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Portare o non portare una classe di liceo a vedere una mostra sul patrimonio archeologico industriale siciliano? Sì, perché sono alunni di una quinta di un liceo scientifico, molti faranno gli ingegneri (crisi economica permettendo…), altri i ricercatori (qui la cosa si fa ancora più ardua..), e poi si parla di zolfo, di miniere e si ricostruisce la storia e poi abbiamo letto Rosso Malpelo…
Insomma andiamo…

La mostra è ospitata alle Ciminiere, che sono già un esempio di riutilizzo di un sito archeologico industriale, e -dobbiamo dire- un bell’esempio di riutilizzo. Quindi siamo nel posto giusto.

Veniamo accolti da un’affabile dottoressa e ci viene mostrato un documentario sul Parco Minerario Floristella-Grottacalda, interessante. Assistiamo anche alla proiezione del Rosso Malpelo di Scimeca (forse ne parliamo in un’altra occasione…) e poi scendiamo a vedere i pannelli della mostra. E qui subentra il disorientamento.

Si inizia da una cartina della Sicilia su cui sono evidenziate alcune attività industriali dell’isola, dalla seconda metà dell’ottocento alla prima metà del novecento., ma … solo alcune e solo in alcune località…

Manca la lavorazione della seta, ancora vivace nel secondo ottocento in provincia di Messina. Mancano le fornaci di calce e le fabbriche di mattoni, di grande  importanza fino all’avvento del cemento, sia per diffusione e rilevanza economica , sia per numero di persone coinvolte e per attività collaterali (cave di calcare, carbonai, trasporti). Manca la cantieristica. le cave di tufo, di sali potassici, di pomice … E potremmo continuare. E ci limitiamo ad attività che hanno lasciato tracce molto visibili.

Forse, però, si voleva parlare solo di alcune tipologie di produzione, ad esempio lo zolfo e le tonnare. Ma allora perché citare un mobilificio e una distilleria? E poi, perché parlare solo di alcune tonnare (o saline) e non di altre? Perché ignorare tutte quelle della zona attorno a Pachino e Porto Palo?
E, parlando di zolfo, perché passare sotto silenzio, un luogo di raffinazione, e soprattutto di imbarco, importante come Licata (“il più grande porto zolfifero d’Europa” secondo le enciclopedie degli anni ’20)?

Quali sono allora gli obiettivi della mostra? Non ci sono chiari. Anche se si volessero evidenziare le esperienze di recupero e valorizzazione dei siti, restano vuoti e incongruenze.

Su alcuni pannelli è presente una cronologia che vorrebbe tracciare una storia della estrazione e produzione di zolfo in Sicilia. Ma, in uscita, le domande dei ragazzi sono tante, troppe. Lo zolfo è stato importante, sì questo è chiaro, ma la pluralità degli usi, le motivazioni della crisi, accennati appena,  rimangono piuttosto confuse. Riprenderemo il discorso e questa visita avrà avuto il pregio di aver fatto nascere le domande.

Rimane il dubbio: avrei fatto meglio a restare in classe a leggere un’altra novella di Verga? Non so. Resta il fatto che Rosso Malpelo non è nemmeno ambientato in una miniera di zolfo, ma di “rena rossa”. E comunque Verga batte Scimeca 1 a 0. Lo dicono i ragazzi. E per un insegnante è una consolazione.

La mostra, intitolata “Percorsi del Patrimonio Industriale in Italia” è stata presentata a Terni in occasione del decennale dell’AIPAI, Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, nel 2006 ed integrata in occasione della presentazione in Sicilia con una serie di pannelli rappresentativi del patrimonio industriale locale. Sarà visibile fino ad oggi e riproposta nei locali del Palazzo Pennisi, presso il Parco Minerario Floristella Grottacalda a Valguarnera, in provincia di Enna, dal 20 ottobre al 7 novembre 2010.

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One Response to “Archeologia industriale, una mostra da arricchire”

  1. Mi dispiace risponde a questo articolo, ma personalmente ho riscontrato un ottima risposta da parte delle scuole e di Catania e della provincia di Enna, a tal punto che l’evento si è protatto per la fine di dicembre.
    C’è da dire che le visite sono state modulate in base alle esigenze delle scuole,e che gli spazi che sono stati concessi all’associazione non permettevano di ospitare più di 50 persone al giorno.
    Faccio presente che i pannelli rappresentano alcuni dei lavori effettuati dai soci AIPAI- Sicilia.
    Riprendo un vostro passo:”Quali sono allora gli obiettivi della mostra? Non ci sono chiari. Anche se si volessero evidenziare le esperienze di recupero e valorizzazione dei siti, restano vuoti e incongruenze”. Gli obbiettivi sono racchiusi in ogni pannello.
    Per qualsiasi chiarimento potete contattarmi.

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