COMITATO CITTADINO PORTO DEL SOLE
Iniziativa di partecipazione democratica per la rinascita di Catania e del nostro Porto

Il Presidente della Autorità Portuale il 16 .11 2010 alla stampa così replica al Vicesindaco che gli propone di chiarire i punti critici del Piano Regolatore Portuale: “E’ nostra volontà aprire il porto alla città” .
Se uno stato confinante con la nostra Repubblica e per essa con la nostra città, avesse espresso simili magnanime parole, le avremmo ascoltato seppure perplessi in silenzio. Le ha pronunciato invece il responsabile dell’ente portuale di Catania che continuamente suole chiedere alle casse comunali contributi per pareggiare i propri bilanci in rosso e pertanto dovrebbe usare maggiore riguardo per i nostri soldi e per i nostri eletti al Comune che invano hanno chiesto finora tali aperture.
Finalmente, comunque, dopo sedici anni di palleggiamento tra la sinistra e la destra della politica locale e di assoluta chiusura del porto alla città che lo ospita , pare che l’attuale presidente portuale, esponente della destra, voglia rimangiarsi la recente affermazione alla stampa “io non ho cambiato una virgola” da quanto predisposto dal vecchio presidente uomo delle sinistra e pertanto pare voglia cambiare qualcosa seppure con grande ritardo.
Tuttavia non spiega agli abitanti dei quartieri separati dal mare e gravemente degradati a causa del muro di cinta (ex doganale di due secoli addietro) lungo tutta la via Colombo fino al faro Biscari, il mantenimento della chiusura del porto in danno di quella parte di città come fosse oltre frontiera . Non spiega quindi perché solo in parte si aprirebbe il porto alla città e… guardacaso, solo la parte prospiciente la via Dusmet nella quale è di prossima apertura un ricco centro commerciale privato in area pubblica demaniale, ex edificio Dogane, che poco o nulla attiene agli usi previsti da un porto che dovrebbe promuovere e conseguire ben altre attività di interesse pubblico.
Restando in tema di Dogane e di chiusura del porto alla città non si spiega inoltre il mantenimento dei controlli ai due varchi del porto che hanno comportato per lunghi anni e comportano ancora l’impiego, per tutto l’arco della giornata e per tutto l’anno, della Guardia di Finanza i cui militari potrebbero proficuamente svolgere il loro controllo, così come in altri porti, allo attracco dei traghetti, peraltro pochissimi come è noto e così rafforzare quindi l’ organico in altri compiti ben più delicati del Corpo.
Per non parlare dell’ impiego agli stessi varchi di una nuova ditta di vigilanza privata che non può sostituirsi ai compiti istituzionali della GdF e si limita quindi all’inutile richiesta di chiarimenti a cittadini e turisti in transito per potere giustificare in qualche modo un tale costo inutile per la collettività.
Si spera quindi che “aprire il porto alla città” significhi per prima cosa l’eliminazione della anomala “vigilanza privata a carico pubblico” che intralcia i visitatori del porto e pesa nei bilanci della Autorità Portuale pareggiati grazie ai nostri soldi. Fermo restando il sacrosanto diritto al lavoro di tale ditta privata verso quelle ditte altrettanto private che volontariamente richiedano e paghino una loro sorveglianza.
Altro ancora che non si riesce a capire è quanto affermato dall’amministratore del nostro porto al quale risulta la cubatura degli edifici che vuole fabbricare “quattro volte inferiore a quella consentita nel territorio comunale” . La matematica infatti dice che 1.109.000. metri cubi di edifici che insistono 85.000 metri quadri di banchine destinate allo scopo, esattamente come risulta scritto nel PRP a suo tempo avvedutamente bocciato dagli organi comunali, risultano pari a 13 mc. x mq. di gran lunga maggiori ai 5 mc. x mq. consentiti nelle aree edificabili di Catania ! Forse il solerte amministratore ha confuso l’area delle banchine destinata alle costruzioni con tutta l’area portuale, specchio acqueo compreso.
Chiude infine il suo intervento alla stampa lo stesso amministratore portuale opponendosi alla richiesta dal Presidente la IV° CCP dott. Alessandro Porto, di aprire un semplice portuale varco che liberi la città dalla paralisi viaria causata dall’ ecomostro Mulino S.Lucia.
Come intenda il Presidente della Autorità portuale “aprire alla città” e nel contempo chiudere la prima apertura chiesta dalla città stessa è un episodio che esige si faccia con decisione chiarezza immediata in ordine alla gravissima ipoteca sul futuro di Catania posta in essere da chi ha gestito il nostro porto fino a farlo definire tristemente “Porto delle Nebbie” in un dossier presentato alla Commissione Parlamentare Antimafia.

Catania , 17.11.2010

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