In Regione l’MPA, dopo l’UDC, ha estromesso parte del PdL e ha imbarcato in modo ormai organico il PD, i rutelliani e i finiani, ma a Roma ha contribuito a far passare la mozione di fiducia al Governo Berlusconi

Alla Provincia di Catania il presidente Castiglione minaccia di estromettere, si presume per rappresaglia, la componente dell’MPA.

Saranno probabilmente rimpiazzati da esponenti del neonato movimento politico dei Popolari per l’Italia di Domani, che sta portando a termine la spaccatura dell’UDC di Casini.

Si tratta di quel coraggioso e determinato gruppo di deputati e senatori siciliani e campani, facenti capo all’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro e all’ex ministro Calogero Mannino, che recentemente hanno votato la fiducia al governo Berlusconi.

Anche al Comune di Catania il dinamico sindaco Stancanelli comincia a pensare ad una terza versione della sua Giunta, estromettendo a sua volta l’MPA e imbarcando La Destra di Nello Musumeci, che gli era stato fiero avversario alle ultime elezioni. Miracoli dello ‘spirito di Taormina’!

Riuscite a capircene qualcosa di questo marasma? A che gioco stanno giocando?

Il tragico è che, mentre questi politici ubriachi sembrano mimare il gioco dei quattro cantoni, la gente, quella vera, continua a subire i contraccolpi di una crisi economica che sembra un pozzo senza fondo.

La lettura di un articolo di Asud’europa dello scorso settembre che cerca di far luce (si fa per dire) sulla situazione dell’economia industriale siciliana, lascia l’impressione di aver letto una pagina di necrologi.

La Fiat di Termini Imerese è prossima alla chiusura definitiva;la Keller di Carini, che produce materiale ferroviario, ha in scadenza a fine ottobre la cassa integrazione per 204 operai; stesso discorso per la Italtel, sempre di Carini; i Cantieri navali di Palermo della Fincantieri, rischiano di non poter portare a termine un’importante commessa a causa della mancata ristrutturazione dei bacini di carenaggio, a causa degli ormai mitici fondi FAS; la STm di Catania sta progressivamente riducendo la sua capacità produttiva che potrebbe portare, già a partire dal 2011, ad un esubero di un centinaio di lavoratori; la Sat, un’impresa con sede ad Aci S. Antonio che produceva frame per la Stm, ha appena avviato le procedure di licenziamento per 170 lavoratori; rischiano la cassa integrazione cento lavoratori della Sigenco, l’impresa che ha in appalto i lavori di alcune tratte di quella interminabile tela di Penelope che è la Metropolitana di Catania; anche l’Eni ha annunciato il taglio di 400 lavoratori dei 1.350 in organico nella raffineria di Gela.

E stiamo osservando solo la punta dell’iceberg.

Le fredde cifre riportate da S. Sacco in un articolo pubblicato dal Quotidiano di Sicilia, costituiscono l’orizzonte al cui interno si debbono collocare queste informazioni. Nel secondo trimestre 2010 gli occupati, secondo i dati Istat, sono il 2,6% in meno (-37 mila unità) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente mentre il tasso di disoccupazione è pari al 15,1%, il più alto fra tutte le regioni italiane, ma il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 39%.

Il saldo fra unità di impresa attivate e quelle cessate nel secondo trimestre 2010 resta vicino allo zero mentre vanno male anche i consumi e gli investimenti. Non parliamo poi della estrema difficoltà per le donne di accedere al mercato del lavoro: solo una su due ci riesce.

Mario Filippello, segretario regionale della Cna siciliana, una delle organizzazioni delle imprese artigiane, ha recentemente denunciato il fallimento di Agenda 2000: «Otto miliardi spesi, nessun obiettivo raggiunto». Come ha scritto Carlo Lo Re nel suo blog, “la cosa maggiormente preoccupante è il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati rispetto al Pil regionale (ormai in negativo, con l’unica eccezione della provincia di Ragusa, isola felice fino al 2009, ma ormai anch’essa in forte affanno), ai livelli di occupazione, alle infrastrutture ed allo sviluppo industriale.

Sinistra faccia della medaglia è la crescita abnorme della spesa pubblica regionale. «In pratica – ha continuato Filippello – gli otto miliardi sono serviti soprattutto ad ingrassare la macchina della Regione e degli enti pubblici”, terreno di caccia privilegiato del clientelismo politico.

Le 40.000 domande che, pare, siano state presentate per l’assunzione di 240 addetti previsti dalla prossima apertura dell’IKEA a Catania, fotografano con estrema precisione la drammatica realtà della nostra situazione economica.

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One Response to “Il battello ebbro della politica e i morsi della crisi economica reale”

  1. ma da queste bande di affaristi, corrotti collusi e fascisti consaci si poteva aspettare
    solo il socialismo quello vero marxista può salvare il popolo

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