“Non toccate il cinque per mille” è la campagna di raccolta firme, lanciata da Emergency, Libera, Mani Tese, Amnesty International e molte altre associazioni del terzo settore, per sostenere un appello al Parlamento e ai presidenti di Camera e Senato.

Di associazioni come Libera, Amnesty, Mani Tese, Centro Astalli (che fa parte del JNS), tutti noi conosciamo l’impegno per rendere migliore la vita della nostra città. Conosciamo i servizi di supporto e di accoglienza che vengono offerti alle persone più disagiate, locali o straniere che siano, dagli ambulatori medici per le persone immigrate messi a disposizione dal Centro Astalli ai mercatini dell’usato di Mani Tese, che offrono oggetti, mobili, vestiario a prezzi più che stracciati educando alla solidarietà e contemporaneamente al riuso, e quindi al risparmio energetico e al rispetto dell’ambiente. E tanto altro ancora.

Sebbene queste associazioni si basino soprattutto sul lavoro volontario di coloro che decidono di dedicare il proprio tempo, le proprie competenze e capacità professionali alle attività che vengono intraprese, è inevitabile che ci siano anche delle spese da affrontare. Sono gli stessi soci ad affrontarle, di tasca propria. Dal 2006 è stata introdotta anche la possibilità di ricevere dei contributi da parte di cittadini, che scelgano di destinare il cinque per mille della propria Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) ad una di queste associazioni.

L’introduzione di questa possibilità dimostra che lo stato ha compreso che esse svolgono un ruolo sociale utile per la collettività, secondo il principio di sussidiarietà, e che vanno quindi sostenute anche economicamente. L’intervento dello stato non è diretto, ma avviene attraverso lo stanziamento di una somma che compensa le entrate che vengono a mancare quando i cittadini destinano alle associazioni questa piccola percentuale delle proprie imposte che è appunto il cinque per mille.

Nella legge finanziaria in discussione in questi giorni,  i fondi destinati a finanziare questa “compensazione” sono stati drasticamente ridotti, solo 100 milioni, invece dei circa 400 degli scorsi anni. Questo significa che solo 100 milioni, rispetto all’intero ammontare del cinque per mille, verranno distribuiti alle associazioni. Il resto verrà trattenuto dallo Stato e non sarà rispettata la volontà di chi voleva destinare ad una associazione la propria quota.

E’ evidente, inoltre, che togliere alle associazioni la possibilità di utilizzare questi contributi significa limitare i servizi che esse rendono alle persone più disagiate. Questo taglio, pertanto, “rappresenta un’ulteriore azione che si ripercuote sulle persone vulnerabili già fortemente colpite dai tagli della spesa sociale sul territorio” (comunicato JSN)

Firmiamo l’appello pubblicato sul sito www.iononcisto.org. prima che anche il Senato approvi la legge che contiene questo provvedimento.

E non diciamo che si tratta di un taglio necessario perchè i soldi non ci sono. I tagli sono sempre frutto di scelte. Si taglia alla scuola, alla ricerca, al terzo settore. “Niente tagli però per le armi. Le forze armate, si comincia a dire, si stanno rifacendo il guardaroba. Si compra o si è comprato: 15 miliardi per l’acquisto di 131 caccia F-35, 915 milioni per 2 sommergibili, 1,3 miliardi per 8 aerei a pilotaggio remoto, 12 miliardi per sistemi digitali per l’esercito, 120 milioni per sistemi anti-carro.” E badate che non lo scrive Il Manifesto ma Il Giornale…

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