Quanti di noi sono a conoscenza del fatto che, alle dirette dipendenze dei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana, vi sono 108 “impiegati” – stabilizzati o a contratto – la cui retribuzione annua arriva fino a 190.000 euro?

Sappiamo dei nostri onorevoli regionali la cui retribuzione non è inferiore a quella di un senatore della Repubblica; sappiamo degli impiegati regionali che, nonostante tutte le restrizioni per i dipendenti pubblici, continuano ad avere privilegi inimmaginabili; ma come è possibile che – dopo tanti anni in cui si parla di crisi economica, di razionalizzazione delle retribuzioni, di lotta ai privilegi, di divieto assoluto di spendere senza copertura finanziaria – i gruppi parlamentari della Regione siciliana producano buchi di bilancio le cui somme sono da capogiro (solo il gruppo dell’UDC ha un buco di 550.000 euro di debiti)?

Nessuno ne parla e non ne saremmo venuti a conoscenza se il gruppo parlamentare UDC non si fosse diviso. Nessuna delle due parti era disposta a portare con sé il “peso” del debito pregresso. Fra l’altro, solo nominale, visto che poi è mamma Regione a pagare, ovvero noi cittadini.

Da SiciliaInformazioni apprendiamo che “I soldi arrivano al presidente del gruppo che distribuisce le risorse sulla base degli impegni pregressi, contrattuali o meno, e delle sue valutazioni. Teoricamente può fare ciò che gli pare. Ed è per questa ragione che gli stipendi dei 108 dipendenti – stabilizzati e a contratto – sono differenti gli uni dagli altri e c’è chi intasca un sacco di soldi. Una giungla retributiva, insomma, che è la fotografia di consuetudini non condivisibili”.

Ma come si può arrivare a 190.000 euro l’anno? Su Repubblica leggiamo: “È il caso di una dipendente del Pdl, che costa al gruppo 190.306 euro all’anno. Ma come si arriva a questa cifra così elevata, visto che il contratto collettivo dei lavoratori dei gruppi prevede sì 15 mensilità, l’incremento del 10 per cento della busta paga ogni due anni e diverse indennità, ma non prevede certo queste cifre, dal momento che la paga media non supera i 50 mila euro lordi? Semplice: il rapporto tra dipendenti e gruppo è di natura privata e il capogruppo può, anche con elevata discrezionalità, riconoscere scatti, incrementi e premi. E il capogruppo che gli succede, per prassi, riconferma lo status quo. Così la dipendente in questione arriva a questa cifra grazie a una retribuzione ordinaria di 103 mila euro, alla quale occorre aggiungere tredicesima, quattordicesima e quindicesima (che sommate fanno 25.845 euro), 5 mila euro per festività, un altro scatto da 10 mila euro e poi contributi Inps, Inail e Tfr. Risultato? 190 mila euro, appunto.”

E di fronte all’ennesimo spreco di denaro pubblico, dopo che la notizia si è diffusa (ma il governo regionale e tutti i deputati non ne erano a conoscenza anche prima?) si fanno rullare i tamburi per un decreto tardivo (ancora non pubblicato) sulla stabilizzazione e razionalizzazione del suddetto personale che contiene alcuni elementi positivi, quali:

  • I contratti che vengono siglati da un gruppo, impegnano lo stesso solo fino a quando il gruppo stesso dura in carica, senza perciò trasmettersi ai gruppi della successiva legislatura, ancorché abbiano la stessa denominazione.
  • Si prevedono misure di garanzia per il personale stabilizzato, al fine dell’emersione di eventuale lavoro nero e, altresì, per garantire che vengano versate correttamente le quote di TFR per il personale e i contributi previdenziali.
  • Si stabilisce il principio in virtù del quale i gruppi sono liberi di integrare la retribuzione minima prevista per il personale stabilizzato, a condizione, tuttavia, che i maggiori oneri siano finanziariamente compatibili con le disponibilità del gruppo stesso ed i compensi aggiuntivi si estinguano allo scadere della legislatura o in caso di cessazione del gruppo o a seguito di modifica significativa del numero dei suoi componenti.

Si attende di leggere il decreto, quando verrà pubblicato, ma NON ci pare che vi sia una riduzione del numero dei contratti (si parla di misure di salvaguardia anche per il personale non stabilizzato), né di una riduzione dell’entità di alcuni contratti (“sui contratti vigenti sarà difficile intervenire” afferma Cascio, presidente dell’assemblea regionale).

Se volessimo sapere chi sono questi fortunati, apprendiamo sempre da Repubblica “C’è poi il figlio dell’ex deputato Bartolo Pellegrino, Giuseppe o, ancora, l’ex sindaco di Terrasini, Antonio Randazzo e il capo della segreteria tecnica del ministro della Giustizia Angelino Alfano, Baldo Di Giovanni adesso in aspettativa. Tra i dipendenti dei gruppi, molti seguono infatti il deputato di riferimento, a volte anche senza mettersi in aspettativa”.

Come cittadini abbiamo avuto tanto da dire sui portaborse degli onorevoli, ma qui siamo ben oltre. Da più parti ci dicono che il tempo delle vacche grasse sia finito, ma non sembra che sia così all’Assemblea regionale siciliana.

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