Malgrado la recente, clamorosa scoperta, fatta e divulgata dagli Stati generali, parto della fervida fantasia politica del sindaco Stancanelli, secondo cui Catania è una città afflitta da una congenita allergia alle regole, ogni tanto filtrano notizie che scaldano il cuore e, almeno per un attimo, fanno pensare ad un possibile cambiamento di rotta.

Pare infatti che, dopo lunghi appostamenti e pedinamenti, costose intercettazioni telefoniche e ambientali, laboriose indagini patrimoniali, i Carabinieri di Catania, insieme ai colleghi del Nucleo CC dell’Ispettorato del lavoro e del Nucleo antisofisticazioni, nel solo mese di febbraio, siano riusciti a scovare in alcuni “laboratori alimentari di panificazione, pasticceria e bar, nonché paninoteche ambulanti” la bellezza di 68 lavoratori irregolari, alcuni dei quali minorenni e altri clandestini senza permesso di soggiorno.

L’illegalità come sistema!

La notizia certamente va apprezzata in tutta la sua portata, ma non si può negare che fa un po’ sorridere perché, anche senza esser Sherlock Holmes, non ci vuol molto ad accorgersi che, in una realtà come Catania, il lavoro nero è la norma più che l’eccezione.

Basterebbe, ad esempio, fare un piccolo giro turistico in tutti i cantieri edili o in molti esercizi commerciali, piccoli e grandi, per rendersi conto che il lavoro irregolare, in tutte le sue multicolori forme, è l’anima della maggior parte delle attività produttive.

Ad essere cinici, si dovrebbe aggiungere che forse questa, assieme all’emigrazione, è l’unica valvola di sfogo della disastrosa realtà occupazionale della città che, altrimenti, rischierebbe di fare una fine non diversa da quanto sta accadendo in tutte le simil democrazie del Nord dell’Africa.

Per questo sorprende un tale dispiegamento di forze da parte della Fedelissima, a cui vorremmo rivolgere un modesto consiglio: invertite la procedura.

Basta andare cioè all’Ufficio del Lavoro o all’INPS, rilevare le poche aziende che dichiarano una situazione regolare e fare una semplice sottrazione.

Tutto il resto è in nero.

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One Response to “Contro il lavoro nero, tolleranza zero….(o no?)”

  1. lavoro nero è ovunque. scontrini fiscali non rilasciati o emessi per importi inferiori al corrispettivo pagato. fatture emesse da blocchettari fantasma che non saranno mai comunicati al proprio commercialista. ditte che si annidano nelle istituzioni (quindi luoghi sicuri) dove non subiranno mai controlli dalla guardia di finanza perchè inaccessibili. ditte che fatturano in parte gli acquisti con fatture, tanti altri generi vengono acquistati con scontrini e rivenduti. ditte che saldano le merci acquistate con assegni di compiacenti amici o parenti. e quanto altro ancora per sfuggire sempre di più. chi dovrebbe controllare le ditte che lavorano all’interno delle istituzioni non lo fà. quali sono i motivi? sono a vostra disposizione.

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