Uno slideshow di 18 minuti e 12 foto per raccontare 16 mesi di lotte a Catania e in Sicilia e tanta voglia di libertà. Si chiama “Eppure soffia ancora” la mostra di Alberta Dionisi, aperta e chiusa in un’unica giornata, quella di venerdì 25 marzo, nella sede del circolo Città futura di Catania.

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Battistrada una fotografia che si intitola “Il dovere del vento”, con riferimento alla poesia di Emily Dickinson e che vuol dire ovunque libertà. Riprende due catene spezzate e ricollegate da una sottile cordicella sfilacciata. Uno scatto liberato su un traghetto: sotto la nave il mare in tempesta, sopra un’aria salmastra e sferzante. Le dodici foto sono solo apparentemente scollegate; in realtà sono tenute insieme dal filo che dà il nome alla mostra, il vento della trasformazione e della libertà.

“Libertà di essere e dichiararsi -dice Alberta Dionisi- di esprimersi: Libertà in tutti i sensi. Ovunque e sempre.”  Il filmato va dallo sgombero del centro sociale Experia del 31 ottobre 2009, alla Giornata di mobilitazione delle donne: Se non ora, quando? del 13 febbraio 2011, attraverso le tante manifestazioni avvenute a Catania e una, lo sciopero Fiom a Termini Imerese.

L’occupazione del Bastione degli Infetti , lo sciopero generale CGIL del 12 marzo 2010, la manifestazione dei migranti “24 ore senza noi”, del 1 marzo 2010, l’assemblea per Stefano Cucchi del 6 marzo 2010. E ancora i tanti volti, gli sguardi, gli striscioni, gli slogan. I sottotitoli sono Eppure Resistenza, Eppure Donna, Eppure sfruttati, Eppure studenti, Eppure senza futuro, Eppure Experanza (il riferimento è al centro Experia). E per rivedere ancora gli scatti di Alberta Dionisi, bisognerà attendere sabato 16 aprile. Si potrà farlo, sempre nella sede del Circolo Città Futura, in occasione della presentazione del libro di Annamaria Rivera, Spelik, storia di gatti, di stranieri e di un delitto. Lo slide, invece, verrà ceduto all’Experia che potrà crearne altre copie da vendere per finanziare il centro sociale. I testi sono di Linton Kwesi Johnson. Il montaggio di Luigi Marino che ha curato anche le musiche.

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