Trasloco in vista per il personale in forza alla base di Sigonella. Almeno per coloro che da almeno dieci anni abitano a Mineo, nel “Residence degli aranci“, un complesso di 25 ettari con 404 villette, giudicato adesso troppo lontano dalla base e poco confortevole rispetto ad altre soluzioni abitative.

Il comando parla di ridimensionamento, di struttura sovradimensionata “per le nostre reali necessità abitative”, di riduzione in futuro della presenza dei militari e dei loro familiari. Ma gli esponenti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella non ci credono.

“Gli unici tagli – dice il portavoce, Alfonso Di Stefano – sono quelli del personale civile statunitense e italiano che opera all’interno dell’infrastruttura militare. E si tratta comunque di numeri irrilevanti, appena 44 unità per gli americani”. Secondo Di Stefano “siamo invece di fronte ad un’ inarrestabile espansione delle funzioni strategiche ed operative di Sigonella e delle altre basi USA in Sicilia che inevitabilmente darà nuovo impulso alla crescita del numero dei militari“.

Entro la fine del 2012 il personale dell’US Navy raggiungerà a Sigonella le 4.327 unità contro le 4.097 del 30 settembre 2005. A quelli bisogna aggiungere un centinaio di operatori addetti al funzionamento dei Global Hawk, gli aerei senza pilota destinati alle guerre in Africa e Medio Oriente.

Le affermazioni del comando militare vengono smentite persino dal ministro della difesa La Russa che ha annunciato l’arrivo di “800 uomini con le loro famiglie” per l’attivazione della nuova supercentrale di spionaggio AGS della Nato. Altro che riduzione, dunque! Bisogna parlare di ampliamento di Sigonella e, di conseguenza, di espansione anche del numero delle case.

E’ di nuovo corsa, à bout de souffle, per l’edificazione nei comuni del Siracusano e del Catanese. Amministratori locali, imprenditori, cordate fameliche di affaristi, sgomitano per avere il “privilegio” di cementificare le loro terre e offrire villaggi e residence agli americani.

Decine di progetti sarebbero stati già approvati dai consigli comunali di Belpasso, Mascalucia, Motta Sant’Anastasia, Lentini , Ramacca, tanto per citarne alcuni. Tutti felici di offrire al soldato Ryan “complessi chiusi ad uso collettivo”. Poco importa che vengano sacrificati terreni agricoli e bellezze naturali; occorre essere pronti all’uscita dei bandi.

Ecco l’iter. Una società privata propone al Comune di cambiare la destinazione d’uso dei terreni; il Consiglio comunale vota senza por tempo in mezzo la variante; l’assessorato regionale approva in via definitiva.E il gioco è fatto, in barba ai dettami dei piani regolatori e dei limiti di cubatura.

A Motta, comune di 11.000 abitanti ai piedi dell’Etna, dove vivono già 750 americani, sono state identificate cinque aree per le case. Già nel 1999 il consiglio comunale ha offerto su un piatto d’argento tre progetti di variante che, come per incanto, cambieranno aree agricole in “residenze temporanee per i militari”. Qualora questi progetti diventassero realtà,Motta avrebbe 2.805 residenti e 280.500 metri cubi di cemento in più. Con la benedizione della Regione che non solo non si è opposta ma ha dimostrato di apprezzare le varianti.

Interessante vedere anche chi sono i privati che si fanno avanti. Uno dei progetti, ad esempio, 11,8 ettari in contrada Ramusa, è della La.Ra. srl di Motta Sant’Anastasia, società confiscata nell’ottobre 2000 perchè appartenuta ad esponenti del clan Santapaola.

Cosa che, però, non ha impedito all’impresa di ottenere numerosi servizi all’interno della base di Sigonella, studi geotecnici, servizi di manutenzione, riparazione e, in team con altri, anche “il trasporto di armamenti” e ” la gestione dei servizi ambientali, il controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti”.

Ma il progetto più ambizioso per la creazione di un villaggio per i militari della base è quello della Scirumi Srl, approvato nel 2006 a Lentini dalla giunta di centrosinistra. Su un area di quasi 100 ettari dovrebbero sorgere mille casette a schiera unifamiliari, con verde privato, parcheggi, scuole, campi sportivi e negozi.

Al posto degli agrumeti delle contrade Xirumi, Cappellina e Tirirò, vicino al Biviere di Lentini, sito di interesse Comunitario e Zona di protezione speciale della Provincia di Siracusa.

La Scirumi ha sede a Catania, presso lo studio del professor Salvatore Siciliano, presidente onorario della Fondazione Dottori commercialisti di Sicilia, già presidente dell’Ordine dei commercialisti e del collegio dei revisori dei conti del Comune di Catania, nonchè amministratore del Riela Group di Misterbianco, incarico che dovette abbandonare perchè condannato per peculato. Da amministratore si era autoliquidato un compenso di 381.000 euro.

Tra i soci della Scirumi troviamo, inoltre, il solito noto, la Cappellina Srl, società della famiglia di Mario Ciancio Sanfilippo, il potentissimo imprenditore-editore, già presidente della Fieg, che anche oggi ha il monopolio dell’informazione in Sicilia.

A lui erano intestati una parte dei terreni venduti alla Scirumi per 10 miliardi e 800 milioni di lire. Anche gli altri fondi appartenevano alla famiglia Ciancio visto che la proprietà era della Sater, intestata allo stesso Ciancio a sua moglie Valeria Guarnaccia e ai figli Domenico e Rosa Emanuela.

Peccato che il progetto Scirumi non sia stato caratterizzato da trasparenza e moralità, hanno denunciato il Centro Studi territoriali Ddisa, i verdi di Lentini e la redazione di Girodivite.it, che hanno tentato di opporvisi. “L’insediamento – dicono – deturperebbe, inoltre, il contesto paesaggistico, colpirebbe la produzione di agrumi e metterebbe a rischio cancellazione due aree archeologiche di grandissimo interesse”.

Tratto da La corsa all’oro per i villaggi-residence di Sigonella di Antonio Mazzeo

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