Forse è stato solo un pretesto la presenza del collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara. Fatto sta che a Castelvetrano, il paese del boss Matteo Messina Denaro, Antonio Ingroia si è ritrovato solo. Solo, a ricordare Paolo Borsellino, in un teatro comunale vuoto. Non c’erano gli studenti cui i dirigenti scolatici avevano imposto di disertare quella che sarebbe stata una grande lezione di legalità. Nè la gente. Solo alcuni vecchi e due ragazzi dell’Associazione antiracket che avevano organizzato l’incontro.

Ma Calcara non è un pentito qualunque, di quelli che abiurano per comodo. E’ un ex mafioso che, sconfessando il suo capo, ha rivelato a Borsellino il proposito dell’attentato. E’ uno che rischia la vita, dopo che lo Stato lo ha mollato. Calcara è intervenuto -lo ha detto- perchè lo doveva a Borsellino. “Mi ripeteva sempre che la verità rende un uomo libero. Ai giovani dico che devono rifiutare le forze del male. – ha dichiarato – Messina Denaro aveva organizzato l’uccisione del giudice Paolo Borsellino e io lo dissi al magistrato. Era tutto scritto nell’agenda rossa che è sparita dopo la strage di via D’Amelio”.

L’ex mafioso, dopo l’arresto, avvenuto nel novembre del ’91, strinse un rapporto molto profondo con Paolo Borsellino. Il fratello del magistrato, Salvatore, ne ha in seguito pubblicato i “Memoriali”, una serie di scritti in cui vengono elencati molti preziosi ed inquietanti ricordi, informazioni ed opinioni sulle stragi di mafia ed i numerosi processi che vedono implicate le alte sfere della politica italiana.

Ma tutto ciò non è servito a niente. Il preside di una scuola, Francesco Fiordaliso, ha detto che “Calcara non ha nulla da insegnare ai nostri giovani. Il presunto dottore in criminologia e malaffare ha tutte le caratteristiche di un mistificatore”. Anche l’ex sindaco Antonino Vaccarino (chiamato in causa da Calcara, inquisito e arrestato per mafia e poi assolto ma condannato per traffico di stupefacenti), indicato come “Svetonio” nella corrispondenza con Messina Denaro, ha pubblicamente attaccato il pentito, sostenendo che “è un’offesa per tutti far fare il docente della legalità a un assassino” e si è detto “commosso per il rifiuto dei giovani a incontrarlo”.

Amareggiato il procuratore Ingroia, per il quale l’assenza del pubblico costituisce “un segnale molto grave”. “Matteo Messina Denaro -ha detto il magistrato- ne sarà certamente contento”. Chissà… se Calcara fosse andato a Castelvetrano prima di pentirsi, il paese lo avrebbe accolto con striscioni e fanfara.

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