Per docenti e studenti dell’Istituto d’Arte di Catania il nuovo anno scolastico (2010-2011) è regolarmente iniziato nei locali di viale Vittorio Veneto, un immobile privato affittato al costo di 80.000 euro al mese. “Una cifra enorme – come scrive su La Sicilia dello scorso 4 novembre Pinella Leocata – per un immobile che, pochi mesi prima, era stato dichiarato inagibile per mancanza di strutture antincendio e dotato di un nulla osta sanitario per al massimo 440 allievi”.

Non vogliamo, però, soffermarci, sulle soluzioni e sui costi conseguenti allo sfratto dell’agosto 2009, ma sui lavori che avrebbero dovuto interessare l’ex collegio dei gesuiti di via Crociferi, e cioè la vecchia sede dell’Istituto. L’edificio settecentesco era stato dichiarato inagibile, al termine di un sopralluogo richiesto dell’allora sovrintendente di Catania Gesualdo Campo. La Regione, proprietaria dell’immobile, una volta rientratane in possesso, aveva preannunciato un’ immediata ristrutturazione per poter utilizzare la struttura come nuova sede della biblioteca regionale universitaria.

Ad oltre un anno di distanza non è accaduto nulla. Se tutto tace, non mancano, però, le polemiche, nella logica del più classico scaricabarile. Secondo l’architetto Campo (oggi dirigente regionale dei Beni Culturali) “se i lavori non sono iniziati non è per nostra (della Regione, n.d.r.) responsabilità, ma perché la Provincia non ci ha ancora restituito l’immobile”. Versione che ‘fa letteralmente cadere dalle nuvole’ il dirigente della Provincia Giovanni Ferrera. Quest’ultimo, infatti, non solo dichiara che le chiavi dell’immobile sono state regolarmente restituite, ma che la Provincia, qualora avesse necessità di entrare nell’edificio, non potrebbe farlo in assenza dell’autorizzazione della Regione.

Mentre le suddette istituzioni si accusano reciprocamente, rischia di andare in fumo un progetto di ristrutturazione per il quale era stato ottenuto un cospicuo finanziamento (11 miliardi di vecchie lire) nell’ambito del Por 2000-2006.

Inoltre, sembra ulteriormente ampliarsi la materia del contendere. La Regione, infatti, pretende che venga saldato quanto dovuto per gli affitti (dal 1999), mentre secondo la Provincia “la Regione ci ha messo a disposizione questo immobile e non si è mai parlato d’affitto, come si fa tra enti pubblici. Questo dice la legge nazionale 23 del 1996 – che, per quanto riguarda l’edilizia scolastica, sostiene che i canoni sono «ricognitori», e dunque non hanno nulla a che vedere con i valori di mercato”. In attesa delle prossime puntate, non ci stupisce quanto accaduto.

Del resto di cosa dovremmo meravigliarci visto che viviamo in una città dove ogni qual volta gruppi di giovani occupano spazi inutilizzati e provano a riempirli con attività sociali, senza alcun fine di lucro, si procede con gli sgomberi per poi lasciare nuovamente abbandonati quei locali? La mancata ristrutturazione dell’ex Collegio dei gesuiti è coerente, perciò, con questa ‘tradizione’ tutta catanese. Così è avvenuto molti anni fa con i locali di via Cervignano, poi con quelli di via Bernini e, per ultimo, con la sede del centro popolare occupato Experia.

Tratto da:  Ancora nessun lavoro in corso ad oltre un anno dallo sgombero, Pinella Leocata, La Sicilia 4.11.2010

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