Residence degli Aranci, Mineo

Di armamenti e di militarizzazione della Sicilia si è parlato sabato sera in via Siena 1, presso la parrocchia SS. Pietro e Paolo, nel corso di un incontro organizzato all’interno della settimana per la pace, con la collaborazione di Pax Christi: “Il diritto di sapere e di denunciare: il commercio e lo sviluppo degli armamenti in tempo di crisi”. Relatori Antonio Mazzeo e Domenico Piazza. Ci riserviamo di riferire più avanti sui contenuti delle due relazioni,  per occuparci oggi soprattutto di quanto si è detto del “caso Mineo“, reso quanto mai attuale dalla recente visita del presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno.

Il “residence degli aranci” di Mineo, abitato fino a qualche tempo fa da militari USA con le loro famiglie, non più di 2000 persone, sta per essere trasformato nell’ennesimo centro di detenzione, in cui si parla di stipare circa 7000 persone, per affrontare quella che è stata definita da Maroni una “emergenza umanitaria”.

Stupisce sentire usare il termine “umanitario” da un ministro dell’interno che ha adoperato sistemi violenti per ricacciare i “clandestini criminali” che cercavano di approdare in Sicilia e ha fatto varare delle inumane leggi “sulla sicurezza”. Tanto che la sociologa delle migrazioni Tania Poguish, citata da Mazzeo nel suo blog, si chiede come si possa “non ricordare il lungo elenco di tragedie e dolori, la politica violenta ed arrogante che da più di un anno non consentiva a nessuno di raggiungere le varie sponde del Sud Mediterraneo.”

Ma non è ancora detto che sia questa la destinazione del villaggio ex USA.

Dopo aver parlato di portarvi i migranti arrivati clandestinamente e avere avuto il consenso del governatore Lombardo, Maroni ha cambiato idea e ha dichiarato di voler trasformare questo villaggio in una grande struttura di accoglienza per i richiedenti asilo di tutta la nazione. Trattandosi di una struttura in ottime condizioni, dotata di servizi, sarebbe, a suo dire, sprecata come ricovero per i clandestini, ma sarebbe utile per i rifugiati presenti in varie parti d’Italia, composti spesso da nuclei familiari con presenza di donne e bambini. Il ministro si è sbilanciato al punto di parlare di una sistemazione ottimale che può diventare un “modello di assistenza e solidarietà di grande efficienza”.

Che senso ha, tuttavia, strappare queste persone dai luoghi in cui già vivono, in cui si sono inserite o si stanno inserendo, in cui i loro figli frequentano le scuole e hanno iniziato un processo di socializzazione? Non ha forse il sapore di una vera e propria deportazione forzata, in un luogo isolato (il villaggio si trova ad almeno 7 chilometri dal centro urbano), recintato e magari militarizzato, dato che il decreto appena approvato prevede che il prefetto possa inviare forze armate a presidiarlo?

“L’accoglienza funziona se è diffusa, non certo se si concentrano immigrati in una zona avulsa da un contesto territoriale“. Lo ha affermato il sindaco di Caltagirone, Francesco Pignataro, contrario a questa ipotesi per l’impatto sociale che avrà sulle comunità della zona e perchè rischia di essere un esempio di ulteriore marginalizzazione.

Dello stesso parere il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania, che si mostra perplesso sulla opportunità di “imporre dall’alto” ad un paese di circa 5000 abitanti un centro di 7000 persone, che non avranno in quel terroìitorio opportunità di lavoro. Ha quindi indirizzato una lettera al presidente Berlusconi in cui dichiara di temere che il “Villaggio della solidarietà” possa trasformarsi in un luogo di “esclusione sociale”, in un enorme contenitore di emarginazione”, laddove l’accoglienza di un centinaio di migranti potrebbe essere una scommessa anche culturale di apertura e di ricchezza.

Anche i rappresentanti della Rete antirazzista Catanese e della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella esprimono preoccupazione sulla possibilità che il villaggio divenga un nuovo ghetto recintato, collocato in un luogo lontano da occhi indiscreti e sottratto quindi ad ogni controllo.

