L’età media è venti anni. Il gruppo che ha deciso di costituire il “Presidio delle Aci“, all’interno di Libera, è quindi formato da ragazzi molto giovani. Hanno maturato l’idea di rendere permanente il loro impegno sul territorio, insieme ad altri gruppi locali che, in maniera diretta o indiretta, si oppongono alle mafie.

Tra le attività svolte o in corso: la partecipazione alla campagna Corrotti, per estendere ai corrotti la confisca dei beni oggi applicata ai mafiosi, alcuni progetti PON, uno dei quali -coordinato da Maria Grazia Pennisi- con l’Istituto Penale Minorile di Acireale , la collaborazione con la parrocchia di S. Maria degli Ammalati, con Liberacittadinanza e con i Comunisti Italiani.

L’occasione per presentare il Presidio è stata offerta dall’annuale cerimonia organizzata da Libera ad Acireale, il 21 marzo, in memoria delle vittime della mafia. Risuonano nell’aula magna dell’Istituto Superiore Regina Elena le voci, talora incerte, di ragazzi di varie scuole coinvolte nell’iniziativa. Leggono i nomi degli uomini e delle donne la cui vita, la cui storia è stata stroncata dalla violenza mafiosa.

Uomini, a volte ragazzi, impegnati nel contrasto all’ingiustizia o fedeli servitori dello stato o vittime inconsapevoli e involontarie. Sono ricordati tutti perchè le vittime della mafia, come ha affermato Giuseppe Strazzulla, animatore del Presidio, sono tutte ugualmente vittime, senza gerarchie di importanza o di merito.

Quest’anno a testimoniare il suo dolore di madre, ma anche il suo impegno per la legalità, era presente Ninetta Burgio che ha parlato di suo figlio Pierantonio Sandri, diciottenne scomparso nel 1995, qualche giorno prima di sostenere il concorso per la facoltà di Odontoiatria.

A lui è stato intitolato il Presidio, a questo giovane ucciso per motivi non ancora chiariti, il cui ritrovamento è stato permesso, dopo un atroce silenzio di 14 anni, dalle rivelazioni di uno degli assassini, minorenne al momento del delitto.

Con commozione la donna ha rievocato il momento in cui sono stati celebrati i funerali del figlio, che ha definito un momento di “festa”, permesso da quello che lei, donna di fede, ha chiamato “miracolo”.

Della mafia presente oggi nel territorio acese ha parlato don Marcello Pulvirenti. E’ una mafia feroce, che circuisce i ragazzi, li invita al consumo di stupefacenti e poi, con minacce e ritorsioni, li tiene in pugno e talora li uccide. Non per nulla il prete ha parlato del caso “oscuro” di Emilio Mirabella, giovane tossicodipendente morto suicida (o forse no…) e dimenticato nell’incomprensibile e sospetto silenzio di tutti i media locali. E, accanto all’esperienza tragica di questo ragazzo, anche quella di un giovane di 33 anni, anche lui tossicodipendente, scomparso nel nulla dopo essere salito su un’ auto.

A questi “mostri” che controllano il territorio attraverso lo spaccio di droga, ci si deve opporre, innanzi tutto con la denuncia. Il silenzio, o anche l’acquisto di un solo spinello, diventa complicità e sostegno alla criminalità organizzata, che ha saputo creare nel territorio delle Aci un ampio mercato per le droghe, di cui nessuno parla.

Ecco perchè, nonostante le difficoltà e le resistenze incontrate anche a livello istituzionale, il 9 e il 10 maggio è prevista una manifestazione pubblica per dire no alla droga e quindi no alla mafia che di questo mercato si arricchisce.

Denunciare, non tacere, questo e altri fenomeni. Lavorare nelle scuole, coinvolgere i ragazzi, come già fanno nel Presidio Annalisa Cutrufello e Vanessa Granata, renderli più consapevoli come fa Enzo Dato di Liberacittadinanza, che lunedì ha parlato del problema dell’acqua, bene comune.

I giovani hanno bisogno di persone come queste, che sollecitano coscienza e propongono concrete possibilità di impegno. Sanno essere generosi i ragazzi, molto più di quanto crediamo. E sanno impegnarsi nelle cose in cui imparano a credere.

Noi ci impegnamo, noi e non gli altri. Ci impegnamo perchè non potremmo non impegnarci.” Lo scriveva don Primo Mazzolari in una sua poesia e non è un caso che da questi versi i partecipanti al Presidio si sentano rappresentati.

Leggi in pdf il testo della poesia di don Primo Mazzolari

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