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Come in tutta Italia, anche  Catania il 12 marzo si mobiliterà in difesa della Costituzione.  La manifestazione inizierà alle ore 16,00 alla Villa Bellini per concludersi, dopo aver percorso via Etnea, in piazza Università. I numerosi catanesi tradizionalmente presenti il sabato pomeriggio nel salotto cittadino vedranno sfilare davanti ai loro occhi un variegato e composito corteo.

Un corteo promosso da movimenti della società civile, organizzazioni sindacali e forze politiche dell’opposizione che hanno trovato una sintesi delle diverse posizioni nelle parole riportate sullo striscione che aprirà la manifestazione: accoglienza, solidarietà e pubblica istruzione: sana e robusta Costituzione.

Parole importanti che individuano precise priorità perché, come è scritto nel volantino con il quale è stata indetta la manifestazione, “oggi, in un momento oltremodo difficile per il nostro Paese, attraversato da una violenta crisi economica, difendere la nostra Carta e i suoi valori è necessario per dire basta a una politica governativa del tutto disinteressata a risolvere i problemi reali”.

Preoccupazioni che, viste le ultime proposte del governo Berlusconi in tema di giustizia con le quali, di fatto, si rimette in discussione l’autonomia della magistratura, sono, evidentemente, destinate a crescere.

Altro tema centrale, per gli organizzatori è quello dell’istruzione, sempre nel volantino si legge infatti che “al centro della mobilitazione c’è la difesa del diritto all’istruzione e alla formazione, rimesso drammaticamente in discussione dai pesantissimi tagli di risorse effettuati dal governo Berlusconi nelle scuole e nelle università statali. Ma, soprattutto, c’è l’orgoglio e la necessità di rivendicare la centralità, in un paese democratico, dell’istruzione pubblica, depotenziata e dequalificata dalle controriforme Gelmini e svilita dal presidente del Consiglio che privilegia la scuola privata […] perché un paese che non investe nella ricerca e nella formazione rinuncia al futuro”.

Avere individuato delle priorità non vuol dire, ovviamente, dimenticare l’insieme dei problemi che attraversano l’Italia (dal lavoro ai drammatici tagli alla cultura, dalla questione meridionale alla difesa del patrimonio artistico e ambientale, dal rifiuto della guerra all’integrazione dei migranti…) perché le forze promotrici della mobilitazione sono perfettamente consapevoli del fatto che “difendere la Costituzione significa difendere, concretamente, i diritti civili, politici e sociali di tutti i cittadini”.

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