In attesa del Museo internazionale dell’Immagine, fotografi in azione per dare visibilità alla Protezione civile nei 3 giorni di Festa della patrona di Catania.

Niente devoti, niente ceri e sacchi, niente candelore e fercolo. Stavolta l’obiettivo dei fotografi è stato puntato sul lavoro di coloro che hanno garantito la sicurezza nel corso delle Festa di Sant’Agata. Dieci fotografi e più di 800 volontari, “arte e impegno sociale uniti in nome della Bellezza”.

E’ stata la Fondazione Antonio Presti-Fiumara d’Arte a coinvolgere i giovani artisti, gli stessi che stanno già lavorando all’ambizioso progetto Terz’occhio Meridiani di Luce-Museo Internazionale dell’Immagine. I dieci fotografi hanno rappresentato con le immagini l’impegno e il duro lavoro dei circa 800 volontari del Coordinamento comunale di Protezione Civile, impegnati per la realizzazione del piano operativo “Sant’Agata Sicura”.

“Abbiamo chiesto ai fotografi- spiega Antonio Presti, presidente della Fondazione – di raccontare il lavoro svolto dai responsabili della Protezione Civile, che con la loro generosa disponibilità, mettendo a disposizione il loro tempo in maniera gratuita, dimostrano che c’è ancora spazio per un tempo che non chiede denaro. Un messaggio che, in un momento come quello che stiamo vivendo, assume ancora più importanza e valore”.

Anche noi speriamo che il lavoro dei volontari si sia svolto all’interno di un quadro limpido, senza nessuna delle ombre che hanno purtroppo offuscato anche enti che sembravano al di sopra di ogni sospetto come la Croce Rossa, messa allo scoperto dalle denunce di Milena Gabanelli.

Il progetto di Presti prevede, inoltre, a breve, un museo fotografico a cielo aperto. Il Museo internazionale dell’Immagine con installazioni fotografiche, proiezioni video, realizzazioni multimediali di facciate, coinvolgerà esponenti dell’arte contemporanea internazionale, insieme agli abitanti del quartiere nonché naturalmente tutta la città di Catania. Tutto ciò sarà possibile grazie al lavoro di venti fotografi, sotto la supervisione artistica del fotoreporter iraniano Reza Deghati e con la regia e impianto luci del famoso light designer Pepi Morgia.

Saranno impegnate inolrte 50 scuole, più di venti associazioni e centinaia di piccoli fotoreporter di età compresa tra i 13 e i 17 anni contribuiranno a realizzare un vastissimo archivio di identità etico-civile. “Il Museo dell’Immagine – spiega il presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, Antonio Presti – sarà un’esperienza sociale importante, con un grande contenuto etico. Sarà un altro grande dono per la città”. Ci auguriamo, e non è un gioco di parole, che il coinvogimento sia effettivo e non solo d’immagine. E che i giovani coinvolti nel progetto abbiamo l’opportunità di un ripensamento approfondito e non solo di facciata.

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