Non è bastata la diffida presentata da un gruppo di associazioni ambientaliste a convincere il Comune di Catania a desistere. Il contratto relativo all’affidamento della raccolta dei rifiuti della città di Catania per i prossimi cinque anni è stato firmato il 22 dicembre 2010. Affidataria la ditta IPI-Oikos. Non per questo Legambiente, WWF e Rifiuti zero si sono arrese. Hanno anzi rincarato la dose, coinvolgendo le autorità regionali e il TAR.

La loro denuncia si basa essenzialmente sulle gravi discrepanze tra capitolo d’appalto e progetto tecnico da una parte e normative vigenti in materie di rifiuti dall’altra.

Il capitolato d’appalto, come le associazioni sottolineano, risale al 2008, anno in cui fu effettuato il bando e in cui è iniziato il lungo iter di questa aggiudicazione, definita dalla Sicilia del 28/12/10 “l’appalto infinito”. Nel frattempo, però, la normativa è notevolmente cambiata, soprattutto dopo l’approvazione della legge regionale n.9 dell’aprile 2010 (leggi il testo integrale della legge) . Ma né la IPI-Oikos, né l’amministrazione comunale sembrano essersene accorte…

Il Capitolato d’appalto prevede infatti:

  • una quota di raccolta differenziata dei rifiuti solidi del 38%, senza però nessuna sanzione efficace nel caso che la quota prevista non venga raggiunta
  • un metodo di raccolta differenziata di tipo “aggiuntivo”, vale a dire “stradale”, con collocazione di contenitori in aggiunta a quelli previsti per la raccolta indifferenziata
  • una durata di cinque anni

La legge regionale n.9/2010 stabilisce invece che:

  • la raccolta differenziata raggiunga il 65% entro il 2015 (quindi tra quattro anni)
  • venga adottato “in via prioritaria” il sistema di raccolta domiciliare integrata del tipo “porta a porta”

La differenza potrebbe apparire secondaria, ma non lo è. Innanzi tutto la raccolta differenziata stradale è rimessa alla buona volontà dei cittadini, mentre la raccolta domiciliare obbliga a conferire i rifiuti con quel determinato sistema.

Ma c’è di più. La legge regionale n.9 prevede che all’incremento della differenziata corrisponda un sistema “premiale”, vale a dire una riduzione della tariffa individuale da pagare. La raccolta stradale non permette di individuare quale sia il conferimento di ciascun utente e quindi preclude la possibilità di avere il premio, cioè una riduzione della tariffa.

C’è poi da aggiungere che è nell’interesse dei cittadini che la quota di raccolta indifferenziata cresca anche perchè solo questa buona pratica consentirà di evitare che le discariche siano saturate e si presenti una situazione di rischio per la salute (e per l’ordine pubblico) come quella che recentemente abbiamo visto verificarsi a Napoli e a Palermo. Nel contratto stipulato, però, abbiamo visto che mancano sanzioni efficaci nel caso in cui la ditta che non dovesse ottemperare all’impegno relativo alla quota di differenziata promessa. Che comunque resta inferiore quasi della metà rispetto a quella stabilita dalla legge (38% contro 65%).

Nessun vantaggio economico quindi per la collettività, tanto più che il contratto sottoscritto dall’Amministrazione con l’IPI prevede che i proventi della differenziata vengano incamerati dall’impresa, quali che siano, senza nessuna quantificazione preventiva degli importi (che viaggiano nell’ordine di milioni di euro) e indipendentemente dai costi del servizio.

E’ legittimo che il privato persegua il proprio interesse economico. Non è invece tollerabile che l’amministrazione pubblica, soprattutto nella persona del sindaco, abdichi al proprio ruolo, che è quello di operare in difesa dell’interesse pubblico.

La quota prevista dalle legge (65%) è resa cogente da disposizioni della Comunità Europea e la mancata osservanza di questo impegno avrà come conseguenza anche delle sanzioni comunitarie, vale a dire delle multe che saremo noi a dover pagare!

L’amministrazione peraltro non ha ottemperato ad un obbligo previsto esplicitamente dalla legge, quello della pianificazione. Manca infatti un qualsiasi piano dei rifiuti comunale e non si è predisposto il regolamento per la raccolta differenziata.

Perchè l’IPI-Oikos non ha previsto il servizio di raccolta “porta a porta”? Nel Progetto tecnico esecutivo si legge che esso “appare improponibile, in un territorio così vasto e popoloso” in quanto comporterebbe non solo uno “stravolgimento delle abitudini delle famiglie”, ma soprattutto “l’impiego di considerevoli risorse umane .., con conseguente enorme aumento del costo del servizio”.

Le associazioni ambientaliste, nella loro denuncia al Tar, contestano queste affermazioni facendo riferimento ad autorevoli studi di settore e all’esperienza di altri centri in cui viene già praticata la raccolta porta a porta. Il numero di addetti utilizzati in questi “casi similari” è 1,2 addetti per 1000 abitanti. I dati relativi a Catania ce li fornisce lo stesso Progetto esecutivo. La popolazione residente nel territorio oggetto dell’appalto viene individuata in 270.000 persone (pag. 141), mentre le unità di personale che la ditta ha l’obbligo di impiegare sono 576 (pag. 87). Il rapporto tra abitanti e addetti che ne risulta è di 2,1 addetti ogni 1000 abitanti, cioè quasi il doppio di quello considerato normale nelle altre realtà.

Tralasciamo infine il fatto che la “separazionedella frazione organica alla fonte” prevista dall

Non ci possono nemmeno dire “cosa fatta capo ha”. Secondo la giurisprudenza amministrativa, infatti, è legittima la scelta di un comune di revocare l’aggiudicazione di un appalto, qualora sia sopravvenuta una nuova normativa. Ed è questo che è avvenuto. D’altra parte nell’art. 8 dello stesso capitolato d’appalto è previsto che l’amministrazione risolva (o modifichi) l’appalto nel caso in cui le competenze all’espletamento del servizio passino ad altri enti. La legge 9/2010 ha previsto proprio il trasferimento delle competenze agli SRR, ponendo gli ATO in liquidazione. Nel periodo di transizione è stato previsto che non si potessero espletare nuove gare e affidati nuovi servizi per un periodo superiore ad un anno. Un contratto quinquennale è quindi illegittimo.

Non volendo gettare la spugna, Legambiente, WWF e Rifiuti Zero, oltre a fare ricorso al TAR, hanno inviato -in data 9 febbraio- una richiesta di accesso agli atti rivolta alle competenti autorità regionali.

L’avvio del servizio è previsto per il giorno 20 febbraio. Il tempo stringe. Si stanno muovendo anche altre realtà locali. CittàInsieme ha emesso un comunicato, si è mosso anche il PD, che, per bocca del capogruppo, Rosario D’Agata, ha presentato un’interrogazione al Sindaco con richiesta di urgente risposta scritta.

La questione ci riguarda da vicino. Non rimaniamo a guardare.

Sulla legge regionale n.9, leggi su Argo Via gli Ato. Le SRR saranno migliori?

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One Response to “Rifiuti a Catania, un appalto da riciclare (o rottamare?)”

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