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E’ un sito Internet e uno geografico. E’ un museo-non museo del terremoto e del territorio. E’ luogo e topos. E’ under construction, di più, in costruzione perenne. Belice/Epicentro è in continua evoluzione perchè si avvale e cresce con “i contributi di chi vive e a passa dal Belice” portando, raccogliendo e conservando storie personali, racconti di vite individuali che diventano memoria collettiva. E’ insomma un ecomuseo, uno dei primi esperimenti siciliani di “ecomuseo”, nato per raccontare la storia e la vita del Belice, non solo con gli oggetti della vita quotidiana o il materiale documentario ma anche con i paesaggi, l’architettura, i saperi, i fatti e non solo i manufatti, le testimonianze orali della tradizione. Una sorta di patto con il quale la comunità si prende cura del territorio.

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Lo spazio offre video, racconti, disegni, fotografie come quelle storiche, del Belice ieri di Toni Nicolini, o quelle più recenti, del Belice oggi, di Antonia Giusino. Documenti che rappresentano la coscienza storica della gente del territorio belicino, che raccontano storie importanti e poco conosciute di lotte e proteste popolari prima e dopo il terremoto del 1968. Punto di partenza gli anni 50, si “attraversa un trentennio fondante della Storia locale ma anche italiana, perchè il Belice fu in quegli anni un laboratorio innovativo di pratiche di agire sociale che è importante oggi conoscere, per riflettere sul presente che stiamo vivendo”.

Rivivono nelle immagini, nei documenti e nei filmati, la marcia della speranza e della protesta, gli interventi di Danilo Dolci, la visita del presidente del consiglio Aldo Moro nel territorio martoriato e stravolto dal sismo. “In pochi sanno – si legge nel sito- che la valle del Belice, prima ancora del terremoto che la rese famosa nel 1968, fu un attivissimo laboratorio di pratiche di lotta civile e di partecipazione, noto già dagli anni 50 presso le avanguardie sociali di tutta Europa. La gente del Belice, seppe lottare contro mafia e latifondo chiedendo la costruzione di dighe e infrastrutture minime per la sopravvivenza, in un tempo in cui in Sicilia l’analfabetismo era la regola e la luce elettrica un privilegio. L’anima di queste mobilitazioni furono Danilo Dolci e i suoi collaboratori del Centro Studi per la piena occupazione, intellettuali e attivisti che ha un senso oggi, in tempi di nuove mobilitazioni di uomini del Sud, ricordare e studiare”.

Un progetto sempre in fieri, dunque, costruito dagli abitanti della valle di tutte le età, coinvolti in laboratori e mappature, interviste, racconti che fanno rivivere anche quegli altri abitanti della valle che non sono più. Ma il racconto va oltre e arriva al dopoterremoto, alla ricostruzione, “con il malaffare e le sperimentazioni urbanistiche, alle utopie artistiche e alla corruzione politica…una storia intensa, affascinante, poco conosciuta dai siciliani stessi “.

Inaugurato il 5 marzo scorso a Gibellina dopo due anni di lavoro con abitanti vecchi e nuovi della Valle, Epicentro/Belice nasce con il progetto Le Terre che tremarono ideato dal Cresm di Gibellina, da CLAC di Palermo, Le Mat con sede a Roma e Eco di Polizzi Generosa con il sostegno della Fondazione per il sud e della Provincia di Trapani. Direzione artistica e allestimento di Giuseppe Maiorana.

Obiettivo e scommessa vinta dagli autori “rappresentare una Sicilia nuova, giovane e poco raccontata dalle cronache, la Sicilia che per riscattarsi dalla mafia punta su un’economia della cultura, della partecipazione e della legalità a partire dalle risorse locali per creare lavoro e impresa pulita nel territorio di Matteo Messina Denaro”.

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