Clandestini o richiedenti asilo, non è ancora chiaro quale sarà l’uso di questo villaggio. Ma è chiaro che un uso ci sarà. E’ forse frutto della volontà di adoperare una struttura pubblica attualmente inutilizzata, per non sprecare una risorsa collettiva? Le cose non stanno affatto così, nonostante l’equivoco alimentato da alcune dichiarazioni ufficiali. E Mazzeo lo documenta, con riferimenti che sono ancora più precisi sul suo blog.

Il villaggio degli aranci non è una struttura di proprietà delle forze armate italiane o statunitensi, ma appartiene ad una grande impresa di Parma, la Pizzarotti S.p.A., che in passato lo ha affittato per dieci anni, dietro canoni milionari, al Dipartimento della Marina Militare USA. Il contratto è stato revocato nel gennaio del 2010 e da allora la Pizzarotti si è lanciata nella ricerca di nuovi possibili locatari.

Li ha cercati soprattutto presso enti pubblici, proponendo di ospitare ex-detenute, detenute madri, tossicodipendenti, un nucleo sociale polifunzionale”, vale a dire “case in affitto a canone agevolato” e “spazi per le attività sociali di enti pubblici e cooperative”, e persino un polo di ricerca dell’Università di Catania.

“A sbloccare l’empasse ci pensa adesso la nuova emergenza sbarchi”, commentano i rappresentanti della Rete Antirazzista. “Ancora una volta le “emergenze” umanitarie servono a favorire gli interessi dei privati. Come mai non si è pensato di utilizzare in Sicilia altre infrastrutture di proprietà pubblica?”

La Pizzarotti S.p.A., come ricordava sabato Mazzeo, è una importante società di costruzioni ed è impegnata nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali e centri abitativi in Italia e all’estero. “In Sicilia ha ottenuto dall’ANAS lo status di general contractor per i lavori della nuova autostrada Catania-Siracusa, una commessa di 473,6 milioni di euro. Ma la S.p.A. di Parma è soprattutto una delle aziende di fiducia delle forze armate USA. Già dalla fine degli anni 70 le sono state affidati vari incarichi, a Sigonella, a Comiso, a Belpasso. Ma ha lavorato anche fuori dalla Sicilia, per le basi americane della Maddalena, di Aviano, di Vicenza.

La riflessione finale potrebbe essere duplice: le informazioni che riceviamo sono pilotate e ingannatrici, non solo non ci aiutano a capire, ma sono costruite apposta per non farci capire; i migranti sono comunque “nemici” pericolosi, a meno che non diventino l’occasione per lucrosi affari.

Riprenderemo molto presto il discorso sulla militarizzazione del nostro paese e della nostra isola, trattato dai relatori all’incontro di sabato scorso.

Per avere informazioni più dettagliate sulla Pizzarotti S.p.A. leggi Arriva il Sicilia l’Emergenza Migranti S.p.A. di Antonio Mazzeo

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4 Responses to “Residence degli aranci a Mineo, lager per migranti?”

  1. Quando si tratta di trovare affittuari per i soliti amici del presidente bunga bunga , allora sono benvenuti ancche disperati in cerca d’asilo.

  2. La militarizzazione del centro è più che giustificata dal momento che è necessario effettuare un controllo su gente che rompe le maniglie delle porte utilizzandole a danno di altri abitanti del centro,o perchè accade inoltre che vi sia l’introduzione di alcolici al residence,e di questo vi è il totale divieto.Senza alcun contorlloe nessuna supervisione non oso pensar e in cosa potrebbe trasformarsi questa struttura.Aggiungo che i soggetti presenti all’interno del centro non sono rilegati in esso,possono spostarsi ed uscire tranquillamente ma devono attenersi a delle regole ben precise che nascono ai fini di mantenere un assetto civile e non accade nulla di ”disumano”!!.E’ necessario vivere e visionare da vicino tali strutture prima di certe affermazioni.

  3. Lager… è una parola che chi la usa deve prima imparare a consultare un buon vocabolario
    Lager è un villaggio residenziale confortevole con campi da basket e villette dove fino a poco tempo fa venivano ospitate le famiglie di militari statunitensi? mica i maiali… ma persone riguardevoli di ogni cortesia e rispetto!!! è questo che il giornalaio che si crede abile nelle parole ma ignorante di qualunque significato possano dare dette parole messe a caso una dopo l’altra? la libertà di stampa troppo spesso viene confusa con la libertà di chi la spara più grossa.

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