Non uno ma due sono i porti turistici proposti, e in parte approvati, per Catania. Ognuno con circa 1000 posti barca. Entrambi “corredati” da alberghi, garage, parcheggi e supermercati, che ne farebbero cittadelle autonome da cui la città avrebbe ben poco da guadagnare.

Ma, ci saranno poi tanti turisti nautici da giustificare ben due porti da 1000 posti ciascuno?

Il primo di questi porti dovrebbe nascere in corrispondenza della via 6 Aprile, lungo la scogliera che va dalla stazione al porto. Il progetto è stato presentato da una società privata, la Tood’s, che provvederebbe anche alla sua realizzazione. Chi ci sia dietro questa società non è dato sapere. Forse qualche imprenditore locale.

Il secondo si dovrebbe realizzare all’interno del porto, nella zona sud, a ridosso della Plaia, di fatto a poca distanza dal primo. In questo secondo caso l’autorità portuale ha assegnato, con apposita gara, la costruzione dell’opera alla società Acqua Pia Marcia.

Nel caso del porto Tood’s, di cui oggi ci occupiamo più nel dettaglio,  il progetto preliminare, già approvato, prevede la cementificazione della costa per circa 150 metri “verso l’orizzonte”.

Perché questa enorme piattaforma di cemento? Per realizzare gli approdi delle barche? No di certo, perché i pontili per i 1000 posti barca saranno costruiti al di là di questo spazio, che sarà invece la base su cui saranno costruiti gli uffici, i negozi, il ristorante e persino il supermercato previsti dal progetto e considerati “servizi al turismo”.

E i garage? I 750 posti auto, ripartiti su tre piani, a cosa dovrebbero servire? Non certo ai turisti arrivati in barca. Ma anche le altre strutture, supermercato compreso, miglioreranno l’offerta turistica della città? Più probabilmente impoveriranno le strutture alberghiere, i ristoranti, i negozi già esistenti nel centro storico. Piuttosto che andare in giro per la città a scoprirne il fascino, i turisti sarebbero trattenuti in questa “città virtuale” rispondente alla tipologia standard dei luoghi commerciali.

Ecco svelata la prima bugia: il porto turistico non aiuterà l’economia catanese a crescere, ma servirà ad arricchire solo chi si sarà assicurato il business della gestione. E ancor prima, avrà arricchito chi si assicurerà gli appalti relativi alla costruzione.

Un’altra conseguenza sarebbe il netto peggioramento del traffico in una zona già caotica della città, quella che va dalla Stazione a piazza dei Martiri, fino all’ingresso del porto, lungo via Dusmet. L’accesso da terra al porto turistico è infatti previsto attualmente dalla via Dusmet.

Sono state via via scartate soluzioni ancora più disastrose, come l’accesso dalla Stazione o dal “Passiatore”, che sarebbe stato, in questo caso, tagliato, alterando un manufatto ottocentesco di buona qualità estetica.

Il problema dell’accesso al porto si intreccia anche con quello della presenza della ferrovia, che già crea una barriera tra la città e il mare. E’ stato ormai abbandonato un progetto di interramento, che avrebbe permesso di restituire il mare alla città, anche mediante la realizzazione di un parco che avrebbe consentito, oltre alla fruizione della costa, la creazione di uno spazio verde.

La creazione di questo porto provocherebbe un ulteriore allontanamento dal mare e la distruzione di ciò che resta delle cosiddette lave dell’Armisi. Presenti nella memoria storica della citttà come un luogo di alto valore paesaggistico, esse sono già state ridotte a ben poca cosa dal cemento del muro della ferrovia e dal piano orizzontale, anch’esso in cemento, su cui d’estate vengono montate le strutture del Lido Armisi.

Nasce spontaneo l’interrogativo sulle motivazioni che possono aver indotto enti di controllo autorevoli come la Sovrintendenza e il  Genio civile ad  esprimere parere favorevole sul progetto preliminare. Consenso pieno è venuto anche dal Comune, già da quando era sindaco l’indimenticabile Scapagnini, secondo cui la costruzione di questo porto era prevista dal piano regolatore in itinere.

Anche l’attuale sindaco Stancanelli ha manifestato l’intenzione di appoggiare la nascita di questa struttura, dimostrando, ancora una volta, che non sono gli interessi della collettività a stargli a cuore, quanto quelli di quel “comitato” di affari che trova nella politica complicità e sostegno.

