Il Gapa ce l’ha fatta. E’ riuscito ad erogare il primo prestito con le modalità del microcredito, usufruendo della collaborazione e dell’assistenza “tecnica” della Comunità delle Piagge di don Santoro, che da anni conduce questa esperienza in Toscana, alla periferia di Firenze.

E’ il secondo passo di un percorso iniziato il 28 giugno scorso, quando nella sede dei Cordai, a San Cristoforo, lo stesso don Santoro e una sua collaboratrice, Daniela, erano venuti a raccontare la loro esperienza ad un gruppo di persone molto interessate e partecipi, quasi tutte impegnate nell’associazionismo e nei quartieri di periferia.

E’ venuta fuori non solo una comunanza di intenti, ridare dignità e fornire strumenti a quegli emarginati che sono di fatto esclusi da concrete possibilità di riscatto sociale, ma anche il contesto in cui entrambi i gruppi lavorano.

Quali sono gli “ingredienti” dell’esperienza fiorentina? Un quartiere emarginato di case popolari, nato negli anni Ottanta per ospitare gli immigrati del Sud Italia; un prete “contro” che non vive in canonica e fa il “pizzzaru”, raccoglie cioè ferro vecchio, dopo aver rinunciato all’insegnamento; una comunità, costruita in 15 anni di relazioni tra le persone del luogo.

Il disagio sociale di questo quartiere, Le Piagge, è caratterizzato dagli stessi fattori che sono tipici anche dei nostri quartieri marginali: l’alcoolismo, la violenza, la forte dispersione scolastica, e via dicendo.

Eppure don Alessandro afferma che il problema più grave del suo quartiere è quello affettivo-relazionale. E, con esso, il perduto senso della propria dignità, l’incapacità di progettare il proprio futuro. Ridare, quindi, dignità e fiducia alle persone, instaurare con esse un dialogo non solo momentaneo e utilitaristico è già un fattore di novità.
Uno dei mezzi attraverso cui passa questa ritrovata speranza è appunto la possibilità di ottenere una piccola somma in prestito, con l’impegno di restituirla, senza interessi.

Il denaro che, nella logica speculativa delle banche, serve solo a fare denaro, diventa un mezzo per fare giustizia. La restituzione è fondamentale non solo perchè permette di mantenere intatto il capitale del fondo e di erogare altri prestiti ad altre persone, ma anche perchè evita che si crei un meccanismo di tipo assistenziale che genera dipendenza e non restituisce dignità.

Per realizzare questa pratica di microcredito è stato creato innanzi tutto un Fondo etico-sociale, con la partecipazione di “azionisti” che sono anche i soggetti delle decisioni.

I prestiti sono di due tipi e possono essere concessi fino ad un massimale che cambia con la tipologia:

  • prestiti di mutuo soccorso, con tetto massimo di 2.600 euro
  • prestiti per attività imprenditoriali, con tetto massimo di 7.000 euro.

Possono chiedere il prestito solo le persone che vivono nel quartiere o intendono investire in progetti che migliorano la qualità di vita del quartiere.

Non essendo richieste garanzie finanziarie o patrimoniali, i prestiti vengono concessi anche a disoccupati o a immigrati senza permesso di soggiorno. Quello da cui non si può prescindere è che si stabilisca una relazione, un rapporto di amicizia e di responsabilità reciproca.

La richiesta di prestito deve essere accettata dall’assemblea delle persone che hanno creato il fondo. Al suo interno qualcuno si propone come referente per quel prestito, mentre il richiedente sceglie due garanti che lo “accompagnino” e si responsabilizzano con lui, anche nel rischio.

L’esperienza, quindi, richiede una continuità della relazione e la disponibilità ad intraprendere un percorso comune. Chi cerca solo una finanziaria come tante, non capisce e non accetta queste condizioni, che vanno comunque verificate. Non a caso tra la richiesta e l’accettazione trascorrono circa due mesi.

I prestiti sono richiesti più spesso per il mutuo soccorso che per le attività imprenditoriali, anche perchè il tetto massimo per questa seconda tipologia è troppo basso per permettere di creare dal nulla una attività. Per lo più si tratta di miglioramenti relativi ad attività già avviate, come nel caso dell’acquisto di una motoape da parte di un piccolo imprenditore.

I prestiti di mutuo soccorso vengono concessi in caso di malattie gravi, di acquisto di mobili per mettere su casa, in sostanza per spese eccezionali. Per quelle routinarie, come il pagamento dell’affitto, non si concedono prestiti, anche se la comunità locale può farsi carico del problema in altro modo.

Per le operazioni finanziarie il Fondo, che non può legalmente erogare il prestito, si serve di una cooperativa finanziaria etica di Reggio Emilia, MAG 6, una delle società di Mutua Auto Gestione operanti oggi in Italia. Si tratta di realtà che continuano ad operare, nonostante il fatto che manchi ancora nella nostra legislazione un riconoscimento pieno della finanza mutualistica e solidale.

Anche il GAPA nell’erogare il suo primo prestito, dopo aver raccolto la somma all’interno della stessa associazione, si è dovuta servire di un MAG, in particolare dello stesso MAG 6 di cui si servono i fiorentini, in attesa di creare una propria società di mutua auto gestione, il mag Firenze, attualmente in “costruzione”.

I soldi destinati al giovane artigiano catanese residente nel quartiere di san Cristoforo, che ha chiesto il prestito per acquistare le attrezzature necessarie alla sua attività dopo la perdita della bottega, sono stati quindi consegnati al MAG, con la clausola che fossero erogati a favore di questo richiedente.

Oltre alla erogazione, è già iniziata la restituzione della somma, con il pagamento delle prime rate. I soldi restituiti saranno utilizzati per altri prestiti. Il percorso quindi è appena iniziato e bisogna con cautela cercare il modo migliore di continuarlo. Il denaro infatti, come diceva un volontario intervenuto alla riunione tenuta lo scorso 21 ottobre, è un tema molto “sensibile” e bisogna essere prudenti ed accorti.

Niente velleitarismi, ma uno studio sempre più attento dei passaggi necessari e poi la ricerca di ulteriori fondi per effettuare nuovi prestiti, in modo da poter rispondere alle richieste, che andranno sempre attentamente vagliate.

I soldi sono necessari anche per le spese vive (raccomandate, fotocopie…) di cui per ora si è fatta carico l’associazione GAPA. Ma se aumenteranno gli interventi, aumenteranno anche le spese e anche questo sarà un problema da affrontare.

Ci si orienta alla creazione di un gruppo che segua questo progetto e il Gapa non dovrebbe essere lasciato solo. Pian piano si dovrebbe allargare la cerchia dei finanziatori che saranno liberi di partecipare con delle quote, divenendo così corresponsabili, anche a livello decisionale, liberi però di ritirare il proprio contributo qualora per vari motivi lo desiderino.

Solidarietà nella libertà, quindi. E naturalmente disponibilità a investire, anche piccole somme, nel progetto. Altrimenti parlare di finanza etica rischia di essere solo una parola vuota.

Leggi Microcredito, una avventura che ci piace sul sito Fondo etico e sociale delle Piagge

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One Response to “Microcredito, per un prestito solidale”

  1. io avrei bisogno di un prestito di 2000euro mi potete aiutare?mi ridareste la voglia di vivere grazie attendo con ansia una vostra risposta

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