveva trovato il tempo di discettare sull’universo dello scibile umano, dalla coltivazione dei papaveri bonsai ai rapporti politici ed economici con la Groenlandia.

Nel frattempo noi, nel nostro piccolo, ci siamo dati da fare e crediamo di aver individuato un’alternativa che promette di risolvere in poco tempo tutti i problemi della scuola, non solo quelli dei precari.

La strada è stretta ma percorribile: basta diventare soci della cooperativa che gestisce la Scuola paritaria Bosina di Varese, condividerne la filosofia e aprire altre scuole simili nella forma di succursali o sezioni staccate. Vedrete che i finanziamenti arriveranno a pioggia e in misura crescente e tutti i precari saranno velocemente assorbiti.

Cosa è la Scuola Bosina? E’ presto detto.

La Scuola Bosina è stata fondata nel 1998 dalla Lega Nord e in particolare da Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi. Essa si articola in Scuola dell’Infanzia, Scuola Primaria e Scuola Secondaria di primo grado, tutte paritarie e, in quanto tali, già abilitate a usufruire di vari finanziamenti da parte di Enti locali, Regione e MIUR.

La sua filosofia, dietro un commovente e poetico paravento di parole, indica obiettivi formativi facilmente condivisibili.

“Gli uomini sono come gli alberi, se non hanno radici sono foglie al vento e i bambini sono i semi che devono trovare il nutrimento dalla terra in cui vivono per diventare querce secolari, di quelle che affrontano le tempeste della vita rimanendo sempre salde al terreno. Va da sé che solo chi è padrone del proprio passato è padrone del proprio futuro.”

Pur seguendo quindi i programmi ministeriali, viene privilegiato lo studio del territorio circostante, a partire dal principio che l’ambiente influenza il grado di crescita del bambino. Come?

“La progressiva scoperta del territorio avviene fin dalla scuola dell’infanzia presentando narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche strettamente legate alle tradizioni locali e grazie alle numerose visite guidate sul territorio, che consentono al bambino di riconoscere da diverse angolature la propria identità.

Identità che viene fissata anche con la proposta di studio del dialetto locale, considerato fonte di cultura e tradizione da salvaguardare.”

Sappiamo poco di didattica, immaginiamo che vi si insegnino dialetti lombardi, galateo verbale, scelta della canottiera, conservazione della razza (dalla Frisona alla stirpe Borghezio), analisi delle acque del Po, gestualità (dal digitus impudicus al gesto dell’ombrello).

Ora, mentre la pubblica istruzione è alle prese con pesanti tagli – secondo la CGIL Lombardia gli istituti della regione nel loro complesso vantano un credito dallo Stato di 175 milioni di euro, già messi in bilancio e mai erogati – con estrema facilità vengono reperiti 800 mila euro per una scuola cara ad un leader politico: 300mila euro per il 2009 e 500mila euro per il 2010, come stabilito nel decreto del ministro del Tesoro dello scorso 9 giugno.

Come ha rivelato “Il Giornale”, noto organo di stampa di un gruppuscolo trotskista lombardo, il meccanismo che lo ha consentito è il ‘Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio’, voluto nel 2004 dal Governo Berlusconi, poi cassato da Prodi e resuscitato dall’ultimo esecutivo.

Esso consente di distribuire a pioggia soldi per i bisogni più diversi e, di fatto, viene usato dai parlamentari per gratificare le clientele dei propri collegi elettorali. Volgarmente infatti è detto “legge mancia”, ma si tratta di mance sostanziose, come si vede.

La Scuola Bosina ha potuto accedere al contributo, formalmente, in quanto negli ultimi anni ha compiuto lavori di ammodernamento della sua sede di Varese, ma, in effetti, per ripianare un pauroso deficit di bilancio, si parla di oltre 470 mila euro, e per far partire un progetto di scuola superiore, un liceo linguistico sperimentale.

Per la cronaca, il suo progetto educativo è già stato bocciato dal Comitato Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI), che lo ha ritenuto “sostanzialmente poco giustificato e mal strutturato (…) nascendo esclusivamente dall’interesse manifestato da enti e istituzioni locali e territoriali”.

A questo punto sembra definitivamente risolto anche il mistero della fondazione della Lega: l’allevatore di trote Bossi aveva in effetti bisogno solo di una sorta di patronato familiare, mediante cui è stato in grado di reperire:

per lui, e per il suo collega allevatore di maiali, un posto al governo e un futuro da “trafficante in banche”, come lo ha definito Casini.

per figli e parenti un lucroso impiego a Strasburgo, già sede del parlamento di Forcolandia: Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito), sono stati assunti per fare i portaborse ad altri deputati leghisti, per la modica cifra di 12.750 euro, pari a 24 milioni e 687 mila di vecchie lire. Al mese;

– per un altro figlio, Renzo, a coronamento di una brillante carriera scolastica, un posto da consigliere regionale in Lombardia;

per la moglie una scuola privata.

Non è da escludere che anche il cane di casa Bossi, quanto prima, sarà messo a capo delle unità cinofile della Guardia di finanza.

E’ aperto il dibattito fra i sociologi sul modello di riferimento culturale e politico di questa versione padana del familismo amorale: l’ipotesi più accreditata è quello della democristiana famiglia Gava di Napoli.

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2 Responses to “Risolti i problemi dei precari della scuola in Sicilia”

  1. 😀 fantastici!

  2. spero che spendano tutti questi soldi in medicine.

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