Portati a Catania dalle forze dell’ordine e qui di fatto abbandonati, senza un tetto sotto cui rifugiarsi e senza un centesimo, neanche per farsi un biglietto del treno (o del bus) fino a Roma. Sono i Tunisini arrivati in Italia prima del 5 aprile e successivamente trasferiti al Villaggio degli Aranci di Mineo. Allo stato attuale, dopo avergli dato un permesso temporaneo di sei mesi (magari con la speranza che vadano presto in Francia, dove in effetti molti di loro intendono arrivare), vengono accompagnati a Catania, e …che si arrangino.

La politica sull’immigrazione del nostro governo mostra qui tutta la sua debolezza. Ma forse siamo troppo buoni. Una politica sull’immigrazione non c’è proprio.

Dopo i respingimenti in mare allo scopo di dimostrare all’elettorato  la propria efficienza, il governo Berlusconi ha cambiato strategia, ha decretato l’esistenza di uno stato di emergenza determinato dalle rivoluzioni del Nord Africa e ha deciso di far entrare tutti (sfruttando la modalità dell’emergenza, ha potuto chiedere e gestire contributi europei).

Adesso nuovo ripensamento e nuovo voltafaccia: i Tunisini non hanno diritto all’asilo e li riportiamo indietro. Quelli arrivati prima del 5 aprile, data (storica!) del decreto sulle misure di proteziome temporanea, li mandiamo avanti, vale a dire li favoriamo nel viaggio per Parigi. Purchè se lo paghino loro. Ma con quali soldi? Affari loro.

Abbiamo già scritto della follia di accatastare i migranti in centri di grandi dimensioni, come quello di Mineo. Scelta al di fuori di qualunque logica sociale ed economica, essendo non solo più costosa ma anche contraria a qualunque politica di integrazione. Abbiamo anche parlato del fatto che esistono già esempi virtuosi condotti in piccoli centri e capaci anche di creare lavoro e altre positive ricadute sociali per la comunità ospitante.

A proposito della situazione di isolamento degli “ospiti” del centro di Mineo, possiamo confermare che nessuna associazione è stata ammessa all’interno del Villaggio se non quelle inserite nel progetto Praesidium, tra cui l’Oim e Save the children,  non presenti nella struttura, e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (Unhcr).

Quest’ultimo si è attivato con solo due persone, schiacciate dall’enorme lavoro di assistenza ai circa duemila migranti presenti. Molti devono fare richiesta di asilo, altri devono fare ricorso rispetto al diniego all’asilo, e hanno solo 15 giorni di tempo. Una fatica massacrante per gli operatori e del tutto inadeguata nei risultati.

L’Unhcr ha chiesto alla prefettura di permettere l’ingresso dei volontari del Centro Astalli, in grado di portare il contributo della loro competenza. Permesso negato.

Tramontata anche la prospettiva di aprire uno “sportello” legale dei volontari del Centro Astalli davanti all’ingresso del Villaggio, fuori quindi dai suoi confini. Troppe le difficoltà logistiche e troppa, anche qui, la sprorzione con il numero di persone che avrebbero bisogno di essere aiutate ed informate. Molte non sanno nemmeno che  i termini per richiedere la protezione temporanea sono scaduti il 15 aprile, altre non sanno come fare le richieste di asilo.

La sbandierata emergenza, che fa “ridere” o arrabbiare paesi europei che hanno accolto e assorbito numeri di migramti molto più alti, è stata preparata così? Se ne è parlato per mesi, ma quale pianificazione è stata fatta? E che razza di “misure umanitarie” sono mai queste? In cosa consiste questa “protezione” per quanto temporanea? Nel lasciare queste persone senza alcun genere di sotegno o in balia di eventuali speculatori? E non ci dicano che i soldi non ci sono, perchè respingimenti e bombardamenti costano, ma si fanno. E non entriamo nel merito di altre spese…

Solo la buona volontà di alcuni privati cittadini e di alcune associazioni sta cercando di sopperire ai mancati interventi del governo. Fino ad ora sono stati portati abiti e generi di prima necessità e soprattutto amicizia agli stranieri del Villaggio.

Adesso si sta provvedendo ad alloggiare i Tunisi “abbandonati” in città. La parrocchia di padre Gliozzo, la moschea, ma nessuna istituzione pubblica. Non possiamo fare finta di niente.

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