Chi non ha vissuto l’esperienza di uno studio della storia fatto di date, nomi e nozioni, buoni al massimo per andare a Rischiatutto o per mettere crocette sugli stupidi test di cultura generale dei concorsi pubblici?

Il logo della 'Festa della storia' di Bologna

Ma è possibile studiare la storia sfruttando tutte le sue potenzialità di analisi e comprensione della realtà, passata e presente, in modo da starci dentro in modo più consapevole?

Queste e altre simili domande orientano ormai da diversi anni un gruppo di insegnanti di alcune scuole catanesi consorziate in una rete denominata, non a caso, ‘Storia.Lab’: gli istituti tecnici ‘Ferraris’ di Acireale e ‘Archimede’ di Catania e il liceo scientifico ‘Boggio Lera’ di Catania.

Al compiersi dei dieci anni della loro attività, hanno organizzato un seminario di studi, un po’ per fare un bilancio della loro esperienza ma soprattutto per rilanciarla e provare ad aggregare altri insegnanti, interessati a scommettersi in questa modalità non scontata dello studio della storia.

Il loro lavoro poggia su due pilastri: la scelta del metodo del laboratorio, strutturato elettivamente attorno all’utilizzo delle fonti della storia locale. Ciò significa che gli studenti sono chiamati ad operare su dei dossier di documenti che, partendo dal dato locale, consentono di dare concretezza a concetti storiografici che spesso appaiono astratti e distanti.

E allora ecco che, studiando la figura di Ducezio e alcuni siti archeologici, si capiscono con maggiore chiarezza quali furono le dinamiche della colonizzazione greca della Sicilia e le resistenze messe in atto dalle preesistenti popolazioni sicule.

Il tema delle autonomie municipali si mostra in tutta la sua prospettiva, toccando – letteralmente – con mano il decreto con cui l’imperatore Carlo V nel Cinquecento concesse ad Acireale alcuni privilegi fiscali ed economici.

Il tema, sempre attuale, dei rapporti fra Stato e Chiesa diventa ancora più tangibile studiando le carte di una disputa che oppose, nel Settecento, un vescovo che voleva difendere alcuni privilegi della chiesa catanese e il potere politico del tempo.

Oppure, ancora, una cosa è studiare sui manuali le diverse fasi del processo di industrializzazione italiano del Novecento, una cosa è osservare queste fasi nella realtà catanese attraverso le carte conservate nell’archivio di un istituto tecnico della città.

Questi sono solo alcuni degli ormai numerosi laboratori di storia portati a termine da questi insegnanti. Essi sono stati riutilizzati nel corso del seminario per far sperimentare ad altri colleghi la fattibilità e la riproducibilità di questo modo di insegnare la storia.

Se poi, come è accaduto, si ha la possibilità di ascoltare i ragazzi di una classe che, utilizzando fonti risalenti al 1100, cioè agli inizi della presenza dei Normanni in Sicilia, hanno raccontato con grande perizia la realtà di una società multietnica, capace di integrare popolazioni di origine araba, ebraica, bizantina, latina e francese, allora il cerchio si chiude.

Per finire, la presenza prestigiosa del prof. R. Dondarini, insegnante dell’Università di Bologna ma soprattutto animatore, assieme a Beatrice Borghi, della ‘Festa della storia’, ha consentito di conoscere una manifestazione che, giunta alla sua ottava edizione, è riuscita a mettere in campo, lo scorso ottobre nella città felsinea e non solo, oltre trecento eventi fra spettacoli, mostre, conferenze, concerti, attività, laboratori e visite guidate per le scuole, registrando la presenza di circa 55.000 persone.

I titoli di coda del filmato con cui è stata presentata e illustrata questa esperienza – un elenco interminabile di persone, scuole, enti e associazioni territoriali coinvolti nell’iniziativa – costituiscono la dimostrazione più evidente che la storia non è solo una materia da quiz.

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One Response to “Tutta un’altra Storia”

  1. Apprezzo molto questa iniziativa.Non insegno più da un anno ma collaboro con la mia ex scuola “Liceo Classico Amari” Giarre.Farò circolare il progetto perchè so di molti colleghi interessati ed esperti. Grazie. Lia Vecchio

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