Il presidente del Centro Astalli, La Manna, che ben conosce la situazione dei rifugiati, ribadisce la sua ferma opposizione al trasferimento dei richiedenti asilo nel centro di Mineo, eufemisticamente denominato Villaggio della solidarietà. Ecco la nota inviata alla stampa:

“Le nostre peggiori preoccupazioni sembrano avverarsi: le notizie che giungono dal Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Bari, destano allarme. In queste ore infatti pare si stia procedendo al trasferimento di 167 richiedenti asilo verso il centro di Mineo (Catania).

Al momento inoltre sembra che l’operazione si stia svolgendo senza la notifica di alcun provvedimento alle persone interessate.

Come se ciò non bastasse – continua La Manna – non ci sono al momento garanzie sulle condizioni di trattamento riservate alle persone in stato di vulnerabilità (vittime di tortura, donne in gravidanza, anziani, persone bisognose di cure mediche e psichiatriche…).

La situazione è grave e senza precedenti: senza esagerare si può dire che si assiste impotenti a una deportazione.

Tutto sta avvenendo senza interloquire con gli enti di tutela che più volte hanno richiesto al prefetto di Palermo Giuseppe Caruso l’apertura di un tavolo sull’argomento.

In questo contesto tragico per il diritto d’asilo, il Centro Astalli continua a chiedere che si sospendano gli spostamenti delle persone accolte nei Cara italiani verso Mineo,  evitando così  di vanificare percorsi di tutela e integrazione avviati e che ad oggi non paiono ripetibili in tale struttura.

Si ribadisce ancora una volta la ferma richiesta di non trasferire, in alcun caso, le persone in stato di vulnerabilità.”

Sull’arrivo dei rifugiati a Mineo permane l’opposizione di alcuni sindaci del calatino. In un’intervista riportata su Repubblica, il sindaco di Caltagirone valuta negativamente questo progetto che gli appare contrario ai principi dell’accoglienza. Spiega che le amministrazioni locali avevano proposto al governo di accogliere 300-400 richiedenti asilo nel loro territorio, in maniera diffusa, proprio per facilitarne l’integrazione. Il ministro Maroni ha voluto invece a tutti costi che fosse utilizzato questo centro che rischia di divenire un ghetto o, come si esprime Pignataro, una riserva indiana.

Realizzato per  i militari americani, il centro ha certamente buone condizioni di vivibilità, ma non bisogna dimenticare, dichiara Pignataro, che gli americani erano forniti di automobili e liberi di spostarsi come e dove volessero. Avevano inoltre notevoli capacità di spesa. Ai nuovi “ospiti” verranno invece a mancare proprio le relazioni sociali, i “rapporti di prossimità”.

Il sindaco dichiara inoltre di temere che il numero delle persone che verranno trasferite possa superare la cifra annunciata e lamenta la mancanza di comunicazioni istituzionali tra il ministero e i sindaci, che rappresentano il governo locale e sono comunque responsabili del controllo del territorio.

Sul centro di Mineo leggi I rifugiati? Deportiamoli a Mineo e

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Villaggio di Mineo: ”Così si crea una riserva indiana”

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