Non poteva mancare il “contributo” della Regione che ha dato  nel luglio del 2009 un giudizio positivo di compatibilità ambientale, contro il quale alcuni mesi fa l’associazione Italia Nostra ha presentato un ricorso straordinario , provocando l’apertura di un’istruttoria di cui ancora non si conosce l’esito.

Una scelta così importante e carica di rischi avrebbe certamente meritato una discussione pubblica più ampia e partecipata.

In questi giorni ci sarà un altro passaggio cruciale. Secondo quanto scrive Pinella Leocata sulla Sicilia del 17 settembre, nel corso delle conferenze dei servizi relative al progetto definitivo sono state espresse numerose perplessità che potrebbero portare ad alcune modifiche.

Dovrebbe soprattutto cambiare la modalità di approvazione. L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha dichiarato infatti che il progetto non può essere approvato con lo strumento legislativo della conferenza dei servizi, ma con quello dell’accordo di programma.

“Nel primo caso gli enti che ne hanno diritto, dopo avere studiato il caso e chiesto i pareri e le integrazioni necessarie, si riuniscono e decidono. Nell’accordo di programma, invece, è previsto che il Comune, la Capitaneria di Porto e l’assessorato al Territorio e Ambiente facciano un accordo che deve essere sottoposto alla decisione del Consiglio comunale.”

Secondo la Leocata, con l’utilizzo di questo strumento, la parola tornerebbe alla città, che è giusto che si esprima e soprattutto che venga messa al corrente in modo più puntuale sullo stato di avanzamento del progetto.

Non basta tuttavia che della questione si discuta in Consiglio comunale. Visto che Stancanelli si è già impegnato per il sì e ha la maggioranza in assemblea, la discussione, per quanto animata, potrebbe avere una conclusione scontata.

Questo è il momento in cui la città, in tutte le sue espressioni, deve far sentire la propria voce e intervenire in modo attivo e consapevole per impedire l’ulteriore sfregio che minaccia la bellezza e la vivibilità di Catania.

La questione sarà anche un banco di prova per la nuova Sovrintendente, di cui si dice che abbia difeso il territorio degli Iblei. Dal suo silenzio o da una sua presa di posizione potrebbero emergere anche le intenzioni del presidente della Regione.

Cosa pensa infatti di questo progetto il nostro contraddittorio Governatore che sembra prendere posizioni avanzate nel campo della difesa dell’ambiente, ma poi rimane fermo in una astuta ma improduttiva posizione di stallo?

Rimandiamo ad una prossima puntata le informazioni e riflessioni sul secondo porto turistico, quello della Plaia.

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4 Responses to “Porti turistici a Catania, troppa grazia…”

  1. perchè non si promuove una raccolta di firme ?
    cosa potremmo fare e a chi rivolgerci per fare sentire la nostra voce ?

  2. credo che raccogliere le firme, fare i banchetti sulle principali vie e piazze sia la cosa più giusta. E poi organizzare incontri alle Ciminiere con la richiesta da indirizzare al buon Castiglione. Sarebbe il colmo ma sarebbe comunque bene. Chiedere la partecipazione di avvocati che redigano denunce in maniera corretta.

  3. come potete vedere e leggere sui quotidiani stanno cominciando a profilarsi le class actions per la tutela dei beni pubblici. La questione di Citrezza si sta già profilando. Perchè non iniziarla anche per la tutela dei beni demaniali? Chiamiamo a raccolta gli avvocati con le spalle larghe e cioè quelli che non temono nulla e che hanno fegato. Si formano dei comitati e si discute e si firma.Il mandato dovrebbe comprendere tutti i beni demaniali della città ivi compresa la piazza europa. Già l’iniziativa metterebbe in difficoltà l’amministrazione.

  4. finalmente anche a Catania un’Opera che possa renderla più Civile, Bella e competitiva per ciò che concerne il settore terziario….
    adoro Catania, è la mia città, sono ambientalista, adoro le spaiaggie e la scogliera, adoro tutto ciò che di grandioso l’uomo possa fare per valorizzare ed esaltare ciò che la natura ci offre. non dobbiamo essere ottusi, ma monitorare che i lavori vengano eseguiti da protocollo…
    grazie

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